Lo studio dell’Authority Fca, 8 giovani su 10 usano l’intelligenza artificiale a supporto delle proprie scelte finanziari

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La rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente il modo in cui le nuove generazioni si approcciano al mondo della finanza e del risparmio personale. Secondo un recente studio diffuso dalla Financial Conduct Authority (FCA), l’autorità di regolamentazione finanziaria britannica, quattro investitori meno esperti su cinque (pari all’80%) nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 40 anni hanno utilizzato l’intelligenza artificiale per ricevere supporto nelle proprie decisioni di investimento, e circa due terzi di essi dichiarano di farlo regolarmente o occasionalmente.

“Il dato più rilevante ed emblematico che emerge dalla ricerca – sottolinea Andrea Unger, trader professionista di fama internazionale e pluricampione mondiale di trading – riguarda il livello di fiducia riposto nella tecnologia: il 56% dei giovani investitori dichiara di fidarsi dell’AI, superando in modo netto i canali d’informazione tradizionali come la televisione e la radio (fermi al 47%), la stampa (46%) e persino i popolari influencer dei social media (al 29%).

Sebbene la ricerca dell’FCA si concentri sul mercato britannico – prosegue Unger – il fenomeno solleva interrogativi rilevanti anche per l’Italia. Generazione Z e Millennials utilizzano strumenti digitali e servizi di intelligenza artificiale accessibili su scala globale, rendendo il tema della qualità delle informazioni finanziarie generate dall’AI e del loro utilizzo tutt’altro che circoscritto al Regno Unito. Anche nel nostro Paese, infatti, i chatbot generici non sono considerati consulenti finanziari autorizzati dalla Consob. Pertanto, affidarsi all’output dell’AI per investire non offre le stesse tutele previste quando ci si rivolge a soggetti autorizzati alla prestazione di servizi di investimento”.

La ricerca dell’FCA evidenzia tuttavia che l’entusiasmo dei giovani investitori per questi strumenti è spesso accompagnato da pericolosi equivoci in merito alle tutele legali e alla protezione del consumatore. Secondo i dati raccolti, quasi la metà del campione (il 44%) crede erroneamente che le informazioni finanziarie generate dall’intelligenza artificiale siano regolamentate. Oltre un terzo degli intervistati (il 38%) ritiene sicuro prendere decisioni di investimento basandosi esclusivamente sugli output dei chatbot, mentre circa un terzo (il 32%) pensa erroneamente di poter ricevere un risarcimento ufficiale in caso di errori o perdite.

Di fronte a questi scenari di rischio, Lucy Castledine, direttrice dell’area Consumer Investments dell’FCA, ha sottolineato: “L’intelligenza artificiale può aiutarvi a fare ricerche sulle aziende o a comprendere il gergo tecnico, ma dovete continuare a usare il vostro giudizio critico». Per orientare i risparmiatori, l’autorità ha stilato cinque regole d’oro fondamentali: mantenere sempre il controllo finale delle decisioni, verificare le fonti delle informazioni, ricordare l’assenza di tutele normative, considerare che i dati storici non garantiscono i rendimenti futuri e investire sempre con una visione a lungo termine”.

Sulla questione, Unger invita a non confondere accessibilità e affidabilità: «Non mi stupisce che molti giovani guardino con fiducia all’AI: è uno strumento immediato, accessibile e capace di restituire risposte apparentemente complete in pochi secondi. Il problema, come segnala anche la FCA, nasce quando queste risposte vengono accettate senza un’analisi critica. Per questo è bene sottolineare che questi consigli non sempre hanno un fondamento sufficientemente solido. Il pericolo maggiore, per chi non possiede le competenze di base necessarie per gestire un investimento, è che affidarsi all’AI porti a una sovraesposizione finanziaria, all’assunzione di rischi eccessivi e all’incapacità di contenere le perdite».

L’FCA ribadisce infine che i chatbot di uso generale non sono regolamentati per la consulenza finanziaria personalizzata. A chiudere il cerchio è ancora Unger, che rimarca l’assoluta necessità di investire sulla propria preparazione: «Non ci si può affidare al caso o alle scorciatoie digitali. L’educazione finanziaria e lo studio rigoroso sono l’unico vero scudo per chi vuole operare sui mercati: bisogna studiare, comprendere ciò che si fa e acquisire le competenze necessarie, perché nel trading e negli investimenti improvvisare significa soltanto esporsi a rischi enormi». Insomma, l’AI può essere uno strumento estremamente utile anche in ambito finanziario. Il problema nasce quando viene utilizzata come sostituto delle competenze, anziché come supporto.