
In Italia solo un lavoratore su cinque si sente al sicuro rispetto al proprio futuro professionale. È quanto emerge dal primo capitolo del report People at Work 2026 di ADP Research, che mostra come il 20% degli occupati italiani concordi pienamente sul fatto che il proprio lavoro non sia a rischio di eliminazione. Il dato risulta inferiore non solo alla media europea (21%) e globale (22%), ma anche rispetto ai principali Paesi europei analizzati, come Francia (26%), Germania e Spagna (24%), evidenziando un livello di fiducia più contenuto nel contesto italiano.
Nonostante livelli di disoccupazione relativamente bassi in molti mercati, nessun Paese tra quelli analizzati registra una maggioranza di lavoratori che si sente sicura della propria posizione occupazionale. Questi risultati, insieme ad altri, sottolineano l’opportunità per i datori di lavoro di ripensare le proprie strategie di gestione dei talenti e di offrire maggiore chiarezza ai dipendenti, in un contesto in cui i progressi dell’intelligenza artificiale e i cambiamenti demografici portano nuove sfide e opportunità per il mondo del lavoro.
L’IA sta trasformando il lavoro a livello di singole mansioni, creando nuove categorie professionali e modificandone altre. Anche in Italia, i dati mostrano chiaramente un divario tra le condizioni occupazionali e la percezione dei lavoratori rispetto al proprio futuro: solo una minoranza si sente davvero al sicuro nel proprio ruolo.” ha dichiarato Elena Falconi, HR Director Southern Europe ADP. “Nel nostro Paese, i dipendenti non si limitano a chiedersi se avranno un lavoro oggi, ma se i loro ruoli resteranno rilevanti nel tempo, e molti non sono fiduciosi rispetto alle loro prospettive future.”
“Per i lavoratori, mantenere competenze aggiornate sarà fondamentale per restare competitivi in un mercato del lavoro in evoluzione. Per le aziende in Italia, questo significa comunicare chiaramente come i ruoli sono destinati a evolvere, le implicazioni per la propria forza lavoro e investire nella formazione continua per aiutare le persone a mantenere la propria occupabilità e migliorare l’efficienza.”
La fiducia nella sicurezza del lavoro varia tra i lavoratori in Italia
Sebbene in Italia, nel complesso, la fiducia nella sicurezza del lavoro rimanga bassa il sentiment varia in base al tipo di occupazione, all’età e alle dimensioni dell’azienda.
I knowledge worker (professionisti che godono di un certo grado di autonomia nell’applicare le proprie competenze per creare qualcosa di nuovo) risultano i più fiduciosi: circa il 24% ritiene il proprio lavoro al sicuro. La quota scende al 16% tra i lavoratori specializzati (skilled workers), mentre si attesta intorno al 20% per chi svolge attività ripetitive.
Anche l’età incide: la fascia di lavoratori più ottimista è quella di età 27-39 (22%) seguita dalla fascia 18-26 (19%)mentre registrano i livelli più bassi i lavoratori di età 40-54 (18%) e i lavoratori tra i 55 e 64 anni (16%).
A livello di dimensioni aziendali i lavoratori di aziende con oltre 1.000 dipendenti mostrano i livelli più elevati di fiducia (25%) mentre quelli fino a 249 dipendenti registrano i livelli più bassi (17%).
Produttività e retention influenzate dalla sicurezza del lavoro
A livello globale, il report rileva che i lavoratori che percepiscono il proprio lavoro come sicuro hanno il doppio delle probabilità di affermare di non avere intenzione di lasciare. La sicurezza del lavoro è inoltre strettamente collegata alle performance dei dipendenti. I lavoratori che si sentono sicuri del proprio impiego hanno sei volte più probabilità di essere pienamente coinvolti e 3,3 volte più probabilità di dichiarare elevati livelli di produttività.
“La sicurezza del lavoro è diventata una questione di business, non solo una misura del sentiment della forza lavoro,” ha dichiarato la Dr.ssa Nela Richardson, Chief Economist di ADP. “Quando i dipendenti si sentono fiduciosi rispetto al proprio futuro all’interno di un’organizzazione, è più probabile che restino coinvolti, offrano le migliori performance e contribuiscano in modo più efficace. I datori di lavoro che affiancano una comunicazione trasparente a investimenti significativi nelle competenze saranno in una posizione molto più solida per costruire una forza lavoro resiliente.
























































