
La competizione per attrarre e trattenere talenti non si gioca più soltanto sullo stipendio. Flessibilità, qualità dell’esperienza lavorativa, benessere e benefit stanno diventando elementi sempre più rilevanti nella costruzione di una proposta di valore delle aziende. Una trasformazione che emerge da una doppia prospettiva: da un lato HR manager e imprenditori prevedono una crescita del welfare nell’agenda del Top management, dall’altro i lavoratori mostrano di considerarlo sempre più concretamente nella valutazione di un datore di lavoro.
È quanto emerge dalla ricerca “Circular Benefits & Impact. Benefit che generano un engagement sostenibile”, realizzata da Ipsos Doxa per Pluxee Italia. In occasione dell’HR Day del 20 maggio, Pluxee Italia evidenzia alcuni dati dell’indagine che raccontano un cambio di passo: il welfare aziendale non è più percepito solo come un insieme di benefit accessori, ma come uno strumento sempre più strategico per rispondere alle nuove aspettative dei lavoratori, rafforzare l’engagement e rendere le imprese più attrattive.
Secondo la ricerca, il 69% delle imprese ritiene che nei prossimi anni l’attenzione del top management verso lo sviluppo di piani di welfare aziendale crescerà. Nel dettaglio, il 30% prevede che crescerà “sicuramente in modo significativo”, mentre un ulteriore 39% ritiene che aumenterà “probabilmente abbastanza”. Non si tratta solo di una previsione interna alle aziende: questa maggiore attenzione appare coerente con ciò che emerge anche dal target dipendenti, dove il welfare si conferma un elemento sempre più rilevante nella percezione complessiva dell’offerta aziendale.
A confermare questa tendenza è soprattutto l’esperienza diretta delle aziende che hanno già introdotto un piano welfare. Tra queste, la quota di chi prevede una crescita dell’attenzione da parte del top management raggiunge il 77%, contro il 45% tra le imprese che non dispongono ancora di strumenti strutturati. Un divario che mostra come il welfare, una volta implementato, venga percepito con maggiore chiarezza non solo come beneficio per i dipendenti, ma anche come leva organizzativa capace di incidere su engagement, clima interno e capacità di retention.
Il parallelismo con il punto di vista dei lavoratori rafforza questa lettura. Tra i dipendenti che lavorano in aziende con un piano welfare, il 68% dichiara che, a parità di condizioni retributive, un’offerta con un pacchetto welfare migliorativo aumenterebbe la probabilità di cambiare lavoro; una quota che resta sostanzialmente allineata, pari al 69%, anche tra chi oggi non dispone di un piano welfare aziendale. Il dato conferma che il welfare è percepito come una leva di valore non solo da chi lo gestisce in azienda, ma anche da chi ne beneficia o vorrebbe beneficiarne.
Tra le imprese, quelle di medie dimensioni risultano le più ottimiste: il 75% prevede una crescita dell’attenzione manageriale verso il welfare, rispetto al 65% delle piccole imprese. Un segnale che racconta come il tema stia diventando rilevante anche al di fuori delle grandi organizzazioni, coinvolgendo realtà che vedono nel welfare uno strumento per competere meglio sul mercato del lavoro e costruire una proposta più solida per i propri dipendenti.
Questa trasformazione si inserisce in un contesto in cui cambiano anche le aspettative dei lavoratori. Secondo l’indagine, l’83% degli HR manager e imprenditori ritiene che i lavoratori di domani presteranno sempre più attenzione al welfare aziendale nella scelta dell’impresa in cui lavorare. Anche in questo caso, la lettura delle aziende trova una conferma dal punto di vista dei dipendenti: il 78% dei lavoratori, ritiene che,per i lavoratori di domani, la presenza di un piano welfare aziendale rappresenterà un benefit importante e apprezzabile. Benefit, servizi e iniziative di benessere diventano quindi parte integrante dell’employerbranding e della capacità delle aziende di rispondere a bisogni sempre più articolati, che vanno oltre la sola componente retributiva.
“L’HR Day è un’occasione importante per riflettere su come stia cambiando il ruolo del welfare nelle imprese italiane. I dati mostrano chiaramente che non siamo più di fronte a un tema marginale o limitato alla gestione dei benefit, ma a una leva sempre più strategica per costruire organizzazioni attrattive, attente alle persone e capaci di generare engagement nel tempo”, dichiara Anna Maria Mazzini, Marketing & Product Director di Pluxee Italia. “È particolarmente significativo osservare come le aziende che hanno già sperimentato il welfare siano anche quelle più convinte della sua crescita futura: l’esperienza diretta permette di comprenderne meglio l’impatto, non solo sul benessere dei dipendenti, ma anche sulla qualità dell’organizzazione e sulla competitività dell’impresa. Allo stesso tempo, il punto di vista dei lavoratori conferma che questa direzione risponde a un’esigenza reale: il welfare è sempre più parte della percezione di valore dell’offerta aziendale”.
La ricerca evidenzia quindi una convergenza tra imprese e lavoratori: le prime guardano al welfare come leva strategica per rafforzare engagement, attrattività e retention; i secondi lo considerano sempre più un elemento concreto nella valutazione della qualità dell’esperienza lavorativa e nella scelta del datore di lavoro. Per le aziende, investire in welfare significa oggi non solo rispondere ai bisogni delle persone, ma anche costruire una proposta più competitiva e coerente con l’evoluzione del mercato del lavoro.



























































