
La stragrande maggioranza dei leader delle risorse umane (9 su 10) ritiene che la mancanza di doti e capacità umane rappresenti un rischio concreto per l’innovazione. Questo dato, emerso dalla nuova ricerca di International Workplace Group – leader globale nelle soluzioni di lavoro ibrido con brand come Spaces e Regus –, riflette la nascita della “Human Skills Economy“, una nuova fase in cui empatia, capacità di giudizio, creatività e leadership diventano strumenti fondamentali per il raggiungimento dei risultati aziendali.
Sebbene lo studio evidenzi come l’intelligenza artificiale stia guidando il cambiamento più profondo nel modo di vivere e lavorare degli ultimi decenni – in questo scenario di rapida trasformazione – il successo delle imprese dipende sempre più dalla capacità delle aziende di far collaborare in armonia persone e tecnologia.
L’ascesa della tecnologia e il divario di competenze in azienda
L’intelligenza artificiale è ormai profondamente integrata nei flussi di lavoro quotidiani, dato confermato dallo studio, secondo cui il 73% dei team che lavorano in modalità ibrida utilizza già strumenti come ChatGPT e l’82% delle aziende offre formazione specifica sull’AI. Tuttavia, i responsabili delle risorse umane evidenziano la necessità di accelerare: difatti meno della metà del campione (45%) dichiara di colmare efficacemente il divario di competenze, indicando che molte organizzazioni sono ancora indietro nell’uso efficace dell’AI.
Un nuovo modello di performance
Con la contrazione del mercato del lavoro, in particolare per le posizioni entry-level, diminuite del 29%** a livello globale tra l’inizio del 2024 e la fine del 2025, le aziende si trovano a dover ridefinire i criteri con cui valutano il valore e il potenziale dei candidati. Sebbene la Generazione Z vanti maggiore familiarità con la tecnologia, le sole competenze tecniche non bastano più. Il vero elemento di differenziazione è l’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale (AI Literacy): ovvero la capacità di applicare concretamente questi strumenti nel lavoro quotidiano per sbloccare produttività e pensiero laterale. La ricerca mostra che quasi due terzi dei dipendenti più giovani stanno già supportando i colleghi nell’adozione dell’intelligenza artificiale, attraverso formazione pratica o integrando questi strumenti nei flussi di lavoro quotidiani.
In questo contesto, la tecnologia gestisce i compiti ripetitivi, mentre le capacità umane definiscono il valore a lungo termine. Difatti i responsabili delle risorse umane indicano chiaramente i limiti della tecnologia: il 65% afferma che l’intelligenza artificiale non potrà mai replicare l’empatia umana, il 64% ritiene che sia carente nei processi decisionali complessi e il 53% dichiara che la leadership rimarrà una prerogativa umana. Allo stesso tempo, i confini continuano a evolversi, tanto che solo il 40% degli intervistati ritiene che la creatività rimarrà del tutto fuori dalla portata della tecnologia.
Il valore delle doti umane
Anche a fronte dell’espansione dell’automazione, le competenze umane stanno diventando la fonte più duratura di vantaggio competitivo. Sebbene il 40% dei leader HR dichiari che la mancanza di competenze tecnologiche possa penalizzare un candidato, ben due terzi (66%) affermano che la capacità dei candidati di mostrare doti umane è l’elemento che conta di più in fase di assunzione, superando l’esperienza, le competenze tecniche e il titolo di studio. Questo cambiamento si riflette anche nei criteri di selezione: il 45% dei datori di lavoro dichiara di cercare elementi di contesto attorno ai cambiamenti di carriera e ai periodi di inattività, per comprendere meglio l’esperienza complessiva e la traiettoria di un candidato.
Il lavoro ibrido si sta rivelando l’ecosistema ideale per coltivare queste capacità, difatti il 55% dei leader HR concorda sul fatto che i contesti di lavoro flessibili siano i più efficaci per coltivare fiducia e collaborazione, supportando persone e tecnologia a cooperare come alleati.
Mark Dixon, CEO e Fondatore di International Workplace Group, ha commentato: “Ogni grande transizione tecnologica ha ridefinito il nostro modo di lavorare: dalla nascita di Internet alle e-mail, fino agli smartphone. L’intelligenza artificiale non fa eccezione, ma ciò che rende unico questo momento sono la velocità e la portata del cambiamento. Alcuni ruoli si evolveranno o scompariranno, mentre ne emergeranno di completamente nuovi. Come sempre, le organizzazioni che oppongono resistenza alla trasformazione rimarranno indietro. Un vantaggio chiave andrà a chi saprà unire l’efficienza dell’intelligenza artificiale alle competenze umane che guidano l’innovazione, la leadership e la crescita“.


























































