
Il 2 agosto 2026 segna una tappa importante per l’intelligenza artificiale in Europa. Da quella data, le regole dell’AI Act diventano obbligatorie per molti sistemi di IA che possono influenzare la vita delle persone, ad esempio nelle decisioni su prestiti, lavoro o accesso a servizi. Le scadenze potranno subire variazioni in base agli sviluppi del negoziato europeo ancora in corso, ma la direzione è chiara: i diritti dei cittadini di fronte all’intelligenza artificiale sono ormai riconosciuti dalla legge. Eppure, nonostante la portata di questo evento, molti consumatori non conoscono questo nuovo regolamento e le sue conseguenze.
“L’AI Act rappresenta il primo quadro normativo organico al mondo dedicato all’intelligenza artificiale – dichiara l’avvocato Antonella Votta, referente del Settore Privacy e Nuove Tecnologie di Codici – e punta a garantire maggiore trasparenza, sicurezza e tutela delle persone rispetto all’uso di sistemi automatizzati che possono incidere sulla vita quotidiana dei cittadini”.
Tra le novità più rilevanti c’è il diritto previsto dall’articolo 86, che consente alle persone interessate di ottenere una spiegazione delle decisioni adottate mediante sistemi di intelligenza artificiale classificati come “ad alto rischio” quando tali decisioni producono effetti significativi sulla loro vita. Si tratta di un principio destinato ad assumere un’importanza crescente in settori come il credito, il lavoro, l’istruzione, l’accesso a servizi essenziali e altre situazioni in cui algoritmi e sistemi automatizzati influenzano scelte che riguardano direttamente i cittadini.
“La concreta efficacia di questo nuovo diritto solleva interrogativi che non possono essere ignorati – sottolinea l’avvocato Votta –. Secondo un’analisi pubblicata dall’organizzazione europea per la tutela della privacy Noyb il 16 aprile 2026, su 121 richieste di accesso ai dati personali inviate a grandi aziende nell’ambito del GDPR, l’83,5% non ha ricevuto una risposta corretta e quasi il 30% non ha ricevuto alcuna risposta. Si tratta di dati che evidenziano difficoltà significative nell’applicazione pratica di diritti già esistenti e consolidati”.
Se molte imprese non rispettano pienamente richieste relativamente basilari previste dal GDPR, come verranno gestite le future richieste di spiegazione relative a sistemi di intelligenza artificiale spesso complessi e opachi? Chi garantirà che il cittadino riceva risposte comprensibili, tempestive e realmente utili? Il rischio è che si crei un divario tra i diritti riconosciuti sulla carta e quelli effettivamente esercitabili nella vita reale.
“L’AI Act – aggiunge il legale di Codici – introduce strumenti potenzialmente molto importanti per riequilibrare il rapporto tra consumatori e grandi operatori tecnologici. Senza informazione, vigilanza e meccanismi di enforcement efficaci, questi diritti potrebbero restare sconosciuti ai cittadini e difficili da far valere”.
Codici chiede alle istituzioni nazionali ed europee di avviare campagne informative rivolte ai consumatori sui nuovi diritti introdotti dall’AI Act e di garantire che le autorità competenti dispongano delle risorse necessarie per vigilare sul rispetto delle nuove regole.
“La vera sfida inizia ora: non scrivere nuovi diritti, ma renderli concretamente esigibili – conclude l’avvocato Votta –. Perché un diritto che i cittadini non conoscono o che le imprese non rispettano rischia di trasformarsi in una semplice dichiarazione di principio”.



























































