La convergenza strategica tra transizione digitale e sostenibilità ecologica è il terreno su cui si decide il successo di un’impresa.

Twin Transition - digital pexels

La Twin Transition – ovvero la convergenza strategica tra transizione digitale e sostenibilità ecologica – è il terreno di gioco quotidiano su cui si decidono la competitività e il successo delle aziende, in Italia e nel mondo. C’è, però, un grosso problema: per governare al meglio questo viaggio servono le giuste competenze e spesso è difficile individuarle.

“Può succedere – precisa Alessandro Rosati, CEO di agap2, multinazionale di consulenza operativa specializzata nel mondo dell’ingegneria e dell’IT – che si tenda a considerare il digitale e il green come due capitoli separati dell’innovazione, ma questo approccio è totalmente superato. Se volessimo trovare una similitudine, potremmo dire che la digitalizzazione è il sistema nervoso della sostenibilità e, senza una raccolta dati intelligente, un’analisi predittiva efficace e l’automazione dei processi, la sostenibilità rimane un’intenzione astratta, non un risultato concreto. La Twin Transitionè, in sostanza, l’ingegnerizzazione della responsabilità aziendale”.

Il vero collo di bottiglia in questa trasformazione non è la mancanza di tecnologia, ma la carenza di profili professionali in grado di governarla in modo strategico e di trasformare questo cambiamento in una opportunità concreta per le aziende.

In questo momento, il mercato richiede una nuova categoria di professionisti. Non bastano più ingegneri puramente ‘hard’ o esperti IT puri, ma servono persone che comprendano il ciclo di vita dell’impronta carbonica di un processo quanto le architetture dei dati che lo gestiscono. La competenza tecnica deve essere affiancata dal systems thinking, ovvero la capacità di vedere l’impatto di una scelta tecnologica sull’intero ecosistema aziendale e ambientale.

Per ingegnerizzare la responsabilità aziendale, in altre parole, servono figure ibride che sappiano leggere i dati con una lente ecologica.

Sustainability data architect: è l’evoluzione dell’architetto dei dati tradizionale. Non si occupa solo di strutturare database, ma di costruire l’infrastruttura necessaria per misurare l’impronta carbonica in tempo reale. Disegna i sistemi che raccolgono dati dai sensori IoT e dai processi industriali per trasformarli in KPI di sostenibilità. Senza questo professionista non esiste l’analisi predittiva e la sostenibilità rischia di rimanere soltanto un’intenzione astratta.

Green IoT & automation engineer: rappresenta il braccio operativo della transizione. Unisce le competenze di ingegneria dell’automazione alla capacità di ottimizzare le risorse. Implementa soluzioni di Smart Manufacturing dove l’automazione non serve solo a produrre di più, ma a produrre con meno scarti e meno energia.

Life cycle assessment (LCA) specialist (con focus IT): è l’esperto del ciclo di vita del prodotto che utilizza software avanzati e intelligenza artificiale per simulare l’impatto ambientale di ogni scelta ingegneristica. Valuta l’intero ciclo di produzione di un determinato prodotto e suggeriscemateriali o modifiche nel design che riducano l’impronta ambientale.