di Cristian Meloni, Country Manager Italia, ‎Rubrik

Nel mondo sempre più digitale in cui stiamo vivendo oggi, i dati sono diventati la linfa vitale di ogni azienda, fondamentali per l’operatività, lo sviluppo e il futuro di ogni organizzazione. E il loro volume continua a crescere in modo esponenziale, tanto che secondo IDC si arriverà entro il 2025 a 180 zettabyte di dati a livello globale.

Per nulla a sorpresa, questa crescita coincide con requisiti storage che aumentano del 40% ogni anno, secondo The Enterprise Strategy Group.

Nell’era del cloud, ha ancora senso parlare di “storage”?

Per anni c’è stata una certa carenza di innovazione in tema di backup, storage e gestione dei dati. Con la rapida adozione della virtualizzazione e l’emergere dei big data, le aziende si sono trovate in difficoltà nell’accedere, identificare e ripristinare tutti i loro dati facendo uso di sistemi legacy. La tradizionale definizione di “storage” non era più in linea con le attuali necessità delle aziende. A questo scenario, si è poi aggiunto il cloud, che è andato ad aprire un mondo di nuove possibilità!

Il cloud ha ridefinito il concetto di storage, portandolo oltre le funzioni tradizionali offerte dalla versione digitale di un archivio fisico. In sostanza, ha consentito alle aziende di semplificare la gestione del backup e del recovery dei dati.

Il cloud data management ha trasformato il mercato del backup, dello storage e del recovery in una funzione in grado di creare valore. Tutti i dati vengono gestiti e orchestrati in modo sicuro nel cloud pubblico e privato, offrendo parallelamente una serie di funzioni che comprendono backup, archiviazione, compliance, ricerca, analisi e copy data management, il tutto in una piattaforma unica, scalabile, in grado di funzionare ovunque.

Per farla breve, lo “storage” non è più solamente storage. Se i sistemi legacy potevano essere accostati nei fatti a una cassaforte, che raccoglie e mette al sicuro da occhi e mani indiscrete tutto quello che ha un valore significativo, ora gli stessi contenuti possono avere un ruolo produttivo e vengono copiati anche da qualche altra parte, con il risultato di poter essere istantaneamente accessibili e recuperabili, nel caso in cui qualcosa (ad esempio un ransomware) arrivasse ad aprirne il lucchetto.

Che ruolo gioca il data management rispetto a minacce come il ransomware?

Crescendo a un ritmo eccezionale, i dati si trovano più che mai ad essere sotto attacco. In ogni momento, l’accesso ai dati può essere compromesso da blocchi del sistema, interruzioni dell’alimentazione o – peggio – forme di cybercrime quali il ransomware.

Oggi, la minaccia del ransomware è particolarmente difficile da evitare. La sua crescita può essere attribuita al crescente volume di dati di valore che vengono salvati sotto forma digitale. Man mano che la lista di vittime del ransomware diventa più lunga, aziende di ogni settore vengono colpite in quello che sta velocemente trasformandosi in un’epidemia. L’attacco WannaCry portato al sistema sanitario inglese (NHS) lo scorso anno ha mostrato come i criminali che stanno dietro al ransomware non facciano differenze – tutti sono obiettivi potenziali, e la questione è “quando” ben più di “se”.

Considerando l’attuale scenario del cybercrime e la crescita esponenziale dei data breach, non è più sufficiente lavorare sulla prevenzione di attacchi ormai inevitabili – le aziende devono fare un passo in più, puntando su sistemi solidi che possono essere ripristinati in modo semplice e veloce, così da poter evitare di pagare ogni forma di riscatto e poter tornare alla normalità del business nel più breve tempo possibile.

Il backup non è più solamente una polizza di assicurazione, è un elemento critico per ogni azienda. Avere una soluzione efficace può fare la differenza, e rendere il ransomware solo un piccolo problema anziché un’emergenza estesa, costosa in termini di tempo e denaro.

Se non c’è una combinazione di misure di sicurezza che può difendere in modo assoluto da un attacco ransomware, le aziende possono affrontare il problema con un approccio che integri sicurezza e protezione dei dati. Oltre a rendere la vita il più difficile possibile per chi attacca, le aziende devono garantirsi la possibilità di accedere ai dati anche nel caso che vengano colpite da un attacco.

La crescente adozione di ambienti multi-cloud

Nel corso dell’ultimo decennio all’incirca, il cloud è emerso come approccio nettamente prevalente quando si parla di immagazzinare e gestire dati. E ora, le aziende stanno iniziando a comprendere i vantaggi potenziali dell’utilizzo di cloud differenti per obiettivi differenti, ovvero dell’adozione di un approccio multi-cloud.

In realtà, oggi le aziende già utilizzano cloud differenti per obiettivi diversi, che si tratti di cloud pubblico o privato, o di un mix dei due.

Unendo cloud pubblico e privato all’interno della propria strategia di business, le organizzazioni cercano il meglio in termini di flessibilità e scalabilità. Poter contare su più di un cloud provider può ridurre i tempi di implementazione ed elevare l’efficacia degli investimenti.

Ma per ottenere il massimo vantaggio da questo ambiente ibrido, le aziende necessitano di una soluzione di cloud data management in grado di supportare e automatizzare il trasferimento dei dati all’interno di tutti gli ecosistemi cloud.