Quale sarà il futuro di tutte le cose che pensano, interagiscono e si connettono?

2396

Non mancheranno grandi opportunità da dover cogliere. Non tutti però ce la faranno…

Il pensiero può essere automatizzano? È possibile influenzare i pattern del ragionamento? L’avvento dell’intelligenza artificiale (AI) e di nuove modalità più intelligenti in base alle quali le applicazioni possono modificare digitalmente la coscienza ci pone davanti alla necessità di ripensare il futuro della nostra mente.

Andare oltre l’umano

I mondi fisico e virtuale hanno aperto la strada al potenziamento del pensiero; nel mondo si sviluppano sempre più le cosiddette “smart-city”, dotate di un ecosistema di dispositivi connessi e di infrastrutture cloud intelligenti, e la dipendenza dalla scienza diventa una prospettiva entusiasmante per le aziende che ora possono sfruttare applicazioni sempre più sofisticate e soluzioni cloud più intelligenti.
Ci attende un futuro nel quale gli impianti intelligenti, dalle componenti in grado di aumentare la memoria fino alle protesi ad alte prestazioni capaci di impiantarsi da sole e autorigenerarsi, plasmeranno il comportamento stesso degli individui.

Il business della biometria è già un primo assaggio, con dispositivi wearable che costituiscono una nuova piattaforma che può essere sfruttata dagli sviluppatori delle app. In futuro, la generazione di idee simulate potrebbe offrire vantaggi indescrivibili in una società che diventa sempre più dipendente da una mente automatizzata.

Gli scenari, in questo contesto, sono davvero futuristici; potremmo, ad esempio, svegliarci una mattina e rivedere i sogni appena fatti, riprodurli e condividerli in un ambiente virtuale in modo che altri possano analizzarli. Negli anni a venire, la possibilità di avere un ecosistema di applicazioni interconnesse nel cloud aiuterà a effettuare diagnosi mediche in tempo reale ed effettuare i controlli attraverso tessuti organici che sono anche in grado di riparare i tessuti umani. Nuove possibilità si apriranno per tutti gli individui, che già oggi, come evidenzia il nostro recente report Future of App condotto da Foresight Factory, si mostrano sempre più propensi a sfruttare servizi personalizzati intelligenti, ad esempio per determinare quale sarà l’impatto delle attuali abitudini dietetiche sul proprio futuro: in Italia, questo interesse è particolarmente elevato tra i giovani della generazione Y, il 60% dei quali adotterebbe subito un servizio simile se disponibile.

Nel mondo del lavoro, potremmo arrivare a sfruttare la biometria per compiere dei ragionamenti deduttivi digitali assistiti nel nostro cervello, andando così oltre i nostri limiti. Le applicazioni potranno alimentare i nostri pensieri e permetterci di telecomunicare in un modo che va oltre la nostra immaginazione e raggiunge nuove dimensioni.

Tutto questo è plausibile? Direi di sì, considerando come la combinazione tra intelligenza biologica e digitale è un’area in crescita nell’ambito del “knowledge engineering’. In questo contesto, Elon Musk, un precursore nel campo dell’innovazione tecnologica, ha lanciato Neuralink, una società di ricerca medica, impegnata nel creare dispositivi che possono essere impiantati nel cervello, al fine di aiutare gli esseri umani a fondersi con il software e tenere il passo con i progressi dell’intelligenza artificiale. Recentemente ha dichiarato: “Se gli esseri umani vogliono continuare a dare valore all’economia, devono potenziare le proprie capacità attraverso una fusione tra l’intelligenza biologica e l’intelligenza della macchina”.

Il pensiero a lungo termine e il futuro dell’intelligenza applicativa

L’economia digitale raggiungerà livelli di sofisticazione sempre più elevati, e poter pensare più velocemente, lavorare in modo più intelligente e rendere i dati più sicuri saranno aspetti indispensabili per sopravvivere. In futuro, il machine-learning sarà parte integrante nei servizi a valore aggiunto. Allo stesso tempo, l’AI definirà sempre più i processi transazionali, li gestirà in modo automatico, imparerà e autoregolerà la risposta ai rischi e molto altro ancora. Le applicazioni non saranno più limitate a dispositivi specifici o all’architettura cloud, ma saranno parte di un ecosistema di soluzioni software ad alta tecnologia e onnipresenti.

Davanti a questa visione di un futuro ad alto contenuto tecnologico, come azienda IT dobbiamo chiederci se le applicazioni saranno veramente pronte a gestirlo. Con che rapidità saremo in grado di sviluppare un sistema di architettura cloud che offra la libertà di spostare facilmente le applicazioni critiche, confrontandoci allo stesso tempo con gli attacchi informatici che sfruttano il machine-learning? Abbiamo già a disposizione soluzioni e competenze che ci permettano di fronteggiare la realtà virtuale? I modelli di business sono abbastanza solidi da abbracciare il mondo emergente dell’intelligenza artificiale?

Ancora più importante, è necessario chiedersi se le nostre applicazioni sono già a “prova di futuro”, cioè in grado di proteggere la reputazione aziendale a lungo termine e tutelare i dati dei cittadini digitali.

L’accesso ai dati sensibili e alle applicazioni è parte sempre più integrante nel funzionamento della nostra quotidianità, dalla banca online all’acquisto dei beni più comuni, e la capacità di autenticare in modo certo e sicuro una persona è essenziale; negli anni a venire l’identità digitale sarà quindi la nostra risorsa più preziosa. 
Ciò che si è, si fa e i dati rispetto ai quali si autorizza il possesso sono aspetti che avranno sempre più importanza per gli individui mentre interagiscono con le aziende. Nel report Future of app appare evidente come già oggi i cittadini richiedano un’attenzione crescente nella tutela dei dati personali. In Italia oltre l’80% degli intervistati auspica un controllo maggiore dei propri dati da parte delle aziende.

Le previsioni suggeriscono che i modelli aziendali di oggi, basati sulle informazioni statiche e sulle architetture cloud, dovranno necessariamente essere rivisti in un’ottica di maggiore flessibilità e dovranno essere più rapidi e liberi di adattarsi. 
Una nuova intelligenza applicativa, dinamica e progressiva, porterà a una sempre più rapida trasformazione degli schemi comportamentali degli individui e le applicazioni diventano mission-critical, con l’obiettivo di proteggere la reputazione del brand e avviare relazioni diverse con i clienti, secondo una nuova logica di scambio commerciale.

In conclusione, un orizzonte nuovo di opportunità e innovazione si aprirà davanti a noi e, da questo punto di vista, non possiamo che ringraziare tutte quelle cose che pensano, interagiscono e si connettono!

A cura di Maurizio Desiderio, Country Manager per l’Italia e Malta di F5 Networks.