Redefine”. È stato questo lo slogan proiettato a caratteri cubitali sulle pareti del Mi.Co di Milano dove si è svolto ieri l’EMC Forum 2014. L’obiettivo della manifestazione era infatti quello di spingere le organizzazioni italiane a ridefinire il proprio modo di fare business, alla luce dei nuovi trend tecnologici che stanno prepotentemente investendo le imprese di tutto il mondo, indipendentemente dal settore in cui operano.

Non si deve però parlare di nuove tecnologie. – ha voluto sottolineare Stefano Quintarelli, Presidente del comitato di indirizzo dell’Agenzia Digitale Italiana – Il termine “nuovo” deresponsabilizza, lasciando così senza colpe chi ha deciso di non agire. La tecnologia invece c’è, è qui e si può toccare con mano. Pertanto non ci sono più scuse!”.

A dettare legge sono infatti trend quali mobile, Big Data, social e Cloud che stanno portando le imprese a dover ricercare un time to market sempre più ridotto, ma anche verso la multicanalità: rimanere ancorati a strategie tradizionali significa essere tagliati fuori dal mercato e conseguentemente fallire.
In questo processo di trasformazione è l’IT a diventare il fulcro dell’innovazione e a dover assumersi la responsabilità di tale compito. A confermarlo è una recente ricerca EMC condotta su oltre 630 decision maker italiani: il 62% ritiene che oggi la tecnologia rappresenti un elemento chiave per la crescita del business, ma anche un fattore in grado di attivare in maniera efficace un dialogo diretto con i propri clienti attuali o potenziali. Non a caso, quindi, il 50% del campione afferma di fare leva sull’elemento tecnologico per trovare nuovi clienti, mentre il 74% dichiara che all’interno delle proprie organizzazioni c’è già la consapevolezza del ruolo dell’automazione all’interno del processo di sviluppo. L’information Tecnology si conferma quindi teoricamente l’elemento centrale degli investimenti effettuati dalle organizzazioni italiane, con l’82% di esse che ritiene le tecnologie di nuova generazione decisive per l’ottenimento di un vantaggio competitivo.

Ma a che punto sono nella pratica le aziende del Bel Paese?

Il 67% ha virtualizzato applicazioni mission critical, il 45% ha creato e utilizza un cloud privato, il 32% si affida a servizi pubblici, mentre il 32% ha scelto una soluzione ibrida. Soltanto il 17% ha implementato un software defined data center. La ricerca ha anche evidenziato che, sebbene ancor troppo lente verso la digitalizzation, le imprese nostrane stanno sviluppando progetti in ambito cloud, mobile, social e Big Data per velocizzare il business e migliorare l’efficienza (48%), creare nuovi prodotti e servizi (41%) e migliorare la customer experience (33%).

Emerge quindi che c’è ancora molto da poter fare: i decision maker sono infatti spinti da EMC ad una vera e propria chiamata alle armi, al fine di risollevare le sorti di numerose aziende, anche in chiave Sistema Paese, per dare così rilancio all’Italia, il cui gap con le teste di serie dell’Europa non sembra diminuire.  “La tecnologia da sola non basta. – ha sottolineato Adrian McDonald, Presidente EMEA di EMC – E’ necessario un cambio di mentalità, non solo partendo dal basso per quanto riguarda la ricerca o formazione di risorse con competenze adeguate (situazione risolvibile), ma soprattutto dall’alto. L’IT non deve e non può essere considerata soltanto come un mero costo, un asset da poter facilmente tagliare in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo. Certo, – spiega il manager – i budget sono ridotti rispetto al passato, ma gli investimenti IT dovrebbero essere comunque effettuati perché soltanto così si andranno a liberare risorse destinabili successivamente ad ulteriori potenziamenti dell’organizzazione. Questo perché l’IT costituisce l’elemento chiave per il cambiamento e la competitività”.

Una voce fuori dal coro è stata quella di Claudio Domenicali, Ceo di Ducati, società che ha comunque fatto della trasformazione digitale, soprattutto in ambito social, un proprio punto di forza: “I pochi investimenti in tecnologia da parte delle imprese italiane non sono sempre imputabili a budget ridotti”. Il problema, secondo il numero uno della società bolognese, riguarda spesso la difficile valutazione del valore effettivo delle tecnologie e dei risultati ottenibili in termini di benefici economici. “Le questioni sono due: o è il responsabile IT a non riuscire a spiegare il valore generabile dalla soluzione da implementare, oppure il valore non esiste”.

Il rischio per numerose organizzazioni italiane è quello di cadere vittima della paranoia del cambiamento.