
L’intelligenza artificiale è ormai entrata nei processi aziendali italiani e viene percepita sempre più come una leva concreta di produttività. La sua adozione, però, sembra correre più velocemente della capacità delle imprese di governarla. È quanto emerge da un nuovo report di Soldo che mette in luce una sfida sempre più centrale per le aziende italiane: sostenere l’innovazione generata dall’AI senza perdere visibilità su acquisti, costi e ritorno degli investimenti.
Secondo la ricerca, l’87% dei finance leader italiani considera gli investimenti in AI importanti per il raggiungimento degli obiettivi aziendali. Allo stesso tempo, però, solo il 26% dichiara che l’utilizzo e l’acquisto di strumenti di AI siano pienamente regolati all’interno della propria azienda attraverso policy e controlli chiari. La maggioranza, il 62,5%, riconosce la presenza di una governance solo parziale, con lacune ancora da colmare, mentre il 10,5% segnala un livello di supervisione minimo o del tutto assente.
Il dato fotografa una fase di passaggio: l’AI non è più soltanto un tema di sperimentazione tecnologica, ma sta diventando una voce concreta di spesa e una componente sempre più presente nel lavoro quotidiano. Proprio per questo, la mancanza di regole pienamente definite rischia di favorire un’adozione frammentata, in cui strumenti e soluzioni vengono introdotti dai singoli team senza un pieno coordinamento aziendale.
Il rischio di frammentazione emerge anche dal comportamento dei dipendenti. Il 27% dei lavoratori italiani con autorizzazione ad acquistare beni o servizi per conto della propria azienda dichiara di aver acquistato strumenti di AI per uso professionale senza approvazione nell’ultimo anno. È un segnale della crescita della cosiddetta shadow AI, cioè l’utilizzo o l’acquisto di soluzioni di intelligenza artificiale al di fuori dei canali formali di supervisione aziendale.
A spingere l’adozione, però, è anche un beneficio percepito in modo molto concreto: l’83,8% dei dipendenti italiani afferma che gli strumenti di AI hanno migliorato la propria produttività sul lavoro. A questa percezione positiva, tuttavia, si affiancano elementi di frizione ancora significativi: il 55,6% trova difficili da usare gli strumenti di AI disponibili e il 57,5% dichiara di sentirsi spinto a utilizzare l’AI senza un supporto adeguato.
La ricerca mette quindi in evidenza un paradosso sempre più rilevante per le aziende italiane: l’AI viene considerata strategica e capace di generare produttività, ma non sempre è accompagnata da competenze e modelli di governance sufficientemente maturi. Il risultato è una distanza crescente tra la velocità con cui le persone adottano nuovi strumenti e la capacità dell’azienda di integrarli in modo ordinato, sicuro e misurabile.
Il tema riguarda direttamente anche la funzione finance, chiamata a sostenere la trasformazione digitale senza limitarsi al controllo amministrativo della spesa. Il 31,5% dei finance leader italiani indica, infatti, il limitato utilizzo di automazione e AI tra le principali barriere alla produttività del proprio team.
Nonostante il 78% si dica fiducioso che le iniziative di trasformazione abbiano migliorato la produttività negli ultimi 12 mesi, resta aperta la questione della capacità di misurarne concretamente l’impatto: solo il 21% ritiene che il proprio team sia pienamente attrezzato per dimostrare il ROI degli investimenti in AI, mentre il 65% lo considera solo parzialmente preparato.
È proprio su questo terreno che il finance è chiamato ad assumere un ruolo più strategico. Il 77% dei finance leader italiani afferma infatti che la funzione finance è pienamente o prevalentemente responsabile della supervisione degli investimenti in AI e delle relative performance. Una responsabilità che amplia il perimetro tradizionale del finance, sempre più coinvolto non solo nel controllo dei costi, ma anche nella valutazione dell’impatto delle iniziative di trasformazione digitale.
“Questi dati raccontano una fase molto chiara per le aziende italiane: l’AI è già entrata nei processi operativi e viene riconosciuta come una leva concreta di produttività e crescita. La sfida, oggi, non è più convincere le imprese a investire nell’intelligenza artificiale, ma costruire le condizioni perché questi investimenti siano governati e sostenibili nel tempo” – ha commentato Luca Scagliarini, Finance Transformation Advisor di Soldo. “Quando l’adozione dell’AI procede senza una governance adeguata, il rischio è che l’innovazione cresca in modo frammentato, con strumenti acquistati dai singoli team, costi poco visibili e potenzialmente fuori controllo, oltre a responsabilità non sempre chiare. In questo contesto, la funzione finance può svolgere un ruolo decisivo: non come freno all’innovazione, ma come punto di equilibrio tra agilità, controllo e creazione di valore.”

























































