Il report Soldo rivela un paradosso: l’83,8% dei lavoratori vede l’AI come booster di produttività, ma mancano formazione, governance e processi di approvazione rapidi

Shadow AI pexels

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella quotidianità lavorativa dei dipendenti italiani e viene percepita sempre più come uno strumento concreto per migliorare produttività, velocità ed efficienza. La sua adozione, però, non sempre procede attraverso canali pienamente governati dalle aziende (Shadow AI). È quanto emerge dal nuovo report di Soldo che mette in luce un fenomeno sempre più rilevante per le imprese: l’AI viene usata e acquistata dai team, ma spesso senza sufficiente chiarezza su regole e processi di approvazione.

Secondo la ricerca, l’83,8% dei dipendenti italiani dichiara che gli strumenti di AI hanno migliorato la propria produttività sul lavoro. A questa percezione positiva si affianca però un elemento di attenzione. Il 27% dei dipendenti italiani dichiara di aver acquistato strumenti di AI per uso professionale senza approvazione nell’ultimo anno. È un segnale della crescita della cosiddetta shadow AI, cioè l’utilizzo o l’acquisto di soluzioni di intelligenza artificiale al di fuori dei canali formali di supervisione aziendale.

Il fenomeno non riguarda soltanto il controllo della spesa, ma anche la capacità delle aziende di sapere quali strumenti vengono utilizzati, da chi, con quali dati e per quali finalità. Un tema che diventa ancora più rilevante nel momento in cui l’AI entra in una fase di maggiore attenzione regolatoria, anche alla luce della futura applicazione dell’AI Act europeo e dei nuovi obblighi di trasparenza previsti per l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale.

La ricerca evidenzia inoltre una distanza tra spinta all’adozione e reale capacità di accompagnare le persone nell’utilizzo dell’AI. Il 57,5% dei dipendenti italiani dichiara infatti di sentirsi spinto a usare strumenti di intelligenza artificiale senza ricevere un supporto adeguato, mentre il 55,6% trova difficili da usare gli strumenti AI disponibili.

Ne emerge un quadro ambivalente: da un lato, i dipendenti riconoscono all’AI un impatto positivo sulla produttività; dall’altro, molte persone si trovano a utilizzare strumenti nuovi senza sempre avere indicazioni chiare, formazione sufficiente o processi aziendali capaci di integrare l’AI in modo ordinato. Il rischio è che l’adozione dell’intelligenza artificiale cresca in modo spontaneo e frammentato, guidata dalle esigenze dei singoli team più che da una strategia condivisa.

Luca Scagliarini, Finance Transformation Advisor di Soldo, commenta così i risultati ottenuti: “Più di un dipendente su quattro compra strumenti di AI senza chiedere. Lo fa in un contesto dove il Finance viene riconosciuto come un abilitatore, e questo racconta qualcosa di preciso: chi aggira il processo non contesta chi lo ha definito, semplicemente non ha il tempo di seguirlo. 

Le regole ci sono. Quello che manca sono gli strumenti che rendano possibile agire alla velocità richiesta. – conclude Scagliarini – Una licenza AI si attiva in trenta secondi con una carta di credito. Il ciclo di approvazione che dovrebbe autorizzarla, senza gli strumenti adatti, ne richiede in media diversi giorni. In quello scarto nasce la shadow AI, e con essa la difficoltà di rispondere a una domanda che i consigli di amministrazione cominceranno a porre con insistenza: quanto stiamo spendendo in intelligenza artificiale, e con quale ritorno?”