Fuori dagli incentivi le soluzioni software in cloud basate su modelli as-a-service, oggi prevalenti, con un danno agli investimenti delle imprese, soprattutto PMI

cloud iperammortamento pixabay

L’esclusione delle soluzioni software in cloud dal nuovo iperammortamento 4.0 pare incompatibile con una strategia di digitalizzazione delle imprese italiane, con un impatto particolarmente rilevante sulle piccole e medie imprese, per le quali i modelli as-a-service rappresentano spesso la modalità principale di accesso al software e ai servizi digitali.

Anitec-Assinform, l’Associazione Italiana per il Digitale aderente a Confindustria, aveva già evidenziato come l’evoluzione delle modalità di adozione del software e dei servizi digitali – sempre più orientate verso modelli as-a-service – rappresenti un elemento centrale nei processi di innovazione delle imprese.

Le indicazioni emerse segnalano che, nella formulazione attuale, le soluzioni software in cloud erogate in modalità as-a-service, basate su canoni e non su investimenti ammortizzabili, non rientrerebbero nel perimetro dell’incentivo. Una scelta che indebolisce significativamente l’Allegato B: nel rapporto *Il Digitale in Italia 2025* emerge che i modelli as-a-service rappresentano oggi circa l’80% del mercato cloud, a conferma che escludere i canoni SaaS significa escludere dalla misura la modalità oggi prevalente di adozione del software e dei servizi digitali da parte delle imprese.

Si tratta inoltre di una discontinuità netta rispetto all’impostazione consolidata dei fondi 4.0 dal 2019 a oggi. La Legge di Bilancio 2019 aveva già definito esplicitamente l’inclusione dei costi sostenuti a titolo di canone per l’accesso a soluzioni di cloud computing tra i beni agevolabili; la Legge di Bilancio 2020 aveva confermato il medesimo principio. L’attuale formulazione del decreto attuativo vanifica quanto di buono era stato costruito con quegli aggiornamenti, riportando di fatto la struttura dello strumento all’impostazione del 2016, quando il mercato cloud era ancora marginale.

È una scelta difficile da comprendere dal punto di vista tecnologico e strategico. Si afferma con continuità che tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e la cybersecurity siano strategiche per il Paese – eppure si esclude dal perimetro dell’incentivo la modalità con cui quelle tecnologie vengono prevalentemente erogate sul mercato. Per un tessuto produttivo composto in larga parte da PMI, per le quali il modello a canone rappresenta spesso l’unica modalità sostenibile di accesso al software avanzato, il risultato è uno strumento che non è allineato alle modalità con cui le imprese realizzano concretamente i propri investimenti digitali.

A ciò si aggiunge che i timori di impatto sul bilancio pubblico sono difficilmente giustificabili: storicamente, la voce “beni immateriali 4.0” ha cubato poco più dell’1% del totale dei fondi erogati nell’ambito della misura. Le stime di copertura dell’eventuale inclusione dell’as-a-service risultano quindi trascurabili rispetto al perimetro complessivo dell’incentivo, a fronte di un beneficio potenziale significativo per la competitività del sistema produttivo.

È sotto esame in questi giorni al Senato il Decreto Fiscale legato all’iperammortamento, al quale sono stati presentati emendamenti per reintrodurre la modalità di erogazione a canone dei beni immateriali. “Le imprese hanno bisogno di strumenti coerenti con l’evoluzione del mercato per programmare gli investimenti in innovazione“, dichiara Massimo Dal Checco, Presidente di Anitec-Assinform. “Le soluzioni as-a-service sono oggi centrali nei processi di trasformazione digitale: escluderle dall’iperammortamento significa rendere lo strumento inefficace proprio dove il mercato si è già mosso. Gli emendamenti al DL Fiscale che reintroducono l’agevolabilità dei canoni SaaS rappresentano l’ultima occasione per correggere il tiro: ci auguriamo che il Parlamento la colga.”