
Il mercato del lavoro globale sta attraversando una trasformazione profonda e senza precedenti. Secondo le stime del Future of Jobs Report del World Economic Forum, entro il 2030 si assisterà a un continuo e fisiologico ricambio occupazionale, con la creazione di circa 170 milioni di nuovi posti di lavoro e la contestuale riorganizzazione o obsolescenza di altri. Le competenze, quindi, rappresentano la vera moneta di scambio e il principale fattore di successo per le aziende
Il dato più significativo, tuttavia, non riguarda soltanto il numero dei posti di lavoro. Entro il 2030, infatti, il 39% delle competenze fondamentali dei lavoratori sarà destinato a cambiare o a perdere rilevanza. Per le aziende, la vera sfida sarà quindi mantenere aggiornate le proprie capacità operative e progettuali.
Il nuovo paniere delle competenze: la combinazione tra tecnologia e valore umano. Gli investimenti tecnologici e la digitalizzazione di massa stanno ridisegnando la mappa dei profili più richiesti. I dati elaborati da agap2 – multinazionale di consulenza operativa in ambito ingegneristico e informatico, presente in oltre dieci Paesi in Europa – mostrano un quadro molto chiaro: le competenze destinate a crescere più rapidamente saranno quelle legate all’intelligenza artificiale e ai Big Data, alle reti e alla Cybersecurity e alla cultura tecnologica. Tra i ruoli a più rapida crescita figurano specialisti di Big Data, specialisti di AI e Machine Learning, sviluppatori di software e applicazioni e specialisti della gestione della sicurezza.
“Il dato del 39% – commenta Alessandro Rosati, CEO di agap2 Italia – non va letto come la scomparsa della competenza tecnica, ma come la necessità di aggiornarla continuamente. Nei progetti ingegneristici e IT, la tecnologia entra nei processi, nei sistemi e nelle decisioni. Ad oggi non basta più saper utilizzare uno strumento, occorre comprenderne i limiti, le implicazioni e l’integrazione con il resto dell’architettura. La specializzazione verticale rimane essenziale, ma deve dialogare sempre di più con pensiero sistemico, dati, sicurezza, capacità di problem solving e collaborazione tra discipline. In questa fase di instabilità delle competenze le aziende non cercano solo tecnici, ma professionisti capaci di adattarsi all’ambiente. Il pensiero analitico si conferma la skill più ricercata, insieme a resilienza, flessibilità, agilità, pensiero creativo e doti di leadership”.
È questa la logica dei cosiddetti profili ibridi: non professionisti generalisti, ma specialisti in grado di interagire con competenze complementari. Un ingegnere non deve necessariamente diventare un esperto di intelligenza artificiale, così come uno sviluppatore non deve sostituirsi a un esperto di processo, deve però possedere una sufficiente consapevolezza di ciò con cui il proprio lavoro entra in relazione.
Reskilling e upskilling: la risposta umana alle lacune di mercato. Il gap di competenze rappresenta già oggi la principale barriera alla trasformazione aziendale per il 63% delle aziende. Non solo: per l’85% delle aziende l’upskilling della propria forza lavoro sarà la strategia più diffusa per affrontare i cambiamenti previsti entro il 2030.
L’aggiornamento delle competenze non può però essere considerato soltanto un’iniziativa di formazione o di gestione delle risorse umane. Nei contesti ingegneristici e IT rappresenta una vera e propria leva di affidabilità operativa poiché consente di migliorare la qualità delle decisioni, ridurre i rischi, governare meglio tempi e interdipendenze e utilizzare l’innovazione in modo concreto.
“Il reskilling e l’upskilling – conclude Alessandro Rosati – non possono essere trattati come attività separate dall’operatività. Per chi lavora sui progetti, aggiornare una competenza significa saper affrontare nuovi strumenti, standard e vincoli senza perdere il controllo su qualità, tempi, sicurezza e responsabilità. Per questo l’apprendimento deve essere continuo, concreto e collegato ai contesti reali. In agap2 siamo particolarmente attenti a mantenere i nostri team aggiornati, affinché le competenze messe in campo evolvano insieme alle esigenze dell’ingegneria, dell’industria e dell’IT”.
Entro il 2030, la competenza non sarà quindi una lista statica di strumenti o certificazioni, ma la capacità di apprendere, collegare saperi diversi e assumersi la responsabilità dei risultati. Intelligenza artificiale, automazione e cybersecurity produrranno valore quando saranno tradotte in scelte progettuali, processi solidi e competenze realmente applicabili, altrimenti rischieranno di rimanere soltanto etichette tecnologiche, incapaci di incidere sulla competitività delle organizzazioni.

































































