Il dibattito sulla sostenibilità si concentra sempre più sulla capacità delle imprese di tradurre gli obiettivi ESG in risultati concreti, un tema ancora più attuale in vista della EU Green Week 2026, dedicata al tema “Investing in a nature-positive economy”. Per le imprese questo obiettivo passa anche dalla capacità di rinnovare la loro infrastruttura tecnologica. Infrastrutture […]

Il dibattito sulla sostenibilità si concentra sempre più sulla capacità delle imprese di tradurre gli obiettivi ESG in risultati concreti, un tema ancora più attuale in vista della EU Green Week 2026, dedicata al tema “Investing in a nature-positive economy”.

Per le imprese questo obiettivo passa anche dalla capacità di rinnovare la loro infrastruttura tecnologica. Infrastrutture più moderne, efficienti e integrate permettono, infatti, di ridurre consumi e sprechi, governare meglio i dati e sostenere modelli di business più resilienti e sostenibili.

Secondo lo studio “Building business value through sustainable modernization and resilience” di Kyndryl, oltre due terzi dei CEO vedono nella sostenibilità un’opportunità di crescita, ma il passaggio dalla visione all’esecuzione resta tutt’altro che semplice. Nonostante l’85% delle organizzazioni la consideri una priorità strategica, solo il 17% degli intervistati ha finora trasformato la sostenibilità in una leva concreta di innovazione, efficienza e resilienza operativa.

Non investire in questo campo comporta una maggiore esposizione a pressioni crescenti da parte degli investitori, a una domanda energetica in aumento, a costi futuri incerti, a requisiti di compliance in continua evoluzione e a rischi climatici sempre più rilevanti.

Di seguito tre leve attraverso cui la modernizzazione tecnologica può contribuire in modo misurabile agli obiettivi di sostenibilità delle imprese:

  1. L’efficienza infrastrutturale ed energetica: la sostenibilità comincia dalla base dello stack tecnologico: hardware sovradimensionato o obsoleto, apparati inefficienti, sistemi legacy e data center non ottimizzati aumentano consumi elettrici, esigenze di raffreddamento e costi operativi. Interventi come il right-sizing dell’infrastruttura e l’ottimizzazione del cloud possono quindi ridurre in modo significativo l’intensità energetica dell’IT. A titolo di esempio, una compagnia assicurativa nordamericana ha migrato parte dei workload in cloud registrando una riduzione dell’87% dei consumi energetici del data center e l’azzeramento delle emissioni market-based associate.
  2. La razionalizzazione di dati, applicazioni e workload: la gestione dei dati in ambienti ibridi, dove grandi volumi di informazioni ridondanti, non strutturate o inutilizzate alimentano sprechi di storage, capacità computazionale e consumo energetico è una leva fondamentale. Modernizzare significa anche intervenire su data governance, eliminazione dei dark data, razionalizzazione applicativa e ottimizzazione dei processi, così da ridurre la complessità operativa, migliorare le performance e creare una base più solida per analytics, AI e compliance.
  3. Un’adozione dell’AI più efficiente e governata: l’intelligenza artificiale rappresenta una leva fondamentale per passare da una sostenibilità reattiva a una gestione più predittiva dei consumi di energia e di risorse. Allo stesso tempo, però, la crescita dei carichi AI può amplificare il fabbisogno energetico delle infrastrutture. Per questo la modernizzazione è decisiva: servono architetture aggiornate, pratiche di governance robuste e modelli di esecuzione più efficienti in modo che questa tecnologia possa contribuire ad ottimizzare l’allocazione delle risorse, ridurre gli sprechi e migliorare il ritorno degli investimenti.

Integrare la sostenibilità nella strategia tecnologica è una leva competitiva, non solo una scelta ambientale. Modernizzare infrastrutture, dati, applicazioni e modelli operativi consente alle organizzazioni di ridurre i costi, migliorare le performance e trasformare gli obiettivi ESG in valore misurabile nel lungo periodo.