
I truffatori sfruttano l’intelligenza artificiale a un ritmo crescente sopratutto con i deepfake, mentre le difese di molte aziende ammettono di faticare a tenere il passo. Questo è il dato poco rassicurante che emerge dell’ultima ricerca sulle frodi condotta dall’Association of Certified Fraud Examiners (ACFE) e SAS, leader nei dati e nell’intelligenza artificiale, su 713 professionisti in otto regioni del mondo. Solo il 7% dei professionisti antifrode afferma infatti che la propria organizzazione è piuttosto preparata a individuare o prevenire frodi alimentate dall’IA, mentresempre più criminali sfruttano strumenti di IA poco costosi e facilmente reperibili per spingere a livelli record schemi di social engineering, falsificazioni digitali e truffe ai consumatori.
“I dati dipingono un quadro preoccupante: le frodi evolvono più rapidamente di quanto la maggior parte delle organizzazioni riesca a difendersi”, ha dichiarato John Gill, J.D., CFE, Presidente di ACFE. “Le minacce basate sull’intelligenza artificiale non rappresentano un rischio futuro, ma sono già realtà e stanno crescendo velocemente. Gli specialisti del settore hanno compiuto progressi concreti nell’adozione dell’IA, e quanto emerso in questo report è un campanello d’allarme. Leaziende che non rafforzeranno le difese contro le frodi potenziate dall’intelligenza artificialerischiano di diventare bersagli ancora più appetibili”.
Settori a un bivio e nel mirino
Dallo studio, che ha visto protagonisti professionisti provenienti da una dozzina di settori, tra cui quello pubblico (26%), banking e servizi finanziari (23%), emergono alcuni trend chiave:
Tecnologie emergenti: promesse, progressi e il costo dell’attesa
Biometria fisica, IA agentica e generativa, e persino quella quantistica, stanno maturando rapidamente, trasformando la lotta alle frodi. Tuttavia, cresce anche la capacità dei truffatori di sfruttarle.
“I cybercriminali non hanno comitati di governance e non aspettano cicli di budget o chiarezza normativa: agiscono e basta”, ha affermato Stu Bradley, Senior Vice President of Risk, Fraud and Compliance Solutions di SAS. “Ogni trimestre che i leader aziendali passano a valutare una tecnologia sono tre mesi in più in cui chi viola la legge può trasformarla in un’arma e trovare le organizzazioni impreparate”.
La domanda, quindi, non è se adottare innovazioni antifrode, ma se le organizzazioni possano permettersi di aspettare. Lo studio evidenzia trend importanti su tecnologie emergenti già in grado di dimostrare valore:
A prescindere dal livello di preparazione, le organizzazioni di tutti i settori affrontano le stesse minacce di frode accelerate dall’IA. La differenza la fa la capacità di reagire. I professionisti antifrode devono disporre dei dati e delle tecnologie giuste, ma anche della velocità, della scalabilità e della governance necessarie per contrastare i rischi contemporanei






























































