Lo studio globale HP su oltre 19.000 lavoratori mostra come AI, formazione continua e attività professionali parallele stiano diventando leve di resilienza per i knowledge worker

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HP ha presentato la quarta edizione dell’HP Work Relationship Index, uno studio globale condotto su oltre 19.000 lavoratori desk-based in 15 Paesi. Lo studio di quest’anno, che include per la prima volta anche l’Italia, rileva che i lavoratori con un rapporto più positivo con il lavoro mostrano una crescente sicurezza nell’affrontare situazioni di incertezza.

A livello globale, il benessere sul posto di lavoro  mostra i primi segnali di ripresa: il 29% dei knowledge worker dichiara oggi di avere un rapporto “sano” con il lavoro, in aumento di 8 punti rispetto al minimo registrato nel 2025 (22% in Italia). La pressione rimane comunque elevata: a livello globale, l’86% dei knowledge worker ha vissuto cambiamenti organizzativi nell’ultimo anno, più di uno su tre si trova ancora in difficoltà, rientrando così nella unhealthy/critical zone, mentre il 67% ritiene rischioso lasciare il proprio lavoro in questo momento.

L’HP Work Relationship Index 2026 rileva che i lavoratori più soddisfatti oggi fanno leva su AI, sviluppo di competenze trasferibili e attività professionali complementari per riacquistare controllo e una maggiore resilienza in un contesto economico imprevedibile. Per i business leader, questo significa che le organizzazioni che riusciranno a distinguersi saranno capaci di aiutare le persone a sentirsi preparate ad affrontare il cambiamento, anziché subirlo.

Questo è importante perché la crescita del business e un rapporto sano con il lavoro vanno di pari passo. A livello globale, lo studio evidenzia che i lavoratori la cui azienda ha registrato buone performance hanno una probabilità sei volte maggiore di avere un rapporto sano con il lavoro rispetto a quelli che lavorano in aziende con performance negative. 

“I dati mostrano una workforce che si trova ad affrontare una fase di profonda trasformazione, in uno scenario in cui l’incertezza rimane una costante. In questo contesto, la capacità di adattarsi diventa fondamentale: per il 54% dei knowledge worker italiani, l’accesso a opportunità di formazione e upskilling contribuisce ad affrontare questa fase di cambiamento. Per le organizzazioni, la sfida è tradurre l’innovazione in esperienze tecnologiche positive e fluide, strumenti avanzati, competenze e opportunità concrete di sviluppo.” ha dichiarato Giampiero Savorelli, VP e AD di HP Italy.

I lavoratori non aspettano certezze

Per molti, il cambiamento organizzativo è diventato una costante. A livello globale, quasi nove knowledge worker su dieci dichiarano di aver vissuto cambiamenti nell’ultimo anno, dalle nuove aspettative in termini di performance all’introduzione di nuove tecnologie e modalità di lavoro.

In risposta, i lavoratori stanno cercando di  ampliare  le proprie opportunità ed alternative professionali. Globalmente, più della metà ritiene che, nell’era dell’AI, i percorsi di carriera stiano diventando meno lineari; il 59% dà priorità a competenze applicabili a ruoli e percorsi professionali diversi rispetto al tradizionale percorso di carriera (47% in Italia). Anche le attività professionali parallele stanno diventando un’ulteriore forma di tutela: globalmente, il 36% dei lavoratori dichiara di averne una (19% in Italia), percentuale che sale al 48% tra la Gen Z (31% in Italia).

L’AI sta diventando una fonte di resilienza

L’AI è passata dall’essere una fonte di disruption a una fonte di resilienza. A livello globale, il 59% dei knowledge worker utilizza oggi quotidianamente o settimanalmente gli strumenti di AI messi a disposizione dall’azienda, rispetto al 46% nel 2025, mentre la quota di chi non utilizza l’AI è diminuita di 13 punti, attestandosi al 16%. In Italia, il 49% dei knowledge worker utilizza gli strumenti di AI messi a disposizione dall’azienda almeno una volta alla settimana. Tra tutti i lavoratori, il 47% utilizza oggi agenti AI (32% in Italia),  a dimostrazione di come l’AI stia entrando nei flussi di lavoro quotidiani, mentre i lavoratori utilizzano sempre più la tecnologia per costruire resilienza, affrontare l’incertezza e recuperare un senso di controllo in un mondo del lavoro in rapida evoluzione.

Man mano che gli agenti AI diventano più integrati nel quotidiano, i lavoratori diventano più  consapevoli della necessità di continuare a sviluppare le proprie competenze.  A livello globale, questo emerge tra i knowledge worker che utilizzano agenti AI dove il 47% ritiene che il proprio ruolo diventerà più difficile da definire, rispetto al 39% di chi utilizza esclusivamente l’AI generativa. Il 44% teme di essere sostituito dall’AI o da lavoratori con competenze più specialistiche, rispetto al 37% di chi utilizza esclusivamente l’AI generativa.

In Italia emerge una dinamica analoga: tra i knowledge worker che utilizzano agenti AI, il 48% ritiene che il proprio ruolo diventerà più difficile da definire, rispetto al 33% di chi utilizza esclusivamente GenAI. I risultati suggeriscono che una maggiore familiarità con l’AI non riduce la necessità percepita di competenze umane, ma aumenta la consapevolezza di quanto siano importanti la capacità di adattamento e l’apprendimento continuo.

A livello globale, lo studio 2026 rileva che i benefici dell’AI sono maggiori quando i lavoratori si sentono fiduciosi nell’utilizzarla. I lavoratori nella Healthy WRI Zone utilizzano gli agenti AI più frequentemente rispetto a quelli nella Critical Zone (52% rispetto al 38%), mentre gli utilizzatori di agenti AI tendono ad avere maggiore fiducia nella capacità della propria organizzazione di introdurre l’AI tutelando il loro ruolo e benessere. Tuttavia, quasi la metà dei lavoratori afferma che la propria azienda non dispone ancora di una strategia AI chiara. 

“L’AI sta entrando sempre più nei processi di lavoro quotidiani e la sua adozione contribuirà a rendere la tecnologia più efficace migliorando concretamente l’esperienza tecnologica e rendendola più fluida, oltre ad aumentare la produttività. In Italia, il 76% dei knowledge worker che appartengono alla Healthy WRI Zone afferma che la propria azienda mette a disposizione gli strumenti necessari per avere successo. Il CIO e i team IT assumono un ruolo sempre più strategico, creando ambienti di lavoro in cui AI, dispositivi affidabili e strumenti integrati possano ridurre le frizioni e aiutare le persone a lavorare al meglio. La vera opportunità è fare in modo che l’innovazione tecnologica si traduca per tutti in un’esperienza di lavoro migliore.” ha dichiarato Giampiero Savorelli, VP e AD di HP Italy.

La tecnologia deve rendere il lavoro migliore

Nel complesso, i risultati dello studio HP mostrano che l’adozione dell’AI da sola non sarà sufficiente a definire gli ambienti di lavoro più sani. Le organizzazioni con maggiori probabilità di successo saranno quelle che utilizzeranno la tecnologia per migliorare l’esperienza delle persone sul lavoro, dalla fiducia e dalla produttività fino alla crescita e alla capacità di trattenere i talenti. A livello globale, il 70% dei business leader considera l’esperienza tecnologica dei dipendenti un differenziatore, mentre quasi due su tre ritengono che un’esperienza tecnologica insoddisfacente influisca negativamente sulla capacità dell’azienda di trattenere i migliori talenti.

I lavoratori hanno anche le idee chiare su ciò che li aiuta a lavorare al meglio. A livello globale, tra i principali fattori abilitanti figurano anche strumenti che aiutano a sviluppare nuove competenze, un’esperienza tecnologica fluida e integrata tra i diversi strumenti di lavoro, sistemi per la condivisione delle conoscenze e strumenti di AI personalizzati in base al ruolo. In Italia, il 46% dei knowledge worker indica dispositivi più veloci e affidabili come il principale abilitatore tecnologico.

Mentre l’AI ridisegna i flussi di lavoro, CIO e team IT stanno diventando attori chiave nel favorire soddisfazione professionale, resilienza e crescita della workforce. Lo studio 2026 mostra chiaramente che l’abilitazione tecnologica non è più una questione di back office: è un elemento centrale nel modo in cui le organizzazioni aiutano le persone ad adattarsi, lavorare al meglio e costruire un rapporto più sano con il lavoro.

Il nuovo imperativo di business è l’adattabilità

Per i business leader, le organizzazioni più sane non si sottraggono all’incertezza, ma aiutano i propri dipendenti ad adattarvisi. A livello globale, l’analisi di HP rileva che la fiducia nella leadership è il principale driver di un rapporto sano con il lavoro (32%), seguita dal supporto tecnologico (20%), dallo sviluppo della workforce (19%), dalla preparazione individuale al futuro (16%) e dalla fiducia nell’AI (12%).

L’impatto di questi fattori è chiaro. A livello globale, quasi tre quarti dei knowledge worker (73%) affermano che sarebbero più propensi a rimanere in un’azienda che investe attivamente nella loro crescita e nel loro sviluppo. In Italia, il 64% afferma inoltre che gli investimenti dell’azienda nel proprio sviluppo dà loro maggiore fiducia nell’affrontare il futuro. A livello globale il 70% dei business leader considera l’esperienza tecnologica dei dipendenti un differenziatore. Quasi due su tre ritengono inoltre che un’esperienza tecnologica insoddisfacente influisca sulla capacità dell’azienda di trattenere i migliori talenti.