Tracciare la provenienza dei prodotti non è solo un obbligo normativo, è la chiave per costruire supply chain più intelligenti e resilienti

La Legge di Bilancio 2026 - digitalizzazione - digitale - - flessibilità costa dipendere dalle tecnologie - tecnologie di frontiera - EUDR pixabay

Il Regolamento europeo EUDR (EU Deforestation Regulation, n. 2023/1115) rappresenta molto più di un adempimento normativo: come sottolinea nel white paper realizzato in collaborazione con Elision, è un’occasione concreta per le aziende di accelerare la propria trasformazione digitale, portando trasparenza e intelligenza lungo tutta la catena di fornitura.

Con l’entrata in vigore dell’EUDR, infatti, la capacità di tracciare in modo puntuale l’origine dei prodotti diventa un requisito operativo e non più solo normativo: senza sistemi in grado di raccogliere, integrare e condividere dati lungo tutta la catena di fornitura, molte imprese rischiano di non riuscire a dimostrare la conformità richiesta e di essere escluse dal mercato.

Il 30 aprile 2026 rappresenta una tappa rilevante, in quanto la Commissione europea è chiamata a valutare eventuali aggiornamenti o revisioni della normativa. Le scadenze operative per le imprese restano fissate al 30 dicembre 2026 per operatori grandi e medi e al 30 giugno 2027 per micro e piccoli operatori.

Da tali date, le imprese che operano sul mercato europeo dovranno dimostrare — con prove documentali — che i propri prodotti non provengono da territori soggetti a deforestazione illegale successiva al 31 dicembre 2020. Un obbligo che riguarda sette filiere chiave — cacao, caffè, olio di palma, legname, gomma, soia e derivati — con un impatto trasversale su settori chiave per il Made in Italy: moda, lusso, automotive, food, design. Chi non si adegua rischia sanzioni non inferiori al 4% del fatturato annuo generato nel mercato UE, oltre a confisca dei prodotti, divieto di vendita ed esclusione dagli appalti pubblici.

Il vero impatto della normativa, però, si scaricherà lungo tutta la filiera, coinvolgendo in modo diretto le PMI, che rappresentano la maggioranza dei fornitori delle grandi aziende. Oggi oltre il 60% delle piccole e medie imprese non è ancora pienamente pronto ad affrontare la transizione digitale necessaria, secondo un’analisi di PwC ed EY.

Il ritardo è ancora più evidente se si guarda alle filiere: in Italia meno del 20% delle aziende utilizza tecnologie avanzate per la gestione e la tracciabilità della supply chain, e solo una quota molto limitata ha sistemi evoluti di monitoraggio, con solo l’11% che raggiunge un livello di maturità elevato secondo i dati Osservatorio Supply Chain del Politecnico di Milano.

Alberto Proverbio Senior Advisor di Tesisquare, ha commentato: LEUDR metterà sotto pressione soprattutto le PMI italiane, dove la gestione della supply chain è ancora in larga parte frammentata e poco digitalizzata. Oggi la sfida concreta è essere in grado di verificare la provenienza delle materie prime, monitorare l’impatto delle attività sui territori e prevenire il rischio di approvvigionamenti da aree deforestate, anche quando non dichiarate come tali dai fornitori. Immagini satellitari integrate con analisi avanzate dei dati permettono di ottenere queste informazioni in modo continuo e affidabile. Senza una visibilità end-to-end e senza dati strutturati, la conformità diventa estremamente complessa. In questo scenario, investire in tecnologie di tracciabilità e digitalizzazione delle filiere diventa una leva strategica per trasformare un obbligo normativo in un vantaggio competitivo, rafforzando al tempo stesso trasparenza, efficienza e resilienza dell’intero ecosistema produttivo.”