
Le piccole e medie imprese (PMI) conservano dati preziosi, fungono da punti di accesso a supply chain più ampie e spesso non dispongono delle difese presenti nelle grandi organizzazioni. Questi fattori, di per sé, rendono le PMI un bersaglio interessante per gli attacchi informatici. Tra le principali sfide che devono affrontare rientrano l’aumento della standardizzazione dei ransomware, gli attacchi di phishing e la carenza di personale. Ciascuna di queste problematiche rappresenta un rischio significativo e mette a dura prova i team già sottodimensionati.
Queste sfide sono al centro di Next, la campagna di Kaspersky dedicata ad aiutare le aziende a orientarsi nel panorama della cybersecurity con un approccio semplice, concreto e adatto alle proprie esigenze
La buona notizia è che per affrontarle non è necessario un budget da grande azienda. La soluzione è la stessa in ogni caso: ridurre la complessità, consolidare la visibilità e basarsi su ciò che il proprio team può realisticamente gestire.
Sfida n. 1: La standardizzazione del ransomware
Un tempo il ransomware era appannaggio esclusivo di gruppi criminali sofisticati e dotati di ingenti risorse. Oggi non è più così. L’ascesa del Ransomware-as-a-Service (RaaS) fa sì che anche gli autori di attacchi con competenze relativamente limitate possano ora acquistare kit di ransomware già pronti e utilizzarli contro aziende di qualsiasi dimensione.
Per le PMI, questo cambiamento è significativo. I gruppi che utilizzano il ransomware sono diventati inoltre più aggressivi e precisi dal punto di vista finanziario, calcolando le loro richieste in base a quanto una vittima possa plausibilmente pagare. Secondo il World Economic Forum, circa la metà delle aziende considera ormai il ransomware il proprio principale rischio informatico.
Per affrontare questo problema è necessario un approccio a più livelli piuttosto che ricorrere a un unico strumento. La protezione anti-ransomware basata sul machine learning può bloccare automaticamente le minacce note, mentre l’analisi comportamentale basata sull’intelligenza artificiale è in grado di identificare modelli sospetti che sfuggono ai controlli basati sulle firme. L’automazione dell’isolamento degli endpoint limita la portata della diffusione di un attacco, mentre l’aggregazione degli avvisi aiuta i team a indagare su potenziali incidenti senza essere sopraffatti. I backup regolari dei dati e la formazione sulla sensibilizzazione degli utenti completano una strategia che considera il ransomware come un rischio costante ma gestibile, piuttosto che come una minaccia catastrofica.
Sfida n. 2: la maggior parte delle violazioni è legata al fattore umano
Il phishing continua a essere uno dei vettori di attacco iniziali più efficaci, soprattutto perché prende di mira l’unico elemento che nessun controllo tecnico è in grado di proteggere completamente: il fattore umano. Gli attacchi di phishing moderni sono convincenti e spesso sfruttano e-mail dall’aspetto legittimo, identità di mittenti affidabili e, sempre più spesso, contenuti generati dall’intelligenza artificiale che personalizzano i messaggi su larga scala.
Le statistiche sono preoccupanti. Secondo il report “Anatomia di un mondo digitale: report globale dei servizi di sicurezza 2026”, le principali minacce sono rappresentate dal comportamento degli utenti e dalle tecniche di phishing, il che dimostra che gli utenti continuano a rappresentare un anello debole. Per molte PMI, le strutture organizzative e le risorse che le grandi imprese utilizzano per creare un solido “firewall umano” semplicemente non esistono.
Una difesa efficace deve agire contemporaneamente su tre livelli:
Controlli di processo, quali l’autorizzazione da parte di più persone per le transazioni di alto valore e un accesso rigorosamente regolamentato ai dati sensibili, riducono l’entità del danno nel caso in cui qualcuno clicchi per errore.
Formazione del personale, continua anziché periodica, con una reiscrizione automatica attivata da comportamenti a rischio, trasforma gli errori in occasioni di apprendimento.
Una tecnologia che consente l’analisi in tempo reale di e-mail, link e allegati, abbinata a controlli comportamentali che intervengono dopo un clic, costituisce la protezione tecnica di base.
Nessuno di questi livelli è sufficiente da solo, ma, insieme, riducono in modo significativo sia la probabilità che l’impatto di un attacco di phishing riuscito.
Sfida n. 3: Carenza di personale e competenze
Secondo i dati di Kaspersky, in Italia il 68% delle aziende considera la carenza di competenze in materia di cybersecurity un problema serio. Per le PMI le conseguenze sono particolarmente gravi. La maggior parte non è in grado di assumere personale specializzato in sicurezza; quindi, spesso il personale IT viene chiamato a rappresentare la prima linea di difesa contro minacce sofisticate che non è mai stato formato ad affrontare.
Esiste una pericolosa via di mezzo. La formazione avanzata in materia di sicurezza informatica è troppo specifica per i professionisti IT generalisti, mentre i programmi di base di cyberigiene non forniscono loro gli strumenti necessari per analizzare o reagire a incidenti reali. Il risultato è che gli hacker esperti riescono a sfruttare le falle che un team di sicurezza dedicato potrebbe invece individuare.
Una risposta sostenibile consiste nel potenziare in modo mirato le competenze dei dipendenti IT attuali affinché diventino primi soccorritori nel campo della sicurezza informatica. Per i generalisti e gli amministratori di sistema, ciò significa acquisire competenze pratiche sui principi fondamentali dell’incident response, sulla configurazione sicura del cloud e sull’utilizzo efficace degli strumenti EDR e XDR. I team IT traggono vantaggio da una formazione che li aiuti a riconoscere e classificare gli avvisi di sicurezza, non solo i ticket IT.
Definire formalmente le responsabilità in materia di sicurezza nelle descrizioni delle mansioni contribuisce a garantire che tali competenze vengano mantenute e sviluppate nel tempo; inoltre, investire nella formazione può aiutare a migliorare la lealtà dei dipendenti, riducendo il turnover che, in primo luogo, aggrava la carenza di competenze.
Rafforzare la resilienza senza aumentare la complessità
Il fattore comune a ciascuna di queste sfide è la complessità. Le PMI si stanno impegnando per affrontare seriamente la sicurezza informatica, ma incontrano difficoltà a stare al passo con un panorama delle minacce che si è evoluto più rapidamente di quanto i loro strumenti e i loro team riescano a gestire. Aggiungere ulteriori prodotti raramente risolve questo problema; anzi, spesso lo aggrava, aumentando il volume degli avvisi, i costi di integrazione e il rischio di lacune nella copertura. La strada più efficace è quella del consolidamento, che riunisce prevenzione, rilevamento, risposta e formazione in piattaforme realmente gestibili da team di piccole dimensioni. Per proteggersi da questa vasta gamma di minacce che prendono di mira le piccole e medie imprese, le organizzazioni possono affidarsi a soluzioni, che offrono protezione in tempo reale, visibilità sulle minacce, capacità di indagine e risposta che combinano EDR e XDR, il tutto adattato a team con risorse ridotte. Le aziende possono inoltre optare per una protezione gestita robusta grazie a una soluzione MXDR su misura, qualora non dispongano del tempo o delle risorse necessarie per sviluppare competenze interne.
Quando la complessità diminuisce, aumenta la resilienza. Gli incidenti vengono contenuti più rapidamente, i tempi di inattività si riducono e i team riacquistano la capacità di agire in modo proattivo anziché rimanere costantemente sulla difensiva. Le PMI possono scoprire come migliorare il proprio livello di sicurezza grazie alla consulenza esperta di Kaspersky, pensata appositamente per il loro ambiente. Grazie a queste conoscenze, possono ottimizzare i propri processi e costruire una solida resilienza informatica.





























































