
Zebra Technologies Corporation ha pubblicato oggi nuovi dati che evidenziano come, per molti retailer, ci siano ancora margini di miglioramento nell’evasione degli ordini e nelle strategie omnicanale, nella gestione delle attività e nelle operazioni di punto vendita e checkout.
L’espansione delle modalità di acquisto, spedizione e ritiro dei prodotti ha aumentato la complessità dell’evasione degli ordini, che spesso avviene negli stessi negozi fisici che servono i clienti. Tuttavia, secondo i nuovi dati dello studio Impact of Intelligent Operations condotto da Zebra e Oxford Economics, oltre la metà (57%) dei retailer indica che siano necessari ulteriori miglioramenti.
Lo studio evidenzia un divario tra l’importanza che i retailer attribuiscono all’AI e la sua effettiva adozione nelle attività di fulfilment. Anche nella gestione delle attività emerge una differenza tra l’importanza attribuita all’AI e il suo effettivo livello di adozione. Tra i retailer che stanno investendo in questa tecnologia:
- Il 31% considera l’AI importante per il raggiungimento dei propri obiettivi.
- Tra coloro che hanno registrato miglioramenti significativi negli ultimi due anni, solo il 15% ha indicato l’AI tra le tecnologie che hanno contribuito ai propri progressi.
«Sappiamo che la tecnologia evolve rapidamente ed è difficile tenere il passo, soprattutto con gli attuali progressi dell’AI», ha dichiarato Mark Thomson, Director, Retail Industry Solutions EMEA di Zebra Technologies. «E non sempre le priorità si traducono in azioni concrete, infatti, credo che questo divario sia persino più ampio di quanto mostrino i dati».
Con il trasferimento delle attività di fulfilment all’interno dei negozi, la gestione dei flussi di lavoro è diventata più complessa: occorre bilanciare il servizio clienti, il rifornimento degli scaffali e l’esecuzione delle attività promozionali. Nonostante la sua importanza, i progressi sono stati disomogenei:
- Oltre la metà (54%) dei retailer riconosce che esistono ancora margini di miglioramento nella gestione delle operazioni.
- Tra questi, il 49% considera prioritario l’aumento del tempo che gli addetti dedicano ai clienti.
- Tra i retailer che hanno già registrato progressi, il 63% segnala un miglioramento nel completamento delle attività, ma solo il 12% indica un aumento del tempo che il personale riesce a dedicare ai clienti.
I dati mettono in luce una criticità. Molti retailer hanno ancora margini di miglioramento, mentre altri sono riusciti a rendere più efficiente la gestione delle attività senza però aumentare il tempo che il personale può dedicare ai clienti, un aspetto fondamentale per offrire un’esperienza più positiva e personalizzata.
Il checkout rappresenta la fase conclusiva di un’esperienza di acquisto fluida, con le casse che offrono un’ultima occasione di interazione tra i clienti e il personale retail. Due terzi dei retailer dichiarano di aver ottenuto miglioramenti significativi nei flussi di lavoro relativi al punto vendita e al checkout negli ultimi due anni.
Tra questi, il 63% indica miglioramenti nella velocità e nell’accuratezza delle transazioni e il 46% una riduzione dei tempi di attesa dei clienti. Secondo il report, risulta invece più difficile migliorare i sistemi utilizzati per garantire l’accuratezza dell’inventario e la corretta gestione dei dati finanziari.
«Gestire più vendor rappresenta una sfida, la costruzione dei business case richiede tempo e il successo dipende dalla gestione del cambiamento», ha dichiarato Thomson. «Tuttavia, i retailer hanno ben chiaro che elevare la customer experience richiede una frontline connessa, una visibilità completa dell’inventario e flussi di lavoro automatizzati in modo intelligente».


























































