
Per anni il dibattito sul lavoro si è concentrato sulla domanda sbagliata: quanti giorni bisogna stare in ufficio? O fare solo Smart working?
La vera domanda è un’altra: come si costruisce un’organizzazione capace di competere con le migliori aziende al mondo?
La presenza fisica, da sola, non aumenta la produttività. Allo stesso modo, il lavoro da remoto non rende automaticamente le persone più efficaci. La differenza la fanno obiettivi estremamente ambiziosi, responsabilità individuale, accountability e una misurazione trasparente dei risultati.
Una survey interna di Smartness afferma che la libertà non sostituisce la performance: è una conseguenza della performance e la flessibilità funziona solo quando la densità di talento è elevata. L’81% dei dipendenti dichiara che questo modello aumenta la probabilità di restare in azienda nel lungo periodo, mentre l’86% lo considera compatibile con le diverse fasi della vita personale e professionale.
Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, oggi oltre 3,5 milioni di italiani lavorano almeno in parte da remoto. Parallelamente, molte aziende stanno spingendo verso il ritorno in ufficio, spesso nella convinzione che una maggiore presenza coincida con una maggiore produttività.
“Il dibattito sul numero di giorni in ufficio rischia di farci perdere di vista ciò che conta davvero. Le aziende migliori non misurano dove lavori, ma il valore che crei. Se una persona genera risultati straordinari, il luogo da cui lavora diventa secondario. Se invece quei risultati non arrivano, cinque giorni in ufficio non risolveranno il problema. La vera sfida è costruire un’organizzazione in cui tutti abbiano obiettivi chiari, accountability totale e l’ambizione di competere ai massimi livelli. La flessibilità non è il punto di partenza: è il risultato di una cultura ad alta performance,” commenta Luca Rodella, CEO e co-founder di Smartness.
L’autonomia aumenta la responsabilità
La flessibilità non deve rappresentare un benefit concesso dall’azienda, ma una conseguenza della fiducia costruita attraverso risultati concreti.
Il 60% dei dipendenti afferma che lavorare per obiettivi rende più chiare le priorità quotidiane, mentre l’83% ritiene che poter gestire esigenze personali senza rigidità permetta di mantenere alta la concentrazione sugli obiettivi individuali e di team.
L’autonomia, quindi, non riduce la responsabilità. La aumenta. Quando il controllo dell’orario passa in secondo piano, non è più possibile nascondersi dietro la semplice presenza. Rimangono solo execution, impatto e risultati.
In una cultura ad alte prestazioni, la fiducia non nasce dal tempo trascorso in ufficio, ma dalla capacità di mantenere gli impegni, raggiungere gli obiettivi e contribuire al successo del team.
Performance e meritocrazia
La survey evidenzia anche un impatto sulla capacità di attrarre e trattenere talenti. Per oltre 8 dipendenti su 10 il modello organizzativo influenza positivamente la scelta di restare in azienda.
Lo stesso principio si riflette anche sul tema dell’equità. L’83% dei partecipanti ritiene che una maggiore flessibilità favorisca una distribuzione più equilibrata delle responsabilità familiari, mentre la stessa percentuale considera la crescita professionale guidata principalmente dai risultati ottenuti e non dalla presenza fisica o dalle condizioni personali.
In un contesto in cui, secondo il rapporto ISTAT, le donne sostengono ancora quasi il 69% del lavoro familiare nelle coppie in cui entrambi lavorano, valutare le persone sulla base dell’impatto anziché del tempo trascorso in ufficio contribuisce a creare un’organizzazione più meritocratica.
L’obiettivo non è offrire più libertà. L’obiettivo è costruire un’organizzazione in cui le persone migliori possano esprimere il massimo del proprio potenziale, senza essere giudicate da dove lavorano ma dal valore che generano.
“La flessibilità non è un diritto acquisito né un benefit. È il risultato di una cultura costruita su fiducia, accountability e performance. Le aziende continueranno a discutere di smart working. Noi preferiamo discutere di come costruire un team capace di competere con i migliori al mondo. Quando il livello di execution è davvero eccezionale, il luogo da cui lavori passa in secondo piano” conclude Rodella.


























































