Axicom: “L’AI non è più un’opzione per le PR. È l’infrastruttura su cui il mestiere si sta riscrivendo”

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Chiara Possenti, Country Manager di Axicom Italia

Axicom, agenzia globale di comunicazione per brand tecnologici parte di Burson e WPP, ha condotto un’analisi sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore delle relazioni pubbliche, a partire dall’osservatorio privilegiato di chi gestisce ogni giorno campagne PR per alcune delle più rilevanti aziende tech a livello internazionale.

“L’AI non è più un’opzione per le PR: è diventata l’infrastruttura su cui il mestiere si sta riscrivendo”, afferma Chiara Possenti, Country Manager di Axicom Italia. “La vera discontinuità non è tecnologica, sta nella ridefinizione del valore aggiunto del professionista.”

Il contesto italiano ed europeo

In Italia, il mercato dell’AI ha raggiunto 1,2 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 58% in un anno, e l’AI generativa ne rappresenta quasi la metà, secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano. Sul piano professionale, l’USC Annenberg School for Communication colloca gli specialisti PR al 23° posto tra le professioni più esposte all’impatto dell’AI, con la categoria più ampia dei media e communication worker al primo posto.

Il punto di vista di Axicom

Secondo l’analisi dell’agenzia, l’AI porta guadagni operativi misurabili – dalla produzione di contenuti al monitoraggio della reputazione in tempo reale – ma lascia irrisolte tre questioni critiche per il settore:

· Omologazione narrativa: quando tutti usano gli stessi strumenti, il rischio concreto è che le storie si assomiglino

· Bias culturale: i principali modelli linguistici sono addestrati su dataset a prevalenza anglosassone, con ricadute concrete sulla comunicazione in mercati come quello italiano

· Responsabilità editoriale: la paternità dei contenuti generati algoritmicamente resta un tema aperto per agenzie, clienti e media

“Chi userà l’AI solo per fare più velocemente ciò che faceva prima vedrà probabilmente erodere il proprio spazio”, conclude Possenti. “Il vantaggio competitivo resterà nelle mani di chi saprà usarla per interpretare i dati, guidare la narrazione e costruire fiducia in un ecosistema informativo sempre più frammentato.”