Nel 19% dei casi la gestione viene affidata al commercialista, segnale di un approccio che resta spesso legato agli adempimenti più che alla pianificazione strategica.

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L’economia italiana si trova in una fase di svolta. L’aumento della complessità dei mercati, l’accelerazione tecnologica e l’internazionalizzazione dei modelli di business hanno profondamente cambiato il modo di fare impresa. In questo scenario, le PMI non possono più affidarsi all’intuizione o a pratiche consolidate : la gestione finanziaria ha smesso di essere una funzione di back office per diventare una leva strategica fondamentale, capace di incidere direttamente sulla competitività e sulla crescita. È in questo contesto che si inserisce la nuova ricerca realizzata da Qonto.

L’indagine fotografa una funzione finance ancora fragile e poco strutturata nelle PMI italiane. In oltre 3 aziende su 10 è l’imprenditore a occuparsi direttamente della strategia finanziaria, mentre solo il 21,7% delle aziende può contare su un CFO interno dedicato. Nel 19% dei casi la gestione viene affidata al commercialista, segnale di un approccio che resta spesso legato agli adempimenti più che alla pianificazione strategica. Ancora residuale il ricorso a soluzioni alternative, come CFO fractional o consulenti esterni, scelti appena dal 4,5% del campione. Colpisce, infine, che quasi un quarto delle imprese dichiari di non avere alcuna gestione finanziaria strutturata

“La gestione finanziaria nelle PMI italiane è ancora troppo spesso concentrata sull’imprenditore o gestita in modo non strutturato, mentre solo una minoranza può contare su una guida finanziaria dedicata”, commenta Lorenzo Pireddu, Managing Director Sud Europa di Qonto. “Questo limite incide direttamente sulla capacità di prendere decisioni informate, pianificare la crescita e affrontare contesti di mercato sempre più complessi. Insieme a yourGroup      vogliamo offrire un modello concreto per portare una mentalità finanziaria più evoluta anche nelle aziende che non hanno un CFO a tempo pieno, affiancando visione strategica e tecnologia per trasformare i dati in un reale vantaggio competitivo”.

” Il ruolo del CFO è cambiato profondamente negli ultimi anni: non è più solo il custode dei numeri, ma un vero partner strategico del business”, sottolinea Andrea Pietrini, Chairman di YOURgroup e Managing Partner di yourCFO. “Oggi al CFO si chiede di leggere i segnali del mercato, interpretare i dati e tradurli in decisioni che guidino crescita, investimenti e sostenibilità finanziaria dell’impresa. La sua responsabilità non si limita alla correttezza dei conti, ma riguarda sempre più l’allocazione del capitale, la gestione della liquidità e la costruzione di una struttura finanziaria solida. In un contesto economico complesso e in continua evoluzione, il CFO diventa quindi una figura chiave per accompagnare le aziende – soprattutto le PMI – nelle scelte strategiche che determinano il loro futuro”.

Questa situazione si riflette anche nella percezione del valore di una figura finanziaria con un ruolo strategico. Solo il 18,7% delle imprese afferma di stare già valutando l’inserimento di un CFO o di un responsabile finance dedicato, mentre il 12,8% ne riconosce l’utilità ma dichiara di non poterselo permettere. La quota più consistente, pari al 34%, ritiene che le dimensioni aziendali non rendano necessario questo ruolo, mentre il 36,9% ammette di non aver mai preso in considerazione questa possibilità, evidenziando come il tema sia ancora poco presente nell’agenda strategica di molte PMI.

In linea con questo scenario, anche il livello di maturità della funzione finance viene percepito come ancora in evoluzione. Nella maggior parte dei casi, le imprese la considerano mediamente matura nel supportare le decisioni strategiche, andando oltre la sola reportistica tradizionale. Resta però significativa la quota di aziende che la giudica ancora poco sviluppata, mentre solo una minoranza la definisce davvero avanzata. Un quadro che conferma come, per molte PMI, ci sia ancora un ampio margine di crescita nel rafforzare il ruolo strategico della finanza.     .

Le priorità attuali delle imprese risultano prevalentemente operative. Il 29,6% indica il controllo dei costi come principale area di attenzione, seguito dall’efficienza operativa (22,7%) e dalla digitalizzazione e dai sistemi (13,3%). La liquidità e la gestione del cash flow, temi centrali in un contesto macroeconomico incerto, sono citati solo dal 12,8%, mentre l’accesso al credito e al funding scende all’8,4%. Ancora più marginali risultano reporting e governance, indicati dal 4,4% del campione. È inoltre significativo che il 44,3% degli intervistati dichiari “non applicabile” o di non essere un CFO, a conferma del fatto che molte aziende non dispongono ancora di una funzione finance formalizzata.

Guardando ai prossimi dodici mesi, emerge con chiarezza l’urgenza di rafforzare struttura e competenze. Per il 42,9% delle aziende la priorità assoluta è l’organizzazione e la formazione del team finance, seguita dal controllo di gestione (24,6%), dal miglioramento della relazione con banche e investitori (19,7%) e dalla pianificazione di cassa (18,7%), insieme all’adozione di strumenti finanziari alternativi (18,7%). Più indietro temi come ERP e qualità del dato, citati solo dal 7,9%.