Sommando i tentativi di accesso a Facebook, Instagram e TikTok, si arriva a sfiorare il 30% del totale dei blocchi

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Quasi il 30% dei servizi bloccati durante la navigazione sulle reti WiFi scolastiche coinvolge i social network. A sorpresa, in testa c’è Facebook, che da solo rappresenta il 15% delle rilevazioni, davanti a Instagram e TikTok.
È ciò che emerge dai dati dell’Osservatorio di FlashStart, azienda italiana specializzata nella protezione della navigazione che, insieme ai propri partner, lavora con 612 istituti di istruzione in Italia. L’azienda ha analizzato gli analytics delle richieste di accesso web registrate negli ultimi tre mesi dello scorso anno scolastico, fornendo uno spaccato dei servizi più bloccati dal filtro DNS per la navigazione di FlashStart.
La rilevazione aiuta a comprendere le abitudini di navigazione di chi utilizza quotidianamente le reti degli istituti d’istruzione e fornisce anche un’indicazione precisa sulle principali minacce a cui è sottoposto il comparto. Se, infatti, i social rappresentano la categoria di servizi più bloccata, i tentativi di accesso a siti che veicolano malware (24% del totale dei blocchi, uno su quattro) confermano qual è la tipologia di attacco più diffusa.
Facebook è il social più bloccato
Sommando i tentativi di accesso a Facebook, Instagram e TikTok, si arriva a sfiorare il 30% del totale dei blocchi registrati da FlashStart. Sebbene gli analytics analizzati da FlashStart siano anonimi e non permettono di attribuire i singoli tentativi di accesso a una specifica categoria di utenti, il dato suggerisce che i pericoli per la navigazione via WiFi all’interno dell’istituto riguardano l’intera comunità scolastica – personale docente e non docente – e non solo gli studenti.

Infatti, il fatto che sia Facebook il social che registra il maggior numero di accessi bloccati è quantomeno singolare. Si sa con certezza che la piattaforma non è la più utilizzata dagli studenti, che, anche considerando le diverse fasce generazionali, frequentano in prevalenza Instagram e TikTok. Eppure, Facebook da solo rappresenta il 15% dei blocchi, facendo intuire che a minare potenzialmente la sicurezza delle reti scolastiche non sono necessariamente gli studenti. A maggior ragione se si considerano le recenti iniziative che prevedono la consegna dello smartphone al docente prima dell’inizio delle lezioni.

Contrariamente a quanto si possa immaginare, inoltre, altre categorie di siti potenzialmente pericolosi mostrano un’incidenza molto più limitata: i servizi di gambling, ad esempio, non registrano traffico in entrata degno di nota.

Malware, quasi una rilevazione su quattro
Se l’accesso ai social racconta qualcosa sulle abitudini di navigazione all’interno degli istituti, il dato sul malware chiede agli amministratori degli istituti scolastici italiani una maggiore sensibilizzazione sul tema della sicurezza informatica anche per l’anno scolastico che è appena iniziato.

Secondo le rilevazioni di FlashStart, le attività malevole riconducibili a malware rappresentano il 24% del totale, risultandone la prima categoria in classifica.
Il dato conferma lo scenario per cui diverse analisi compiute nel 2026 hanno evidenziato un incremento di circa il 10% degli attacchi agli istituti di istruzione italiani, in grande prevalenza via malware, sensibilizzando ulteriormente operatori e partner sulla protezione delle reti scolastiche digitali.
Tra gli episodi più recenti figura quello che ha interessato il fornitore del registro elettronico più utilizzato negli istituti di istruzione italiani, mentre a febbraio 2026 un attacco ha coinvolto l’Università La Sapienza di Roma. Queste incursioni possono avere obiettivi differenti: dalla modifica di dati per finalità private fino ad azioni più strutturate finalizzate all’acquisizione di informazioni sensibili da rivendere nel dark web.

Garantire la sicurezza filtrando la navigazione
Uno dei vettori attraverso cui una minaccia può propagarsi è rappresentato dalle credenziali di accesso sottratte dopo un clic su un link che conduce a una pagina web infetta. In una scuola sempre più digitale, studenti, docenti e personale utilizzano la stessa rete e un accesso non sicuro rappresenta un buon punto di accesso per un attaccante.
“I dati dell’Osservatorio FlashStart restituiscono una visione precisa della navigazione all’interno degli ambienti scolastici e dei rischi in cui può incorrere una rete non protetta” – afferma Francesco Collini, CEO di FlashStart. “Ciò che si evince dai dati è che gli amministratori delle reti scolastiche non devono difendersi solo dagli studenti, ma sono le abitudini di navigazione di tutto il personale scolastico, compresi docenti e non docenti, a rappresentare un potenziale rischio”.