
Il software sta entrando in una nuova fase della propria evoluzione: dopo il passaggio dal modello SaaS tradizionale verso applicazioni sempre più autonome, il prossimo salto è rappresentato dalla possibilità per software diversi di interagire, scambiarsi dati e orchestrare processi end-to-end attraverso le API, con l’intelligenza artificiale a svolgere un ruolo crescente di “collante” tra sistemi differenti.
È questa la tesi centrale di “The API-First World”, il nuovo Insight Report di Klecha &. Co.,- banca d’affari paneuropea specializzata nel settore tech, che analizza come le API – ovvero le interfacce di programmazione delle applicazioni software – stiano passando da semplice strumento di integrazione a vera e propria infrastruttura strategica del software aziendale. L’AI agisce da potente acceleratore di questa trasformazione: le API non vengono più utilizzate soltanto da altri software, ma sempre più da agenti AI capaci di individuare gli strumenti disponibili, chiamarli e combinarne gli output in tempo reale.
Un fenomeno rilevante sia dal punto di vista economico che per l’industria del software, tanto che il mercato globale delle API è previsto raggiungere circa 250 miliardi di dollari entro il 2030, con una crescita annua superiore al 30% dal 2025[1].
Secondo Stéphane Klecha, Founder e Managing Partner di Klecha & Co., “Le API esistono da tempo e già consentono a software diversi di comunicare. La novità è che l’intelligenza artificiale può diventare il collante che permette a questi sistemi di interagire in modo molto più semplice e dinamico. È il passaggio da singoli software autonomi a un ecosistema di software autonomi capaci di lavorare insieme, creando workflow end-to-end. Questo sta cambiando non solo il modo in cui il software viene utilizzato, ma anche i confini e la fisionomia stessa dell’industria.”
La trasformazione ha implicazioni che vanno oltre la tecnologia. Se applicazioni che appartenevano a categorie diverse possono essere integrate in un unico workflow, cambiano i confini stessi dell’industria software, le fonti di creazione del valore e le caratteristiche che rendono una software company competitiva. Secondo Klecha & Co., la crescente domanda di API, la convergenza regolamentare europea e la frammentazione del mercato stanno creando condizioni favorevoli a una nuova fase di consolidamento e M&A, nella quale gli operatori dotati di API solide, interoperabili, sicure e “agent-ready” possono diventare piattaforme di aggregazione per costruire campioni regionali.
“L’Italia rappresenta uno dei mercati più interessanti in questo scenario” conclude Stephane Klecha. “La crescita dell’embedded finance – settore da circa 12 miliardi di dollari nel 2025 – l’evoluzione dell’open banking verso l’open finance e la progressiva digitalizzazione della Pubblica Amministrazione stanno creando una domanda crescente di infrastrutture API-first”.
La progressiva evoluzione del quadro regolamentare europeo, inoltre, può favorire gli operatori più strutturati e accelerare processi di aggregazione in un mercato ancora frammentato, creando opportunità per consolidatori e investitori internazionali.
La trasformazione non riguarda infine soltanto le aziende, ma anche il modo in cui il software viene sviluppato e le competenze necessarie per governarlo. La diffusione di strumenti low-code/no-code e dell’AI amplia la platea dei cosiddetti citizen developers, mentre il ruolo dell’IT evolve da costruttore centralizzato ad abilitatore e garante della governance. E, proprio mentre le API rendono sempre più automatica la comunicazione tra macchine, acquistano valore competenze umane capaci di mettere in relazione tecnologia, business e community di sviluppatori.



























































