
Il 78,6% dei top manager italiani è presente sulle piattaforme social analizzate, in lieve aumento rispetto alla precedente rilevazione (78%). Nel quadrimestre febbraio-maggio 2026, l’osservatorio Social Top Manager conferma che i leader presidiano innanzitutto LinkedIn: i manager prediligono il social professionale e la Top 20 della piattaforma cresce del 9,8%. Instagram è meno diffuso ma attira numeri complessivi record di quasi 5 milioni di follower per la Top 20 (+21%), trainati da nuovi trend e scalate rilevanti. Ormai ininfluente X. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento quadrimestrale dell’Osservatorio Social Top Manager di Reputation Manager® che monitora la presenza e l’attività social di oltre 200 executive attivi in Italia.

- Il 78,6% dei top manager è presente sui social – A maggio 2026, solo il 21,3% degli oltre 200 executive in analisi non appare con profili personali sulle piattaforme social: un dato in lieve calo rispetto al 22% di gennaio che rafforza la categoria di manager attivi e presenti. Cresce la quota di manager che producono contenuti originali. Diminuiscono gli Inactive (dal 18% al 15,1%), crescono gli Editor (+4 punti), i Brand Ambassador (+4 punti) e addirittura i Country Ambassador: i manager iniziano a comunicare con più intenzione, anche se l’engagement per post non sempre segue.
- LinkedIn matura: meno crescita esplosiva, community più solide – I follower dei 20 executive più seguiti crescono in media del 9,8% nel quadrimestre febbraio-maggio 2026 (erano +21,1% a gennaio), raggiungendo un totale di oltre 2,4 milioni: la piattaforma entra in una fase di consolidamento. Tra i movimenti più rilevanti, Monia Ferrari (Capgemini) balza dalla 22ª alla 14ª posizione con una crescita del +36,6%.
- X è ormai irrilevante per i top manager italiani – Il calo dei follower rallenta (-0,4% contro -1,4% di gennaio), ma non è un segnale positivo: chi resta semplicemente ha smesso di usare la piattaforma. Su X sopravvive un solo caso di uso effettivo: Aurelio De Laurentiis (SSC Napoli), 705 mila follower, 3.670 interazioni medie. Quasi tutti gli altri hanno profili persistono per inerzia.
- Instagram cresce (ma meno di quanto sembri) – I follower della Top 20 su Instagram aumentano in media del 21,3%, raggiungendo quasi 4,9 milioni. Elisabetta Franchi (Betty Blue) mantiene la vetta con 3,3 milioni di follower e un engagement medio di 5.807 interazioni per post. Luca de Meo si posiziona al 13°. Colpisce il “caso Francesca Moriani”, che influenza il dato generale e indica un movimento da attenzionare.
- Cresce la quota di manager che producono contenuti originali – La percentuale di top manager con profili Editor cresce di 4 punti percentuali rispetto alla rilevazione di gennaio 2026, raggiungendo il 12%. Aumentano anche i Brand Ambassador (+4 punti). In calo invece gli Interactive (-3,9 punti) e i Market Ambassador (-1 punto).
- Chi pubblica di più non vince sempre – Alcuni casi emblematici dimostrano che la qualità è uno dei valori più ricercati dalla platea dei social network. I profili LinkedIn di Cristina Scocchia e Claudio Descalzi o l’Instagram di Urbano Cairo sono l’esempio di come talvolta una narrazione credibile e autorevole non necessiti di una comunicazione quantitativamente importante: le community sanno riconoscere i contenuti di valore.
“Su LinkedIn si registra una fase di consolidamento dopo una dinamica di posizionamento durata anni – spiega Andrea Barchiesi, fondatore e CEO di Reputation Manager® – La crescita dimezza rispetto a gennaio, ma è una crescita sana, su community reali, che non sembra documentare un arresto. Anzi, chi pubblica di più non vince sempre perché non conta la frequenza di emissione, ma se l’audience è davvero coinvolta. È forse un effetto in reazione al proliferare sui social di contenuti AI: chi segue i leader oggi, cerca credibilità. Un bisogno che permea anche Instagram, dove i numeri sono notevolmente maggiori nonostante un presidio minore e almeno un caso racconta una trasformazione nel modo di comunicare dei manager che potrebbe farsi largo nel prossimo futuro. Su X, il silenzio è ormai strutturale, segno di un abbandono che possiamo ritenere conclamato”.





























































