
Nel 2035 un designer non sarà più l’unico autore di un progetto creativo. I diritti di proprietà potranno essere condivisi tra professionisti, piattaforme, curatori dei dati e sistemi di Agentic AI. Un manager potrà integrare competenze provenienti da discipline diverse grazie a ecosistemi intelligenti in grado di ampliare il suo perimetro creativo. E il valore di un processo creativo potrà non essere misurato dalla velocità con cui viene completato, ma dal piacere e dall’esperienza che genera per chi lo vive.
Sono alcuni degli scenari delineati dalla nuova ricerca dell’Osservatorio FUTURES | Sense Making by System Thinking del Politecnico di Milano. Gli scenari sviluppati dall’Osservatorio non descrivono ciò che accadrà necessariamente, ma aiutano organizzazioni e professionisti a riflettere sulle scelte che possono compiere oggi per costruire forme di lavoro creativo più sostenibili, inclusive e capaci di generare valore nel lungo periodo.
L’indagine si è sviluppata tra dicembre 2025 e maggio 2026 attraverso sei appuntamenti che hanno coinvolto manager, innovatori e professionisti in attività di confronto, analisi dei fenomeni emergenti e costruzione di scenari sul futuro del lavoro creativo. Il percorso ha alternato momenti di riflessione e progettazione, con l’obiettivo di immaginare futuri significativi e desiderabili e comprendere come l’Intelligenza Artificiale potrà trasformare il modo in cui il lavoro creativo viene organizzato, svolto e valorizzato.
“Dalla ricerca emerge che l’Intelligenza Artificiale non solo cambierà il processo creativo, ma anche il modo in cui la creatività genera valore, in due direzioni – afferma Claudio Dell’Era, Direttore dell’Osservatorio FUTURES | Sense Making by System Thinking -. La prima riguarda il passaggio dal semplice supporto alle capacità umane alla trasformazione del lavoro creativo: l’Intelligenza Artificiale aiuterà le persone a lavorare meglio o più velocemente, ma contribuirà anche a ridefinire ruoli, competenze, modelli organizzativi e forme di autorialità. La seconda riguarda il passaggio dalla ricerca della velocità e dell’efficienza alla ricerca del significato e della soddisfazione: il valore della creatività non sarà misurato soltanto dalla rapidità con cui si producono idee e contenuti, ma anche dalla capacità di generare esperienze coinvolgenti e appaganti per chi crea e per chi ne beneficia. In altre parole, il processo creativo sarà sempre meno considerato un’attività finalizzata esclusivamente alla produzione di risultati e sempre più un’esperienza capace di generare apprendimento e soddisfazione”.
Dall’aumento delle capacità alla trasformazione del lavoro creativo. Nel futuro più vicino immaginato dall’Osservatorio, l’Intelligenza Artificiale aiuterà professionisti e organizzazioni a essere più efficaci: consentirà di sviluppare idee più rapidamente, generare un maggior numero di alternative, simulare scenari, realizzare prototipi e prendere decisioni più informate. Nel lungo periodo, però, il cambiamento sarà più profondo. I sistemi di Intelligenza Artificiale sempre più autonomi non si limiteranno a rendere più efficienti attività già esistenti, ma cambieranno il modo stesso in cui il lavoro creativo viene organizzato e svolto.
Uno degli scenari elaborati dall’Osservatorio immagina un futuro in cui idee, progetti e contenuti saranno sempre più il risultato del contributo di soggetti diversi – professionisti, organizzazioni, piattaforme digitali e sistemi intelligenti. In questo contesto, la creatività non sarà più riconducibile a un singolo autore, ma nascerà dall’interazione tra competenze e tecnologie.
In un secondo scenario, professionisti con competenze differenti collaborano all’interno di ecosistemi creativi sempre più integrati. Il valore nasce dalla capacità di combinare conoscenze, linguaggi e punti di vista diversi per affrontare problemi complessi e individuare soluzioni innovative.
“Le organizzazioni dovranno prepararsi nel futuro a gestire processi creativi sempre più collaborativi e interdisciplinari – afferma Stefano Magistretti, Direttore dell’Osservatorio FUTURES | Sense Making by System Thinking –. Idee e innovazione nasceranno dal contributo congiunto di persone, competenze diverse e sistemi intelligenti, rendendo meno netti i confini tra ruoli, professioni e responsabilità. In questo scenario, il vantaggio competitivo non dipenderà solo dall’accesso alle tecnologie, ma dalla capacità di costruire ecosistemi creativi in cui competenze differenti possano collaborare efficacemente per generare nuovo valore”.
Dalla velocità all’esperienza della creatività. Nel futuro più vicino, l’Intelligenza Artificiale contribuirà soprattutto ad accelerare il lavoro creativo: le persone controlleranno i risultati prodotti dai sistemi intelligenti, ne verificheranno la correttezza e interverranno per correggere, validare o perfezionare le soluzioni proposte. Nel lungo periodo, invece, la creatività sarà valutata non solo per ciò che produce, ma anche per l’esperienza che genera. Creare diventerà sempre più un’occasione di apprendimento, esplorazione, coinvolgimento e soddisfazione personale.
Negli scenari elaborati dall’Osservatorio, emergono due trasformazioni. La prima riguarda il ritmo del lavoro creativo: persone e sistemi intelligenti collaboreranno in futuro definendo insieme tempi, priorità e modalità di sviluppo delle attività. La seconda riguarda il ruolo dell’esperienza umana: intuizioni, idee e decisioni nasceranno sempre più dall’interazione tra persone, ambiente, emozioni e relazioni.
“Nei futuri immaginati dalla ricerca, persone e sistemi intelligenti collaboreranno in modo sempre più continuo, influenzando tempi, modalità e dinamiche della creatività – afferma Emilio Bellini, Direttore dell’Osservatorio FUTURES | Sense Making by System Thinking –. Allo stesso tempo, proprio perché molte attività saranno delegate alle tecnologie, acquisteranno ancora più valore le capacità tipicamente umane: immaginare, interpretare, emozionarsi, entrare in relazione con gli altri e attribuire significato alle esperienze. La creatività del futuro sarà il risultato dell’incontro tra intelligenza artificiale e sensibilità umana”.





























































