La tecnologia confronta i dati dichiarati dal cliente con quelli registrati dall’operatore telefonico

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Nel secondo semestre del 2025, i bonifici fraudolenti effettuati attraverso banche e intermediari italiani hanno generato perdite per circa 88,7 milioni di euro. Una cifra che, nella quasi totalità dei casi, ha pesato direttamente sui correntisti: il 92% delle somme sottratte è infatti rimasto a carico dei clienti. È quanto emerge dal rapporto sulle operazioni di pagamento fraudolente in Italia, pubblicato dalla Banca d’Italia a luglio 2026.

In questi casi, è spesso il titolare stesso ad autorizzare il pagamento, con regolare autenticazione, dopo essere stato raggirato da chi si finge la sua banca o una persona di fiducia, ma in questo scenario il numero di cellulare mostra i suoi limiti. Da anni è usato come prova d’identità attraverso il codice ricevuto via SMS, ma la stringa numericadimostra solo che l’utente ha in mano un telefono, senza dirci nulla su chi sia l’intestatario della linea.

Su questo punto interviene la collaborazione tra Softlab, società di consulenza ICT quotata alla Borsa di Milano, e Marple, startup innovativa specializzata nella prevenzione delle frodi digitali. Il progetto porta sul mercato italiano la mobile identity, una tecnologia in grado di verificare in tempo reale molteplici parametri provenienti dalle reti degli operatori mobili, compresa l’eventuale corrispondenza con i dati anagrafici della SIM.

“Per anni il codice via SMS ha funzionato come una firma: se lo ricevi, sei tu. Oggi sappiamo che è una presunzione fragile, perché vediamo conti online e identità digitali aperti con cellulari intestati ad altre persone. La domanda giusta è chi c’è dietro quel numero, e l’unico soggetto che può rispondere con certezza è l’operatore telefonico”, commenta Davide Carnevale, Responsabile Area Mercato Italia.

Dal codice via SMS alla verifica dell’intestatario

Il meccanismo è ben comprensibile nella fase di apertura di un conto online: il cliente inserisce nome, cognome, indirizzo, data di nascita e numero di cellulare. Oggi la banca invia un codice via SMS per verificare che il cliente abbia quel telefono. Con la mobile identity, invece, il sistema interroga, attraverso le interfacce Know Your Customer messe a disposizione dagli operatori mobili, la corrispondenza tra i dati inseriti e quelli dell’intestatario della SIM.

Se il conto viene aperto a nome di una persona e la SIM risulta intestata a un’altra, la procedura non si blocca in automatico, ma il sistema segnala l’anomalia ai controlli antifrode della banca, che possono attivare verifiche aggiuntive.

La stessa logica si applica ai tentativi di furto dell’account, con il sistema che confronta l’identità associata alla SIM con quella del titolare del conto al momento di una transazione. La verifica avviene in pochi millisecondi, senza passaggi in più per il cliente, e nel rispetto del GDPR.

Verifica tramite operatore, i vantaggi per banche e clienti

Nel panorama bancario italiano, l’utilizzo dei dati degli operatori mobili come supporto ai controlli antifrode è ancora poco diffuso. Softlab e Marple puntano a portare questo modello all’interno dei processi già utilizzati dagli istituti, affiancandolo agli strumenti di verifica esistenti e senza richiedere modifiche all’esperienza del cliente.

Per le banche, significa poter contare su un ulteriore livello di controllo, utile a far emergere eventuali incongruenze prima che un conto diventi operativo o durante una transazione. Per i clienti, invece, la verifica resta invisibile: non richiede documenti aggiuntivi, nuovi passaggi o procedure diverse da quelle già previste.

È proprio sull’integrazione nei sistemi esistenti che si concentra la collaborazione tra le due aziende: da un lato, Softlab lavora sull’inserimento della tecnologia nei processi bancari, dall’altro, Marple mette a disposizione l’infrastruttura di verifica e il collegamento con gli operatori mobili.

“Una banca non cambia i propri sistemi per adottare una nuova tecnologia antifrode, ma è la tecnologia che deve adattarsi alla banca. Il nostro lavoro è collegare la verifica dell’operatore telefonico ai processi che gli istituti usano già, così i controlli diventano più solidi senza aggiungere attrito per chi apre un conto o autorizza un pagamento”, conclude Marco Crestan, Practice Leader GRC Audit & Security di Softlab.