
Le aziende italiane stanno ridefinendo le proprie strategie infrastrutturali alla luce di nuove priorità legate a sovranità del dato, resilienza operativa, sostenibilità economica e gestione del rischio geopolitico. Ridurre la dipendenza da infrastrutture extra-UE risulta essere una priorità. È quanto emerge dalla survey “Trend e Priorità ICT 2026: Insight dalla Survey Cloud & Datacenter”, realizzata da Axians Italia su un campione di 102 aziende italiane.
La ricerca fotografa un mercato in evoluzione, nel quale cloud e infrastrutture digitali non vengono più valutati esclusivamente in funzione di performance e scalabilità, ma anche della capacità di garantire controllo, governance del dato e continuità operativa. La crescente complessità normativa e l’attuale scenario geopolitico stanno spingendo le organizzazioni a riconsiderare dove risiedono dati e quanto siano sostenibili e resistenti le architetture adottate.
“Fino a pochi anni fa il tema principale era migrare verso il cloud. Oggi la priorità è capire come governarlo: dove risiedono i dati, quanto sono sostenibili i costi e quanto rapidamente un’organizzazione può reagire a crisi operative o geopolitiche”, commenta Roberto Corraro, Managing Director Axians Italia.
In questo contesto, emerge una forte attenzione verso la localizzazione dei dati aziendali. Nessuna delle organizzazioni coinvolte dichiara di collocare prevalentemente i propri dati al di fuori dell’Unione Europea: il 30% indica l’Italia come area principale di gestione dei dati, il 20% sceglie infrastrutture localizzate all’interno dell’UE, mentre il restante 50% adotta modelli distribuiti su più aree geografiche, confermando la crescente diffusione di architetture ibride e multi-location.
La centralità del tema della sovranità digitale – intesa come capacità di mantenere controllo su dati, workload e dipendenze tecnologiche strategiche – è strettamente collegata alla percezione del rischio geopolitico. Per il 50% degli intervistati, l’attuale scenario internazionale rappresenta un rischio concreto nella gestione dei dati aziendali, mentre un ulteriore 40% lo considera un elemento rilevante da valutare insieme ad altri fattori strategici.
In questo quadro, la ricerca evidenzia come le aziende stiano cercando modelli infrastrutturali capaci di garantire maggiore controllo, trasparenza e resilienza. Tuttavia, il percorso di riduzione della dipendenza da infrastrutture extra europee appare ancora graduale e complesso: il 60% delle aziende ritiene che saranno necessari almeno due anni per completarlo, mentre il 20% stima di poter raggiungere questo obiettivo entro un anno e un ulteriore 20% entro sei mesi. Un dato che conferma come la trasformazione delle architetture digitali richieda investimenti strutturati, competenze specialistiche e una governance sempre più evoluta.
A rendere ancora più complesso questo scenario contribuisce il tema delle competenze cyber. La ricerca mette in luce un mercato che fatica sempre più a reperire professionalità specializzate: l’80% delle aziende non prevede nuove assunzioni in ambito cyber security nei prossimi mesi, mentre soltanto il 20% ipotizza l’inserimento di un numero limitato di specialisti. Il dato riflette non solo la difficoltà nel reperire competenze adeguate, ma anche la crescente tendenza delle organizzazioni ad affidarsi a servizi gestiti e partnership tecnologiche per rafforzare sicurezza, resilienza e continuità operativa.
“Questo studio evidenzia chiaramente come il futuro delle strategie ICT sarà sempre più orientato verso architetture ibride e distribuite, capaci di bilanciare flessibilità, controllo e resilienza. Cloud ibrido, sovranità digitale e cyber resiliency stanno diventando elementi centrali per supportare competitività e continuità operativa delle organizzazioni”, conclude Corraro.
























































