L’Italia si posiziona al 20° posto a livello mondiale, con 574 milioni di cookie individuati nei dataset esaminati.

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Una nuova ricerca della società di cybersecurity NordVPN ha rivelato la portata impressionante del furto di cookie, individuando oltre 52,4 miliardi di cookie rubati nei dati storici degli infostealer nell’arco di un solo anno. I cookie del browser sono ormai diventati la valuta di riferimento per i criminali informatici: sono comparsi infatti 4,6 volte più spesso rispetto a tutti gli altri tipi di dati sottratti messi insieme, comprese password, file e carte di pagamento.

I cookie rubati consentono agli aggressori di scavalcare del tutto le schermate di accesso. Riutilizzando un cookie di sessione ancora attivo, un hacker può spacciarsi per un utente già autenticato senza dover mai conoscere la sua password: una tecnica nota come session hijacking (furto di sessione).

“Stiamo assistendo a un cambiamento radicale nel modo di agire degli hacker. Non si tratta più semplicemente di forzare una password, ma di rubare la chiave digitale già inserita e girata nella serratura”, spiega Marijus Briedis, Chief Technology Officer di NordVPN.

Nel mirino ci sono gli account che usi ogni giorno

I record sottratti con maggiore frequenza non riguardano le credenziali bancarie, bensì le piattaforme di uso quotidiano più diffuse. In cima al dataset si colloca Google, con 11,78 milioni di record rubati, seguita da Facebook (8,10 milioni) e Microsoft (7,85 milioni).

Ulteriori dati raccolti dagli alert di NordVPN sulle sessioni compromesse indicano che l’esposizione dei cookie di sessione colpisce duramente anche le piattaforme social e di intrattenimento. Servizi come Twitch, Netflix, YouTube, Reddit e Bing sono comparsi con frequenza tra i casi rilevati, a conferma che anche gli account usati per navigare, guardare contenuti in streaming e per lo svago rappresentano un bottino prezioso per gli aggressori.

Il furto di cookie non conosce confini

Il furto di cookie è stato rilevato in oltre 250 Paesi e territori. In testa al dataset si colloca l’India, con 4,68 miliardi di cookie rubati, seguita da Brasile (2,83 miliardi), Stati Uniti (2,43 miliardi), Indonesia (2,10 miliardi) e Filippine (1,93 miliardi). Se si rapporta il dato alle dimensioni della popolazione, sono invece Uruguay, Perù e Cile a mostrare la più alta concentrazione di cookie rubati per abitante.

L’Italia si posiziona al 20° posto a livello mondiale, con 574 milioni di cookie individuati nei dataset esaminati.

Dal momento che oltre il 96% dei log di infezione analizzati proveniva da dispositivi con un software di sicurezza attivo, lo studio sottolinea come la protezione tradizionale debba oggi andare di pari passo con una capacità di risposta rapida. Marijus Briedis consiglia di uscire dalle sessioni aperte, svuotare la cache del browser e utilizzare strumenti di monitoraggio delle sessioni per rendere inutilizzabili le chiavi digitali rubate prima che i criminali possano sfruttarle.

“Il furto di cookie ci ricorda che la cybersecurity non è solo una questione di prevenzione, ma anche di quanto rapidamente si reagisce quando qualcosa va storto. Se un cookie di sessione viene rubato, uscire dagli account coinvolti e rigenerare quella sessione può ridurre notevolmente i danni”, afferma Briedis.