Le democrazie liberali sono particolarmente esposte a questa minaccia

Cervelli in fuga viaggi guerra cognitiva - pexels

Le parole di Ursula von der Leyen pronunciate ieri, durante il discorso sullo Stato dell’Unione, colgono un aspetto cruciale della competizione geopolitica contemporanea: oggi è possibile indebolire un Paese, un settore economico o un’infrastruttura strategica senza colpire direttamente sistemi, aziende o istituzioni. È sufficiente intervenire sul terreno della percezione, orientando il dibattito pubblico attraverso quella che la Presidente della Commissione definisce correttamente una ‘guerra cognitiva’.

Le democrazie liberali sono particolarmente esposte a questa minaccia. Il loro principale punto di forza, la libertà di espressione e la possibilità di un confronto aperto tra idee diverse, rappresenta anche il terreno ideale in cui gli attacchi narrativi possono prosperare. Dove esiste pluralismo, esiste inevitabilmente anche lo spazio per chi intende manipolare il dibattito, amplificare divisioni sociali, alimentare sfiducia e polarizzazione. La libertà di espressione, cardine delle nostre democrazie, diventa il veicolo per alterare la percezione della realtà. È una forma di attacco che trasforma l’apertura delle nostre società in una vulnerabilità strategica.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una trasformazione profonda delle operazioni di influenza. La diffusione di informazioni false è rafforzata da altri meccanismi che agiscono in modo più profondo sulla cognizione: amplificare preoccupazioni reali, inserirle in una cornice narrativa mirata e utilizzare gli algoritmi delle piattaforme digitali per massimizzarne l’impatto. È ciò che definiamo Cyber Narrative Warfare: l’utilizzo delle narrative come strumento strategico per orientare opinioni, comportamenti e decisioni collettive.

Un esempio emblematico riguarda le campagne contro i data center e le infrastrutture che sostengono lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Secondo analisi pubbliche condotte da OpenAI, operazioni riconducibili ad attori stranieri hanno cercato di alimentare l’opposizione verso questi impianti, enfatizzandone costi energetici e impatti ambientali. Temi legittimi, che meritano attenzione e trasparenza, ma che possono essere trasformati in armi di influenza quando vengono amplificati sistematicamente con l’obiettivo di rallentare investimenti, innovazione e competitività.

È esattamente la ‘battaglia delle narrative’ richiamata da von der Leyen. Le infrastrutture strategiche non sono più soltanto quelle fisiche o digitali. Esiste una terza infrastruttura da proteggere: il processo attraverso il quale l’opinione pubblica costruisce le proprie convinzioni. Se una democrazia può essere indotta a bloccare o ritardare autonomamente le tecnologie decisive per il proprio futuro, il risultato ottenuto dagli avversari strategici è spesso più efficace di qualsiasi attacco informatico. Per questo la capacità di anticipare, rilevare e rispondere alle operazioni di influenza deve diventare una priorità europea. Non significa limitare il confronto democratico o il dissenso, ma sviluppare strumenti di intelligence narrativa, analisi delle campagne coordinate, monitoraggio dei fenomeni di disinformazione e maggiore consapevolezza collettiva. Come proteggiamo una rete da un attacco cyber e un’infrastruttura da un sabotaggio, dobbiamo imparare a proteggere anche l’ecosistema informativo da manipolazioni volte a erodere fiducia, consenso e capacità decisionale.

A cura di Andrea Barchiesi, Founder e CEO at Reputation Manager