AME ha sviluppato il primo sistema di monitoraggio che, mediante sensori hi-tech attivi, l’integrazione di AI e big data e lo sviluppo di algoritmi proprietari, consente di calcolare in tempo reale l’Indice di Sicurezza ed Efficienza (ESI).

sicuro il tuo ambiente di lavoro

La sicurezza sul lavoro è ancora una grande questione aperta, secondo i recenti dati comunicati dall’INAIL: nonostante la normativa specifica e gli obblighi imposti alle aziende per la messa in sicurezza degli spazi di lavoro vedano la quasi totalità delle aziende conformi e il numero delle morti bianche registrate in diminuzione, nei primi sette mesi del 2022 gli infortuni professionali risultano aumentati del 41%.

Una fotografia che dimostra come l’approccio dell’attuale legge, basato prevalentemente su obblighi relativi alla formazione e alla dotazione di DPI, non sia più sufficiente.

La normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro si articola in molti aspetti: si va dalla formazione alle procedure e, sul campo, all’impiego di DPI – Dispositivi di Protezione Individuale, che agiscono sulla riduzione degli effetti dell’incidente, la cosiddetta sicurezza passiva, ma non sulla prevenzione degli stessi a monte, ovvero la sicurezza attiva. Inoltre, alcune tipologie di incidente risultano non ‘proteggibili’ e devono quindi essere prevenute.

 Come? Sviluppando un uso adeguato della tecnologia in un’ottica di prevenzione del rischio” – ha spiegato Claudio Salvador, Owner e Presidente di AME – Advanced Microwave Engineering, azienda hi-tech specializzata in tecnologie per la sicurezza sul lavoro con sede a Firenze e a Stoccarda e una rete di oltre 1100 clienti e partner distribuiti in oltre 20 paesi su tutti i continenti.

Negli oltre 20 anni di ricerca e sviluppo di soluzioni integrate di Safety & Security in ambito Tunnelling & Construction, Infralogistics e Industry, AME si è specializzata appunto nella sicurezza attiva, sviluppando soluzioni (la famiglia EgoPro) composte da moduli integrati capaci prima di tutto di rilevare (sensori) in tempo reale e poi mitigare (attuatori) i rischi di incidente che si possono verificare in contesti operativi complessi, anche quando l’operatore non sia in grado di farlo autonomamente. Queste soluzioni sono talmente

modulari, scalabili, flessibili, tra loro integrabili e componibili, che possono essere adattate alle esigenze di sicurezza di ogni specifico ambiente.

Le nostre soluzioni consentono una rilevazione oggettiva delle situazioni di rischio che non risente dei limiti tipici del giudizio soggettivo degli operatori e sono in grado di generare dati che possono essere poi gestiti per analisi più approfondite a posteriori – ha precisato Filippo Bonifacio, CEO e Vice Presidente di AME – Il tutto dà origine a una vera e propria dashboard della sicurezza, chiara e immediata, sia per l’operatore che per il manager, che permette di visualizzare tutte le informazioni in tempo reale e di intervenire in modo tattico e puntuale su una serie di aspetti che portano a elevare la sicurezza degli operatori”. 

Un esempio concreto: se un lavoratore a piedi si trova a una certa distanza da un carico movimentato da un carrello o da una gru, è possibile accendere un segnale o generare un suono che avverta il driver del mezzo in merito al rischio. Meglio ancora, se il lavoratore si trova addirittura più vicino, è possibile decidere se rallentare la macchina o bloccarla del tutto e fare sì che questo processo si attivi automaticamente. Questo perché una manovra non perfetta o un carico non posizionato correttamente possono rappresentare un caso tipico di “near-miss”, evento intrinsecamente pericoloso che, solo per l’instaurarsi di situazioni fortuite, non ha ancora provocato danni a persone o a cose.

Ma non solo. Poiché l’impegno verso una maggiore sicurezza non deve andare a discapito della produttività, AME ha sviluppato anche l’ESI – Efficiency & Safety Indicator, il primo coefficiente in grado di fornire in tempo reale la fotografia dello stato di sicurezza ed efficienza di qualsiasi impianto. 

Attraverso l’analisi predittiva basata sui Big Data e grazie all’utilizzo di strumenti di IoT e Machine Learning, l’ESI è il risultato dell’elaborazione dei dati di tutte le detection ambientali effettuate da sensori e dispositivi wearable “ponderati” secondo specifici parametri e quindi sintetizzati in un numero reale da 0 a 1, visualizzabile sui display aziendali. Quanto più questo si avvicina a zero, tanto più l’impianto o l’ambiente di lavoro è sicuro ed efficiente.

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Questo indice consente ai responsabili degli impianti di monitorare l’ambiente di lavoro su base quotidiana, settimanale o mensile e di verificare l’efficacia dell’integrazione di sistemi avanzati di sicurezza attiva che comprendono l’anticollisione tra veicoli, carroponti e operatori, la gestione delle autorizzazione e degli accessi, il tracking del personale, la comunicazione interna dell’impianto e la gestione degli allarmi.

Il prossimo obiettivo di AME sarà quello di portare l’ESI dalla dimensione aziendale alla dimensione individuale, al fine di responsabilizzare ogni singolo lavoratore e ridurre progressivamente l’incidenza delle morti bianche e degli infortuni sull’ ambiente di lavoro.

Con un nuovo approccio è possibile ingaggiare, nel processo di miglioramento delle condizioni di sicurezza, tutti gli operatori a tutti i livelli in modo diretto e immediato, migliorando così un elemento fondamentale che è la cultura diffusa della sicurezza e della responsabilità soggettiva – ha aggiunto Claudio Salvador – Tutto ciò dovrebbe essere oggetto di un focus diretto da parte delle istituzioni e di enti preposti come INAIL: oltre al primario effetto di una riduzione importante degli incidenti, avrebbe l’indubbio vantaggio di una corrispondente riduzione dei costi che inevitabilmente ogni incidente porta con sé”. 

Tutto ciò mentre il Quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027 inserisce tra le 3 priorità chiave proprio “la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali e l’adoperarsi per raggiungere un approccio «Visione Zero» rispetto alla mortalità connessa al lavoro”.

La nostra esperienza ci dice che esiste una notevole resistenza all’innovazione e una grande difficoltà anche nell’accesso a finanziamenti specifici che potrebbero in vario modo favorire lo sviluppo di questa nuova visione i cui confini sono a tutt’oggi difficili da definire. Laddove si investe molto in tecnologia per l’incremento della produttività, dalla robotica all’automazione fino al 4G e all’intelligenza artificiale, molto poco si fa per salvaguardare l’incolumità e la vita dei lavoratori nell’ambiente di lavoro” – ha concluso Filippo Bonifacio.