
Nel 2025 la mobilità internazionale dei professionisti altamente qualificati si è contratta in modo netto: i trasferimenti cross-border si sono ridotti da 3,7 a 3,3 milioni, ovvero circa 430mila persone in meno rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dal nuovo BCG Top Talent Tracker 2026 di Boston Consulting Group (BCG), che nel 2025 ha analizzato i dati di mobilità in tempo reale di 221 milioni di professionisti, in oltre 200 destinazioni nel mondo. L’analisi prende in considerazione quattro categorie di talenti: specializzati (coloro che possiedono almeno una laurea), STEM, AI e, introdotti in questa edizione, la categoria dei ricercatori (con un dottorato), poiché da questo segmento in movimento possiamo anticipare dove si concentrerà la scienza e l’innovazione del futuro.
“I dati segnalano un cambio di fase: dopo anni di espansione, nel 2025 la mobilità dei talenti qualificati si è contratta dell’11,6%, con il calo più marcato proprio dove conta di più: ricerca (-19%), STEM (-13%) e AI (-12%). Il talento si muove meno e, quando si muove, si concentra in un numero sempre più ristretto di destinazioni.” spiega Matteo Radice, Managing Director e Partner di BCG. “L’Italia, in questo quadro, ha retto meglio rispetto a gran parte dell’Europa: gli afflussi di talenti qualificati sono scesi del 9,8%.”
Dai risultati si osserva come la flessione abbia colpito soprattutto i profili specializzati sebbene, dietro la stima, si nasconda una dinamica opposta: mentre la mobilità complessiva si riduce, la competizione per chi si sposta si intensifica, in particolare nel caso di talenti AI. Questo non avviene a caso, poiché l’indagine mostra come le aziende che attraggono più talenti globali nei ruoli di leadership generano un punto percentuale in più di valore per gli azionisti ogni anno.
“Questi risultati offrono ai leader una chiave di lettura interessante: la strategia sui talenti supera il perimetro delle risorse umane e riguarda ormai la competitività dei sistemi Paese. Quelli che tratteranno l’attrazione e la retention dei talenti come priorità strategica saranno infatti nella posizione migliore per guidare le tecnologie che definiranno il prossimo decennio: lo studio dimostra che chi attrae i talenti specializzati in una determinata tecnologia ha una probabilità 17 volte superiore di guidarla”, conclude Radice.
Anche la geografia di questa competizione si sta ridisegnando, come confermano i riposizionamenti a livello di singoli Paesi. Sul piano europeo il quadro si divide in due: Francia e Spagna guadagnano quota in tutte le categorie monitorate, distinguendosi tra i pari europei, mentre le flessioni più marcate si registrano in Germania (-13,7%), Paesi Bassi (-15,2%), Polonia (-20,9%) e Portogallo (-21,3%). Nonostante il calo delle figure qualificate, la Germania si posiziona al terzo posto a livello globale come destinazione per i talenti della ricerca, con diversi hub anglofoni a cedere terreno al continente su questo fronte.
L’Italia migliora lato retention dei talenti, con meno professionisti qualificati rispetto all’anno precedente a lasciare il Bel Paese. I talenti in uscita sono infatti diminuiti più rapidamente degli ingressi (-12,7% contro -9,8%), il che significa che nel 2025 si sono trasferiti all’estero meno professionisti qualificati rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il nostro Paese emerge esportatore netto di talenti AI: 6.102 professionisti AI arrivati nel 2025 contro 6.300 partiti, una perdita netta di circa 200 persone. Dove va il talento italiano: gli Stati Uniti sono la destinazione principale (11.136 talenti qualificati, 750 specialisti AI, 582 ricercatori), seguiti da Spagna (6.625), Francia (4.610), Germania (4.092), Svizzera (3.862) e Regno Unito (3.653).
Guardando alle altre nazioni, il Canada, un tempo tra le prime tre mete per i talenti qualificati, è sceso al settimo posto, con la perdita di quota più ampia tra le destinazioni principali (-2,1 punti percentuali). Il Regno Unito mantiene una posizione di rilievo nei talenti qualificati, AI e ricerca, ma perde terreno in tutte le categorie e ora rischia di cedere il secondo posto agli Emirati Arabi Uniti, che hanno attratto quasi 194mila professionisti qualificati e guadagnato 0,8 punti di quota. L’Arabia Saudita ha invece registrato il tasso di trattenimento più alto tra le destinazioni principali (2,6 volte il rapporto tra chi arriva e chi parte).
Gli Stati Uniti hanno ampliato la propria leadership in tre segmenti su quattro, guadagnando 4 punti percentuali nel caso dei talenti qualificati e ulteriore terreno per quelli STEM e ricerca, nonostante una politica migratoria più selettiva sotto l’attuale amministrazione. Nei talenti AI, invece, gli Stati Uniti non hanno rafforzato il proprio vantaggio, segno che la corsa globale è aperta proprio sulla tecnologia considerata strategicamente più rilevante. L’India, infine, si conferma il principale esportatore netto di talenti al mondo, con circa 357mila professionisti qualificati in uscita contro appena 132mila in entrata. Il Paese emerge comunque tra le prime destinazioni per flussi STEM e AI, un dato che secondo BCG riflette in parte il rientro di cittadini indiani più che un’attrazione ampia di talenti stranieri.
Per governi e imprese, BCG individua tre leve per competere in questo scenario. La prima riguarda i programmi aziendali di attrazione, in cui la sfida non è solo operativa, ma culturale, poiché molte imprese non sono ancora realmente pronte per assumere talenti globali. Il secondo driver guarda ai fondi pubblici dedicati ai talenti: nel settore pubblico manca spesso un responsabile unico per l’attrazione e la retention dei talenti internazionali, limitando l’impatto delle iniziative. Per superare questa frammentazione, BCG suggerisce la creazione di team dedicati che coordinino recruiter, enti di formazione e operatori per supportare il trasferimento, ampliando così anche la base fiscale. La terza leva è la revisione delle politiche migratorie: una materia che evolve rapidamente e richiede un approccio politico integrato, capace di analizzare i colli di bottiglia nei processi di ingresso per i lavoratori qualificati e di apprendere dalle esperienze internazionali più efficaci. Nessuna delle tre leve, presa singolarmente, è sufficiente, piuttosto, BCG parla di una “tripletta del talento”.



























































