
Indra Group guida il progetto europeo di R&S SMAUG (Smart Maritime and Underwater Guardian), realizzato nel Porto di Valencia con l’obiettivo di migliorare il rilevamento delle minacce subacquee e rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche dei porti europei.
Il pilota, organizzato dalla Fundación Valencia Port e guidato da Rafael Company, direttore Sicurezza e Protezione della Fundación Valencia Port, risponde alle crescenti sfide in materia di sicurezza marittima, tra cui il traffico di stupefacenti o l’uso di imbarcazioni semisommergibili per attività illecite e altre minacce sempre più sofisticate. Oltre l’80% del commercio mondiale avviene infatti via mare, per cui è necessario che i processi di sicurezza portuale siano solidi ed efficaci.
Il progetto SMAUG si inserisce nell’ambito del programma quadro dell’Unione Europea “Horizon Europe” e ha l’obiettivo di rilevare, tracciare e monitorare movimenti e merci che possono risultare particolarmente illegali, pericolosi o dannosi e che giungono attraverso i porti e le frontiere europee. SMAUG controlla questi flussi tramite un sistema di controllo integrato basato sulla soluzione iSIM di Indra, che combina la gestione della sicurezza e include sistemi avanzati per il rilevamento subacqueo e imbarcazioni di sorveglianza.
La dimostrazione è stata realizzata nel Porto di Valencia, uno dei principali nodi logistici d’Europa, dove è stato possibile testare in un ambiente reale questo innovativo sistema di sorveglianza multidominio, capace di rilevare, identificare e rispondere a minacce sia subacquee sia di superficie. Il sistema integra idrofoni per il rilevamento di segnature acustiche, come motori o subacquei; dati del Sistema di Identificazione Automatica (AIS), che consentono di conoscere in tempo reale la posizione e il movimento delle navi; e analisi avanzata basata sull’intelligenza artificiale. Inoltre, la soluzione include veicoli autonomi non pilotati per l’ispezione subacquea e piattaforme di comando e controllo che consentono di gestire le informazioni in tempo reale.
Questo approccio consente di superare i limiti dei sistemi di sorveglianza tradizionali, offrendo una visione integrata e una risposta molto più coordinata in caso di incidenti.
Secondo Juan-Román Martínez Arranz, coordinatore del consorzio del progetto SMAUG e manager del Centro de Innovación Tecnológica – CTO di Indra Group, “i test realizzati a Valencia rappresentano un passo decisivo per validare soluzioni innovative che consentono di migliorare in modo significativo il rilevamento precoce di minacce marittime e subacquee complesse, rafforzando la sicurezza nei porti strategici attraverso un approccio integrato e multidominio”.
Una sorveglianza portuale esaustiva
Il pilota è stato strutturato attorno a due casi d’uso principali che riflettono situazioni reali di rischio.
Nel primo caso è stato scelto il Muelle de la Xità, situato nel canale centrale di navigazione, in quanto ambiente ad alta densità di traffico che consente di validare il monitoraggio continuo delle imbarcazioni. In questo contesto, il sistema, attraverso gli idrofoni, ha rilevato anomalie acustiche provenienti da motori o subacquei, successivamente confrontate con i dati AIS e con il rilevamento satellitare. Di conseguenza, è stato attivato il dispiegamento di veicoli autonomi per scansionare gli scafi delle navi rilevate alla ricerca di oggetti aderenti tramite sonar.
Per una valutazione più dettagliata, uno sciame di droni acquatici ha effettuato un’ispezione ravvicinata degli elementi sospetti, inviando dati visivi, mentre droni non pilotati hanno fornito una maggiore consapevolezza situazionale dall’aria. Tutte queste informazioni sono state trasmesse in tempo reale al centro di comando, facilitando in ogni momento una risposta coordinata.
Il secondo pilota si è svolto nella zona sud del porto, alla foce del fiume Turia, per simulare l’ingresso di imbarcazioni non autorizzate o semisommergibili attraverso rotte fluviali spesso utilizzate in operazioni di contrabbando. In questo caso è stata dimostrata la capacità di rilevare minacce in ambienti meno trafficati, evidenziando come il sistema possa identificare, seguire e supportare l’intercettazione di imbarcazioni sospette in avvicinamento al porto.
In questo contesto, la simulazione ha individuato l’ingresso di imbarcazioni non autorizzate o semisommergibili attraverso vie fluviali interne. Gli idrofoni sono riusciti a rilevare imbarcazioni prive di segnale AIS e non identificate dai sistemi di rilevamento satellitare basati sull’intelligenza artificiale, il che ha attivato il dispiegamento di veicoli non pilotati (UAV) per la loro identificazione visiva tramite algoritmi di IA.
Una volta confermata la minaccia, un’imbarcazione di pattuglia ha intercettato l’obiettivo per verificare l’eventuale presenza di carico illegale. Anche in questo caso, tutti i dati, gli allarmi e i video sono stati coordinati in tempo reale ed è stato possibile visualizzarli sul portale di controllo.
Innovazione al servizio della sicurezza in mare
Questi progetti pilota hanno visto la presenza delle Forze e dei Corpi di Sicurezza dello Stato spagnolo e di altre autorità estere, come la Vigilancia Aduanera, il Ministero dell’Interno francese e la Guardia Costiera greca, in qualità di membri del consorzio, oltre alla partecipazione di esperti dell’Ufficio Antiterrorismo delle Nazioni Unite, di Interpol e di Frontex.
Le dimostrazioni evidenziano la capacità delle tecnologie avanzate di Indra Group di anticipare le minacce emergenti e migliorare la protezione delle infrastrutture critiche. In particolare, sottolineano l’importanza dell’integrazione di sistemi autonomi, sensori intelligenti e analisi avanzata per rafforzare la sicurezza marittima.
I risultati del pilota realizzato serviranno come base per valutare la scalabilità di queste soluzioni in altri porti europei e contesti marittimi, contribuendo a rafforzare la resilienza del sistema logistico e dei trasporti marittimi a livello globale.
Il progetto di R&S SMAUG vede la partecipazione di un consorzio composto da 22 partner, tra cui università, centri di ricerca, PMI, agenzie delle forze dell’ordine, autorità pubbliche, guardie costiere, di frontiera e organizzazioni private di sette paesi dell’UE. Nell’ambito delle sue diverse capacità, il progetto è in fase di preparazione per raggiungere l’interoperabilità con il Common Information Sharing Environment (CISE), al fine di contribuire a creare un contesto politico, culturale, legale e tecnico che consenta lo scambio di informazioni tra i sistemi di sorveglianza degli Stati membri dell’Unione Europea (UE) e dello Spazio Economico Europeo (SEE).































































