
L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane è raddoppiata nel corso del 2025, passando dall’8,2% al 16,4% delle aziende con almeno 10 addetti. Una crescita che, a prima vista, sembrerebbe rassicurante. Ma i numeri del Report Marketing01 — Digitalizzazione e Intelligenza Artificiale nelle PMI Italiane 2025-2026 raccontano una storia più complessa — e più preoccupante.
Perché dietro quella percentuale raddoppiata si nasconde un paradosso: mentre l’IA penetra nelle grandi organizzazioni, il tessuto produttivo italiano — fatto per oltre il 96% di piccole e medie imprese — arranca. L’83,6% delle imprese italiane non utilizza ancora alcuna forma di intelligenza artificiale. E il gap con le grandi aziende, lungi dal ridursi, si è allargato a 37,4 punti percentuali.
I NUMERI CHIAVE
16,4% Adozione IA nelle imprese italiane (2025) — era 8,2% nel 2024
83,6% Imprese italiane che non utilizzano ancora alcuna forma di IA
53,1% vs 15,7% Il divario IA tra grandi imprese e PMI nel 2025
37,4 punti L’ampiezza del gap dimensionale, da 20 punti nel 2023 a oggi
Il grande divario: le grandi corrono, le PMI inseguono
I dati del rapporto Istat ICT 2025, elaborati da Marketing01, fotografano con precisione chirurgica la frattura digitale che attraversa il sistema produttivo italiano. Le aziende con 250 o più addetti hanno raggiunto il 53,1% di adozione dell’IA. Le PMI — quelle da 10 a 249 dipendenti, che rappresentano la spina dorsale dell’economia nazionale — si fermano al 15,7%. Tre anni fa il differenziale era di circa 20 punti. Oggi è di 37,4.
Le barriere dichiarate dalle imprese che hanno valutato l’adozione senza realizzarla parlano chiaro: il 58,6% indica la mancanza di competenze interne come ostacolo principale, seguita dall’incertezza normativa legata all’AI Act (47,3%) e dalle preoccupazioni su privacy e sicurezza dei dati (43,2%).
Il confronto europeo: l’Italia recupera, ma non abbastanza
Nel panorama europeo, l’Italia — con il 16,4% di adozione IA — si colloca ancora sotto la media UE27 (19,95%), superata da Spagna (20,3%), Germania (19,75%) e Francia (18,2%). I Paesi nordici rimangono irraggiungibili: Danimarca al 42%, Finlandia al 38%, Svezia al 35%.
Il segnale positivo è nel tasso di crescita: il +8,2 punti percentuali registrato dall’Italia nel 2025 supera la media continentale (+6,5 pp). Ma convergere non significa ancora competere. E ogni anno di ritardo ha un costo reale: le imprese digitalizzate vantano una produttività superiore del 12% rispetto alle non digitalizzate e una propensione all’export superiore del 67%.
IA e marketing: un’opportunità che le PMI ancora non colgono
Solo il 26,7% delle PMI italiane utilizza l’IA per ottimizzare campagne pubblicitarie o generare contenuti, contro una media europea del 34,2% (Eurostat 2025). Il 56% delle piccole imprese non misura nemmeno il ritorno del proprio investimento in marketing (Ivemind, 2026). Eppure i dati sui rendimenti sono inequivocabili:
- Meta Ads con ottimizzazione IA: ROI stimato tra il 150% e il 400%
- Email marketing con personalizzazione IA: ROI medio del 3.600%
- Content marketing con IA generativa: ROI tra il 200% e il 600% nel medio-lungo termine
- Campagne con ottimizzazione predittiva: riduzione del costo per acquisizione fino al 28%
Nel 2025, il mercato pubblicitario digitale italiano ha superato i 6 miliardi di euro netti (+9% rispetto al 2024), con l’AI-driven advertising che pesa per oltre il 40% della spesa programmatica.
La nuova frontiera: posizionarsi dove si fanno le ricerche di domani
ChatGPT, Google Gemini e le piattaforme di intelligenza artificiale generativa stanno diventando strumenti di ricerca a tutti gli effetti. Le logiche di visibilità online, costruite negli ultimi vent’anni attorno al posizionamento su Google, stanno cambiando rapidamente. Secondo le stime di Gartner, entro il 2027 il 25% delle interazioni di marketing B2C sarà gestito in modo autonomo da agenti IA.
Per le PMI italiane, questo significa una cosa concreta: il momento per agire non è tra un anno. È adesso.
«Il 2025 ha segnato l’esplosione dell’IA nel mercato italiano. Il 2026 è l’anno del consolidamento: la sfida delle PMI non sarà adottare la tecnologia, ma trasformarla in crescita reale. I dati che abbiamo raccolto ci dicono che la finestra di vantaggio per chi si muove ora è ancora aperta — ma non lo sarà a lungo.» ha spiegato Paolo Bomparola, CEO e Fondatore di Marketing01.
SPUNTI DI NOTIZIABILITÀ
Angolature editoriali consigliate per la ripresa del comunicato:
- Il paradosso italiano: l’adozione IA raddoppia in un anno ma l’83,6% delle imprese è ancora fuori. Un dato utile per aperture di pagina su economia e innovazione.
- Il gap Nord-Sud: le PMI del Nord-Ovest adottano l’IA al 31,4%, quelle del Sud si fermano al 19,8%. Un angolo di taglio per testate regionali e meridionali.
- Il confronto europeo: Italia al 16,4%, media UE al 19,95%, Danimarca al 42%. L’Italia recupera terreno ma rimane sotto la media. Tema rilevante per testate economiche e di politica industriale.
- Le PMI e il marketing invisibile: il 56% delle piccole imprese non misura il ritorno del proprio investimento pubblicitario. Angolo di servizio, utile per supplementi di economia e rubricato PMI.
- La nuova frontiera AIO: ChatGPT e Gemini diventano motori di ricerca e le PMI non lo sanno ancora. Angolo tech, adatto a sezioni digitale e innovazione.
- Il costo dell’immobilità: le imprese digitalizzate hanno una produttività superiore del 12% e una propensione all’export superiore del 67%. Tema di politica economica e competitività di sistema.
- L’Agentic AI: entro il 2027 il 25% delle interazioni di marketing B2C sarà gestito da agenti IA autonomi (Gartner). Angolo di scenario e prospettiva, adatto a format di approfondimento.





























































