Trade Navigator

HSBC ha reso noti i risultati di Trade Navigator, analisi sul commercio internazionale condotta da Kantar TNS tra agosto e settembre 2018, che ha coinvolto 200 aziende in Italia e oltre 8.500 aziende in 34 mercati del mondo.

Stando ai risultati, le aziende italiane rimangono ottimiste sulle prospettive future per il commercio, nonostante il rallentamento in atto nell’economia globale e la convinzione della maggior parte degli intervistati del crescente protezionismo da parte dei governi stranieri verso le aziende locali.

Gerd Pircher, Legale Rappresentante e CEO di HSBC Italia, ha commentato: “La forza e la resilienza delle imprese italiane si basano sui valori del “Made in Italy” che, affiancati ad investimenti consistenti in tecnologia e sostenibilità, permetteranno alle aziende italiane di essere competitive e di avere successo a livello internazionale.”

Il commercio come fattore chiave per il successo: i primi 3 mercati in cui le aziende italiane cercano di espandere il proprio business

Secondo la ricerca HSBC Italy Navigator, nove intervistati su dieci (87%) ritengono che la propria azienda avrà successo nell’attuale contesto commerciale internazionale e un numero leggermente inferiore (76%) si dice ottimista circa la situazione del Paese. Tra i fattori chiave più citati a sostegno dell’ottimismo delle imprese italiane, la ricerca evidenzia una sana crescita economica globale, la fiducia dei consumatori e una forte economia interna. Per contro, tra le preoccupazioni citate più frequentemente dalle aziende caratterizzate da una visione più negativa troviamo quelle legate ai dazi doganali e alla disputa USA-Cina.

La ricerca mette inoltre in luce come i primi tre mercati di riferimento per l’espansione delle imprese italiane che hanno risposto all’indagine siano Francia, Stati Uniti e Germania.

La sfida di un approccio protezionista

Circa la situazione normativa, la maggioranza (65%) delle imprese italiane intervistate ritiene che i governi siano più protettivi nei confronti delle imprese nazionali. Quasi un terzo (32%) degli intervistati afferma che le regolamentazioni del mercato avranno un impatto positivo sulla competitività del loro business; un quarto degli intervistati invece considera i sistemi di approvazione complessi un ostacolo al business e una percentuale simile (24%) li ritiene causa dell’aumento dei costi dell’impresa. Mentre la maggior parte degli intervistati reputano utili le politiche dell’Unione Europea, un numero considerevole si dichiara neutrale.

La maggior parte delle politiche europee è considerata di grande supporto per le imprese, in particolare l’accordo SEE Spazio Economico Europeo (47%). Poco meno di un quinto delle imprese in Italia considera la Brexit poco rilevante (17%) e senza alcun impatto diretto sulla propria attività (16%), sebbene la stessa percentuale di intervistati (16%) affermi che la situazione nel Regno Unito renderà il business con il Paese più costoso.

Per quanto riguarda l’apertura a nuovi mercati extra-UE, un’impresa su cinque non intraprende alcuna azione, mentre il 19% sta rivedendo gli accordi contrattuali e aprendosi a nuovi mercati al di fuori dell’Unione Europea(15%).

Dati e tecnologia

I dati sono utilizzati dalle aziende per ottimizzare le prestazioni e migliorare i processi aziendali allo scopo di aumentare la competitività e stimolare le vendite. Tre quarti delle aziende sono già conformi ai nuovi regolamenti introdotti in materia di protezione dei dati, mentre quasi una su cinque è ancora in fase di adeguamento.

Quasi tre quarti (72%) delle aziende afferma di utilizzare i dati per ottimizzare le prestazioni, alla pari della media globale. Circa la metà (46%) utilizza i dati legati alle transazioni/di vendita seguiti da dati di mercato (42%) e dati personali dei clienti (40%). Gli investimenti nell’innovazione digitale si sono concentrati su miglioramenti interni per aumentare l’efficienza operativa (44%), migliorare le prestazioni (39%) e la produttività (38%), con l’obiettivo di stimolare le vendite (41%) e il vantaggio competitivo (37%).

Più della metà (59%) delle imprese italiane ritiene che il digitale abbia creato opportunità per aumentare la produzione e per renderla più efficiente, seguito dall’Intelligenza Artificiale (AI)/machine learning e dall’Internet of Things (entrambi al 47%). Le aziende intervistate identificano tra le principali sfide create dal digitale la blockchain (25%), l’Internet of Things (24%) e la presenza di clienti sempre più consapevoli che chiedono trasparenza / privacy dei dati (23%).

Due terzi (66%) delle imprese in Italia sono già in regola con le norme vigenti in materia di protezione dei dati e quasi un’impresa su cinque (17%) si sta adeguando ad adempiere agli obblighi normativi.