
Cosa succede quando due avatar della stessa persona, gestiti dall’intelligenza artificiale, iniziano a dialogare? Finiscono sempre per litigare, rivendicando ciascuno la vera identità. Un’opera che certamente apre un dibattito profondo e presentata nel cuore del Milano Innovation District (MIND) — il milione di metri quadri dedicato all’innovazione che ha preso vita là dove nel 2015 sorgeva l’Expo.
Ha debuttato infatti oggi, in anteprima italiana, la mostra Interface: una doppia installazione che mette faccia a faccia arte contemporanea, intelligenza artificiale e realtà virtuale attraverso lo sguardo di due artisti albanesi.
La presentazione si è svolta nell’ambito della MIND Innovation Week (11–16 maggio), giunta alla quarta edizione, una manifestazione che Salvatore Amura, amministratore delegato di Valore Italia, ha descritto come «una celebrazione annuale in cui apriamo le porte e diventiamo un palcoscenico per la ricerca e la frontiera, tenendo sempre al centro la persona umana».
L’area del MIND, sviluppata attraverso una concessione novantanovennale tra pubblico e privato, ospita già sessanta organizzazioni attive — scuole, aziende, laboratori, oltre 100 startup, centri di ricerca, il supermercato Esselunga senza personale — e Interface si inserisce in questo ecosistema come un esperimento di contaminazione tra discipline.
Due opere, una crisi d’identità
La mostra, curata da Elton Koritari — tra i curatori albanesi più riconosciuti a livello internazionale, già alla guida di una delle ultime edizioni del Padiglione albanese alla Biennale di Venezia — presenta due lavori distinti ma accomunati da un tema: l’identità di un popolo balcanico.
La prima opera è un’installazione in realtà virtuale firmata da Ardian Isufi. Attraverso un percorso visivo ispirato alle rovine del territorio albanese — rielaborate con il linguaggio del rollercoaster — l’artista bilancia ironia e denuncia, trasformando i segni del degrado in un’esperienza immersiva che oscilla tra il gioco e la riflessione sulla crisi che affligge certi territori.

La seconda installazione, quella che ha catalizzato maggiore attenzione durante la presentazione, è opera di Shuk Orani, presente in sala. L’artista ha costruito un sistema in cui il suo stesso avatar dialoga con un secondo avatar di se stesso: due intelligenze artificiali che condividono la medesima identità, alimentate da quattro anni di ricerca sviluppata in collaborazione con l’Università di Amburgo e con il contributo di Dario Ghibellini, esperto di AI con venticinque anni di esperienza nel settore.
Il progetto nasce da una crisi profonda: quella dell’identità albanese post-comunismo.
«Dopo cinquant’anni di chiusura totale, in cui veniva detto e fatto solo quello che decideva il governo, oggi l’80% della popolazione albanese si trova sparsa per il mondo», ha raccontato Shuk Orani. «Chi è rimasto e chi è partito condividono la stessa mancanza: nessuno ha ancora trovato il proprio posto e la propria storia. Interface nasce dal desiderio di trovare un equilibrio, un punto di incontro».
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Arte, restauro e tecnologia: un conubbio vincente
La mostra è stata ospitata grazie alla collaborazione tra MIND e Valore Italia, istituzione che a Milano gestisce Restauro Botticino una delle quattro grandi scuole italiane di restauro — assieme a Opificio delle Pietre Dure, ICR di Roma e La Venaria Reale — con sede proprio all’interno del distretto. Nelle adiacenze dell’installazione, gli studenti della laurea magistrale lavorano su pezzi provenienti dai principali musei nazionali: tra i manufatti in restauro al momento della visita, un paliotto trecentesco di Sant’Ambrogio, frammenti del Duomo di Milano, opere della Pinacoteca di Brera.
Valore Italia ha sviluppato negli anni un protocollo innovativo in collaborazione con l’ospedale Galeazzi e l’Università Statale di Milano: le opere vengono trasportate dopo le diciotto — a struttura chiusa al pubblico — e sottoposte a radiografie, TAC e schermografie con macchinari di ultima generazione.
«La parte principale del restauro non è il restauro stesso, è la diagnostica che si fa prima», ha spiegato Salvatore Amura. «Solo così si capisce come intervenire, si identificano i materiali, le soluzioni, le tipologie di intervento.» Un approccio che ha attirato l’attenzione di università americane e canadesi — Columbia, New York Tech, Laval, McGill — con cui è in corso un programma di cooperazione internazionale.
Intelligenza artificiale e patrimonio culturale: le domande aperte
L’Innovation Week non si chiuderà senza affrontare di petto le implicazioni dell’AI nel mondo della cultura: giovedì è previsto un incontro con i direttori dei principali musei nazionali e internazionali per capire come l’intelligenza artificiale stia cambiando la vita delle istituzioni culturali, tanto dal lato dei visitatori quanto da quello dei laboratori di ricerca.
Interface resta aperta al pubblico negli spazi di MIND fino al termine della settimana. L’ingresso è libero.


























































