La questione più rilevante riguarda probabilmente la capacità di costruire l’infrastruttura necessaria a sostenere lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e l’espansione della domanda finale.

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Il secondo trimestre ha evidenziato una straordinaria capacità di raccolta di capitali da parte del settore della tecnologia. SpaceX ha realizzato la più grande quotazione della storia, mentre Alphabet ha raccolto circa 85 miliardi di dollari tramite un aumento di capitale. Parallelamente, Nvidia ha recentemente emesso 25 miliardi di dollari di debito, in un contesto in cui i principali gruppi tecnologici continuano a fare ampio ricorso sia al mercato azionario sia a quello obbligazionario. La crescente domanda di capitali riflette la forte accelerazione degli investimenti legati all’Intelligenza Artificiale. Le grandi aziende tecnologiche stanno destinando risorse sempre maggiori allo sviluppo di infrastrutture, modelli e applicazioni, e gli investitori sembrano, almeno per ora, disposti a finanziare questa corsa all’innovazione.

Le stime suggeriscono che la spesa in conto capitale degli hyperscaler potrebbe superare i 1.000 miliardi di dollari nel 2026 e gli investimenti legati ai data center hanno ormai raggiunto un peso sull’economia Usa superiore ai massimi osservati durante il boom di Internet. Questa evoluzione sta trasformando il modo in cui gli investitori interpretano il settore tecnologico. Negli ultimi dieci anni molte aziende del comparto sono state infatti considerate “asset-light”, ovvero capaci di crescere senza la necessità di sostenere ingenti investimenti in infrastrutture fisiche. Un modello che ha contribuito agli elevati livelli di redditività raggiunti dal tech negli anni successivi alla crisi finanziaria globale, quando il divario in termini di Return on Equity (ROE) rispetto agli altri settori del mercato azionario statunitense si è ampliato sensibilmente (vedi grafico sotto). Oggi, l’aumento degli investimenti in capacità produttiva e infrastrutturale potrebbe inaugurare una fase di normalizzazione della redditività. Non si tratta necessariamente di un segnale negativo: investire nelle nuove tecnologie rappresenta una condizione essenziale per preservare la competitività e creare opportunità di crescita nel lungo periodo.

Allo stesso tempo, il settore continua a beneficiare di una crescita particolarmente sostenuta degli utili, soprattutto negli ultimi due anni. Questo suggerisce che, almeno per il momento, l’espansione degli investimenti stia procedendo parallelamente a un rafforzamento della capacità di generare profitti. Per gli investitori, il punto centrale è che le nuove tecnologie richiedono ingenti investimenti iniziali, sia in ricerca e sviluppo sia nella costruzione delle infrastrutture necessarie a supportarne l’adozione su larga scala. Siamo probabilmente ancora nelle fasi iniziali di questo processo e la raccolta di capitali senza precedenti da parte delle aziende tecnologiche ne rappresenta una chiara conferma.

La questione più rilevante riguarda probabilmente la capacità di costruire l’infrastruttura necessaria a sostenere lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e l’espansione della domanda finale. Restano aperti interrogativi cruciali: le aziende riusciranno a realizzare nei tempi previsti la capacità produttiva necessaria, considerando anche i vincoli energetici? E, una volta completate queste infrastrutture, la domanda sarà sufficientemente elevata da giustificarne l’utilizzo? Finora non mancano gli elementi che alimentano l’ottimismo. L’adozione dei Large Language Models (LLM) da parte di imprese e consumatori ha registrato una crescita significativa e vi sono motivi per ritenere che questa tendenza possa proseguire nel breve periodo. Resta comunque fondamentale monitorare attentamente l’evoluzione del settore, poiché il successo degli investimenti attuali dipenderà dalla capacità di trasformare l’enorme espansione infrastrutturale in una domanda reale e duratura.

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm*