Nicastri (Aidr): “bene lo smartphone, ma non basta mettere uno schermo davanti alla vecchia burocrazia. La vera rivoluzione è riportare i cittadini alle urne”

tessera elettorale digitale pexels

La tessera elettorale digitale annunciata dal ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo può essere una svolta. Ma a una condizione: che non sia l’ennesima digitalizzazione di un paradigma farraginoso.

“Portare la tessera sullo smartphone è utile, ma non chiamiamola ancora rivoluzione”, dichiara Mauro Nicastri, presidente della Fondazione AIDR. “Digitale non significa trasformare un pezzo di carta in un’icona: significa eliminare passaggi inutili, rendere semplice l’accesso al voto e ricucire la distanza tra cittadini e istituzioni”.

Il dato delle suppletive alla Camera nel collegio di Reggio Calabria-Locri è un allarme democratico: secondo Eligendo, gli aventi diritto erano 287.719 e l’affluenza definitiva si è fermata al 22,34%. Meno di un elettore su quattro. Quando tre cittadini su quattro restano a casa, nessuno può limitarsi a festeggiare: il vero vincitore è l’astensionismo.

Per AIDR, la tessera elettorale digitale deve diventare il primo tassello di un nuovo percorso civico: notifiche tempestive, indicazioni chiare su seggio, orari e accessibilità, servizi uniformi tra Comuni, assistenza immediata e zero pellegrinaggi agli sportelli. Tutto con sicurezza, tutela dei dati e un’alternativa non digitale per chi non possiede uno smartphone o ha minori competenze.

Non è voto online: al seggio bisognerà continuare ad andare. Ma se un servizio finalmente semplice contribuirà a recuperare anche solo qualche punto di partecipazione, saranno migliaia di cittadini restituiti alla vita democratica.

“La sfida non è sostituire il cartoncino”, conclude Nicastri. “È sostituire la rassegnazione. Meno burocrazia, più voto: questa sarebbe la vera rivoluzione digitale”.