In un contesto in cui il Paese importa ancora il 74% del proprio fabbisogno energetico, l’analisi evidenzia quanto sia cruciale ridurre la dipendenza dagli approvvigionamenti esteri non solo in termini di sicurezza energetica, ma anche dal punto di vista economico

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L’Italia potrebbe risparmiare 17 miliardi all’anno sulla spesa energetica e creare più di 60mila nuovi posti di lavoro rimuovendo i colli di bottiglia che oggi frenano lo sviluppo delle rinnovabili nel Paese. È quanto si evince dallo studio “Rinnovabili e competitività: scenari, impatti e priorità per l’Italia”, commissionato da oltre 50 aziende del settore energia di matrice spagnola radunate nel cosiddetto ‘Gruppo di lavoro Energia della Camera di Commercio di Spagna in Italia’ coordinato da Valerio Faccenda, Vicepresidente della Camera di Commercio di Spagna in Italia e Country Manager di Iberdrola Italia.

L’analisi – realizzata da TEHA Group e presentata dal Senior Partner e Board MemberLorenzo Tavazzi  –  ha indagato il possibile nesso tra politiche climatiche e competitività industriale in un contesto in cui l’Italia importa ancora il 73,9% del fabbisogno energetico (dato al 2024, ultimo disponibile), il gas forma il prezzo dell’elettricità per il 63% delle ore, e c’è stata un’importante accelerazione delle FER, con una capacità installata passata da +1,7 GW nel periodo 2019-2022 a +7,2 GW nel 2025 che arriverebbe a 101,9 GW al 2030: 29GW in meno rispetto al target previsto nello scenario PNIEC.

In base a quanto è emerso, colmare questo divario potrebbe comportare un risparmio di circa 9 miliardi di euro sul costo dell’energia elettrica all’ingrosso; una riduzione della spesa di 2 miliardi circa per le quote di emissione ETS, e un’altra di 2 miliardi di euro legata alle minori importazioni di gas naturale. TEHA Group stima inoltre in 3 miliardi di euro il beneficio sociale legato alle mancate emissioni di CO2, per un totale intorno ai 17 miliardi di euro all’anno.

Oltre al contenimento dei costi, le rinnovabili potrebbero rappresentare per l’Italia anche un investimento strategico capace di generare nuove opportunità di occupazione e crescita. Lo studio evidenzia infatti come colmare il divario potrebbe attivare quasi 42 miliardi di euro di Pil tra aumento degli investimenti CAPEX per impianti fotovoltaici ed eolici in Italia – pari a 35,7 miliardi di Euro – e valore aggiunto generato per il sistema-Paese, calcolato in 5,9 miliardi di euro.

 In un contesto segnato da pluricrisi e forte incertezza, la transizione può quindi diventare un asset per lo sviluppo del Paese ed essere riletta non solo come agenda ambientale, ma come priorità industriale nazionale. Affinché ciò sia possibile, è però necessario rimuovere rapidamente i colli di bottiglia tali per cui già oggi i tempi autorizzativi superano i limiti UE di 32 mesi per l’eolico e 12 mesi per il fotovoltaico, e le ore di congestione potrebbero aumentare del 77% al 2030 senza adeguamenti di rete e flessibilità. A fronte di questo scenario, lo studio di TEHA Group identifica due priorità: prevedere un meccanismo straordinario di fast-track per gli impianti FER e sviluppare una rete anticipatoria, accompagnata da connessioni tempestive per i progetti già maturi.

“In un periodo cruciale per il futuro energetico dell’Italia, il nostro Gruppo è fermamente impegnato a favorire il dialogo tra imprese, istituzioni e stakeholder sulle sfide poste dalla transizione energetica”, dichiara Valerio Faccenda, Vicepresidente della Camera di Commercio di Spagna in Italia e Coordinatore del Gruppo di Lavoro Energia della Camera. “Abbiamo commissionato questo studio perché volevamo contribuire al dibattito con dati e analisi indipendenti, mettendo in evidenza le opportunità che questo percorso può offrire al Paese non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo economico, industriale e occupazionale”.

“L’Italia continua a pagare l’energia molto più dei principali competitor europei: a maggio 2026 il prezzo medio dell’elettricità è stato di 119 €/MWh, 67 €/MWh in più della Francia, 65 €/MWh in più della Spagna, 22 €/MWh in più della Germania”, afferma Aurelio Regina, Vicepresidente di Confindustria per l’Energia. “Le rinnovabili consentono già oggi di produrre energia a costi sensibilmente inferiori rispetto ai prezzi di mercato e rappresentano uno strumento fondamentale per ridurre le bollette di imprese e famiglie, rafforzare la sicurezza energetica nazionale e diminuire la dipendenza dalle importazioni. I progetti e gli investimenti non mancano: oltre 4.000 impianti sono attualmente in attesa di autorizzazione. Il vero nodo è trasformare rapidamente queste iniziative in impianti operativi, superando ritardi e complessità burocratiche che rallentano la crescita del Paese. In questo percorso verso un mix energetico più equilibrato, il contributo dei territori sarà decisivo: la transizione energetica è una sfida nazionale che richiede responsabilità condivisa, collaborazione istituzionale e il pieno impegno di tutte le amministrazioni.”