Al primo posto non c’è la lezione, c’è la verifica: prove, test ed esercizi compaiono in almeno il 29% delle conversazioni.

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L’inizio dell’anno scolastico porta con sé molti preparativi come il controllo di programmi, preparazione delle lezioni e primi esercizi per le classi, un lavoro invisibile che avviene lontano dagli studenti. Questa preparazione, per il 25% dei docenti, coinvolge sempre più l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, adottata in autonomia e quasi sempre senza formazione strutturata.

Per capire come e per che cosa gli insegnanti usano davvero l’AI, AIDAPT ha condotto un rilevamento durante tutto lo scorso anno scolastico in collaborazione con Sanoma, analizzando le conversazioni di più di 5000 insegnanti italiani con un assistente AI verticale per la didattica per un totale di circa 77 mila messaggi. A partire da richieste come “crea lezione di ripasso sui numeri” e “prepara una lezione di storia per alunni di prima media”, la risposta è meno futuristica di quanto si pensi e molto più simile a una to-do list:

  • Al primo posto non c’è la lezione, c’è la verifica: prove, test ed esercizi compaiono in almeno il 29% delle conversazioni.
  • Le lezioni e percorsi didattici si fermano al 24%. Prima di pensare a come spiegare, insomma, si pensa a come verificare il livello di apprendimento degli alunni.
  • Al terzo posto arrivano le richieste relative alla creazione di mappe, schemi e riassunti, nell’11% dei casi, i classici materiali che servono di supporto alle lezioni.
  • All’ultimo posto nella classifica dell’utilizzo specialistico, si trovano le richieste di materiali per alunni con difficoltà di apprendimento con il 7% delle conversazioni, una quota molto bassa se rapportata agli studenti con bisogni educativi speciali effettivamente presenti nelle classi.
  • Il restante 29% delle conversazioni riflette un utilizzo esplorativo, gli insegnanti, anziché ricercare materiali didattici specifici, mettono alla prova le capacità del modello su temi generici e ne testano le abilità per comprenderne appieno il potenziale prima di poterlo integrare stabilmente nel proprio flusso di lavoro.

“Quando si parla di intelligenza artificiale e scuola si finisce sempre per discutere di compiti copiati. Questi dati raccontano un’altra cosa: la tecnologia sta entrando dal lato del lavoro di preparazione, dove alleggerisce la parte più ripetitiva e restituisce tempo da spendere in classe con i ragazzi. È il modo migliore in cui potesse arrivare, perché non tocca la relazione educativa, la protegge”, spiega Francesco Alborino, founder di AIDAPT.

L’utilizzo durante la settimana varia però tra weekend e giorni feriali. A differenza di ciò che si può credere, una conversazione su cinque viene aperta nel weekend mentre durante gli altri giorni l’assistente AI viene utilizzato di più nel pomeriggio con il 47% delle richieste oltre l’orario delle lezioni con l’ora di punta alle 16 e il 10% delle richieste addirittura dopo le venti. 

“Conoscere quali siano le aspettative dei docenti nei confronti dell’AI, come vi interagiscono e quali priorità hanno nella gestione della settimana è fondamentale per noi. È solo grazie a queste informazioni che possiamo sviluppare strumenti capaci di affiancare e potenziare il loro lavoro, valorizzando ancora di più il ruolo centrale che gli insegnanti hanno nella didattica.” aggiunge Monica Pedralli, Innovation & Learning Strategies Lead, Sanoma Italia.