L’AI è una scorciatoia pericolosa, serve aggiornare i criteri di valutazione

Settore delle costruzioni: impresa edile edilizia - settore costruzioni

“L’intelligenza artificiale non deve divorare né cannibalizzare la cultura d’impresa e il patrimonio costruito dalle aziende nel corso degli anni”. A sostenerlo è Roberto Corbo, presidente di Corbo Group, che invita ad aprire una riflessione sul rapporto tra tecnologia, competenze aziendali e criteri di valutazione negli appalti pubblici. Il tema della prudenza attraversa ormai anche le aziende che sviluppano i modelli più avanzati, che di recente hanno chiesto di rallentarne l’evoluzione perché sicurezza e controlli possano tenere il passo.

“Un’offerta all’interno di una gara di appalto – afferma Corbo – nasce dall’esperienza maturata nei cantieri: dalla conoscenza dei materiali alla capacità di prevedere le criticità, dalle soluzioni sperimentate nel tempo alle competenze dei tecnici e delle maestranze. Un patrimonio non soltanto economico, ma storico e professionale, che appartiene alle imprese e rappresenta una parte importante del sistema produttivo italiano”.

Aziende italiane che per decenni hanno investito in persone, strutture, progettazione e organizzazione: “Abbiamo imparato dagli errori, sviluppato intuizioni e formato professionalità – prosegue Corbo –. Se tutto questo viene messo sullo stesso piano di una relazione prodotta automaticamente, il rischio è impoverire progressivamente il know-how del settore e perdere una cultura che non può essere ricostruita con un semplice comando”.

La riflessione, precisa il presidente di Corbo Group, non nasce dalla volontà di limitare il mercato: “Non è un problema di protezionismo o di monopolio. La concorrenza è essenziale, ma deve essere fondata sulla qualità reale delle imprese. Occorre preservare e riconoscere il valore delle aziende strutturate, organizzate e dotate di un patrimonio di esperienza e storia. La forma di una proposta non può diventare più importante della capacità di trasformarla in un’opera ben eseguita”.

Secondo Corbo, è necessario “aggiornare i criteri di valutazione, dando maggiore peso alla solidità organizzativa, alle competenze interne, alla continuità aziendale, ai lavori realizzati e alla capacità concreta di affrontare un cantiere. L’intelligenza artificiale – sostiene – deve affiancare la cultura d’impresa, non sostituirla. Se smettiamo di riconoscere il valore dell’esperienza, nel tempo rischiamo di perdere imprese, professionalità e conoscenze fondamentali per la qualità delle opere e per la tutela della collettività”.