
Digital Realty presenta oggi i risultati per l’area EMEA tratti dalla nuova Global Data Insights Survey (GDIS) 2026. Dall’indagine emerge come le aziende dell’area EMEA stiano accelerando sugli investimenti in intelligenza artificiale privata e protetta: l’86% ha già definito una strategia per garantire la sovranità e il controllo diretto sulle proprie informazioni, mentre il 51% preferisce custodire i dati utili allo sviluppo dell’AI all’interno di data center indipendenti. Un trend supportato da basi solide: il 94% delle aziende ha già predisposto una prima strategia di rete, passaggio indispensabile per gestire flussi di lavoro sempre più complessi, distribuiti e in tempo reale.
Anche in Europa l’infrastruttura si conferma il primo freno allo sviluppo dell’intelligenza artificiale: per il 38% dei responsabili IT, la mancanza di impianti dedicati rappresenta il problema principale, in linea con il 40% registrato a livello globale. A fare la differenza è però la scelta delle strutture: il 51% delle aziende europee affida i dati necessari all’addestramento dell’AI a data center terzi (contro il 43% della media mondiale). Una tendenza che premia i poli indipendenti, capaci di gestire moli di lavoro complesse senza far perdere alle imprese il controllo sulle informazioni. Ma la vera partita per l’Europa si gioca sull’integrazione, più che sulla potenza di calcolo: la sfida d’ora in avanti sarà far comunicare in modo semplice ed efficace dati, cloud e sistemi di AI, in un mercato frammentato e regolato da normative diverse da Paese a Paese.
Questo divario emerge chiaramente guardando alle strategie di rete adottate in Europa. Il 6% delle imprese ammette infatti di non avere alcun piano di connessione per i propri sistemi — un dato superiore di una volta e mezza rispetto alla media globale (4%) —, mentre appena il 5% considera le reti flessibili e su misura un elemento chiave della propria architettura IT, la metà della media mondiale (10%). Rispetto al resto del mondo, le aziende europee sono anche meno inclini a utilizzare infrastrutture ibride capaci di integrare cloud pubblico, cloud privato, server aziendali e data center esterni (19% contro il 22%). Anzi, oltre un terzo delle imprese (36%) considera l’integrazione dei propri sistemi ancora troppo limitata. Un ritardo che comincia a farsi sentire: un’azienda su quattro (25%) indica proprio nell’inadeguatezza delle reti un freno allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, rendendo sempre più urgente colmare questo divario per gestire i flussi di dati in tempo reale.
A guidare le scelte dell’Europa sulle infrastrutture IT sono soprattutto le preoccupazioni su riservatezza, sicurezza e norme europee. La stragrande maggioranza delle aziende (86%) ha già impostato una strategia per mantenere il controllo diretto sui propri dati. La differenza rispetto al resto del mondo è che in Europa questo controllo non è un’opzione da valutare, ma un requisito fondamentale (33% contro il 32% globale).
Questa priorità si traduce in scelte concrete: le imprese europee preferiscono far funzionare l’intelligenza artificiale all’interno di ambienti cloud privati in misura nettamente superiore rispetto ai concorrenti internazionali. Accade sia per i modelli generativi di base (48% contro il 45% mondiale) sia per quelli creati su misura (53% contro il 50%).
L’Europa si muove con maggiore cautela anche quando si tratta di far crescere l’intelligenza artificiale all’interno dei processi aziendali. Se da un lato il 41% delle imprese ha già individuato progetti concreti e ad alto impatto (superando il 36% della media globale), dall’altro appena il 14% rileva un ritorno economico immediato, a fronte del 19% registrato nel resto del mondo. In Europa, inoltre, è molto più frequente l’idea che serviranno oltre tre anni prima di rientrare dagli investimenti (7% contro il 5%). I margini di crescita per trasformare la spesa in tecnologia in valore reale restano quindi ampi: oggi solo il 28% dei responsabili IT dichiara di aver ottenuto risultati concreti grazie all’AI (contro il 35% a livello mondiale). Questo scarto mostra come per le aziende europee sia arrivato il momento di fare il salto di qualità, passando dalla fase di test a una vera e propria operatività sul campo; un passaggio in cui l’infrastruttura gioca un ruolo decisivo.
Nel complesso, emerge l’immagine di un’Europa capace di individuare presto le opportunità dell’AI, ma che deve ancora completare la rete e le infrastrutture necessarie per trasformarle in profitti misurabili e su grande scala.
«Le aziende europee dimostrano la stessa determinazione dei concorrenti internazionali sull’intelligenza artificiale, e si stanno muovendo persino più in fretta per proteggere le proprie informazioni con architetture private», spiega Paula Cogan, Responsabile per l’area EMEA di Digital Realty. «Tuttavia, l’ambizione da sola non basta se mancano le giuste connessioni. Con processi digitali che lavorano sempre più in tempo reale, la capacità di collegare in modo agile e sicuro dati, cloud e infrastrutture farà la vera differenza tra chi si limita a pianificare l’AI e chi la trasforma in un reale vantaggio di business».































































