
Nel 2024 la spesa per la digitalizzazione ha rappresentato in media appena lo 0,9% delle risorse impegnate dai Comuni capoluogo italiani, in nessun caso ha raggiunto il 3% e oltre la metà degli Enti analizzati (56 su 112) si colloca addirittura sotto l’1%. È quanto emerge dallo studio realizzato dal Centro di Ricerca sugli Enti Pubblici (REP) – spin-off tecnico-scientifico di Fondazione Etica – attraverso la rielaborazione dei dati OpenBDAP 2024 nell’ambito dell’Indice di Capacità Amministrativa delle Pubbliche Amministrazioni.
L’analisi evidenzia come, accanto alle importanti risorse mobilitate negli ultimi anni anche attraverso il PNRR, sia sempre più necessario disporre di dati pubblici chiari e omogenei per monitorare gli investimenti, confrontare le esperienze delle amministrazioni e valutare concretamente i risultati delle politiche di innovazione.
Tra i Comuni che registrano le percentuali più elevate di spesa per la digitalizzazione sul totale delle risorse impegnate figurano Enna (2,82%), Pesaro (2,17%) e L’Aquila (2,11%), seguiti da Torino (2,04%), Bologna e Siracusa (2%), Como (1,92%), Milano (1,90%) e Aosta (1,86%). Sul fronte opposto, diversi Enti continuano a presentare valori estremamente bassi o pari a zero, tra questi Messina, Caltanissetta e Vibo Valentia.
L’analisi degli investimenti in conto capitale evidenzia inoltre una forte eterogeneità territoriale. Nel 2024 la media nazionale si attesta a 5.707 euro ogni 1.000 abitanti, mentre la mediana si ferma a 2.165 euro, segnalando come la maggior parte dei Comuni registri investimenti più contenuti rispetto a pochi casi particolarmente rilevanti. Da segnalare L’Aquila, che supera i 233 mila euro ogni 1.000 abitanti grazie a importanti progetti di innovazione sostenuti dal PNRR e da iniziative strategiche come “L’Aquila Smart City”. Tra le realtà che guidano gli investimenti nel digitale spiccano Milano, Bologna, Enna, Oristano, Aosta, Campobasso, Nuoro, Reggio Calabria e Potenza. Una distribuzione che denota come gli investimenti non dipendano soltanto dalla dimensione demografica, ma anche dalla capacità amministrativa di attivare progetti, utilizzare i fondi disponibili e contabilizzare la spesa nei diversi programmi di bilancio.
Dal confronto con il 2023 emerge un quadro in cui, accanto a investimenti in crescita, probabilmente sostenuti anche dai progetti finanziati dal PNRR, molti Comuni continuano a registrare valori stabili o nulli, nonostante la spinta agli investimenti e le opportunità offerte dai fondi europei e nazionali.
“La trasformazione digitale non si misura solo dai servizi online offerti ai cittadini, ma anche dalla capacità delle amministrazioni di programmare, gestire e monitorare gli investimenti. Oggi servono dati più chiari, omogenei e confrontabili per capire dove vengono impiegate le risorse, valutare i risultati raggiunti e orientare in modo più efficace le politiche pubbliche. Una rendicontazione più trasparente e di dettaglio della spesa digitale rappresenta il primo passo per costruire una digitalizzazione realmente efficace e misurabile”, commenta Paola Caporossi, co-fondatrice del Centro REP e di Fondazione Etica.
Lo studio conclude, infatti, evidenziando l’opportunità di rafforzare gli strumenti di monitoraggio e rendicontazione della spesa digitale, attraverso classificazioni più puntuali e standardizzate che consentano di distinguere con maggiore chiarezza tra gestione ordinaria, servizi ai cittadini e investimenti in innovazione. Un passaggio ritenuto essenziale per accompagnare la trasformazione digitale degli Enti locali e valorizzare al meglio le risorse pubbliche disponibili.






























































