
Per anni, le organizzazioni hanno misurato la maturità informatica in termini di prevenzione degli incidenti. Difese più solide, rilevamento più rapido e risposta agli incidenti più veloce rappresentavano una misura di successo. Oggi, queste capacità rimangono essenziali, ma non raccontano tutta la storia. Gli attacchi informatici non sono più eventi eccezionali. Sono diventati una certezza operativa, il che rende la prevenzione perfetta un obiettivo sempre meno realistico.
Il dibattito sulla maturità informatica sta quindi cambiando. La questione non è più se le organizzazioni siano in grado di prevenire ogni incidente informatico, ma se siano in grado di ripristinare rapidamente le operazioni quando l’inevitabile interruzione si verifica. Ciò ha portato alla luce un nuovo indicatore di maturità informatica: la velocità di ripristino.
Secondo un recente studio di ManageEngine, “Operational Resilience of UK and European Businesses in 2026“, le organizzazioni italiane hanno compiuto progressi significativi nel rafforzamento della propria sicurezza, ma permangono interrogativi sull’efficacia con cui le aziende possono riprendersi dagli incidenti informatici.
L’Italia rispecchia la più ampia evoluzione della sicurezza informatica: quasi il 90% delle organizzazioni rileva e risponde agli incidenti informatici entro un giorno, tre quarti hanno obiettivi formali in termini di tempi di risposta e quasi tutte conducono analisi strutturate post-incidente. Questi sono indicatori di un mercato che si è spinto ben oltre le basilari norme di sicurezza informatica.
Tuttavia, la nostra ricerca ha rivelato un’importante contraddizione. Se da un lato le organizzazioni stanno diventando sempre più efficaci nell’identificare e contenere gli incidenti informatici, dall’altro il recupero rimane considerevolmente più lento. Poco più del 40% delle organizzazioni italiane necessita di un periodo compreso tra uno e dieci giorni per riprendersi completamente da un incidente significativo, mentre circa una su cinque (21%) impiega più di dieci giorni prima che le operazioni tornino alla normalità.
Perché i tempi di recupero stanno diventando la vera misura della maturità informatica
Dal punto di vista delle operazioni di sicurezza, un incidente può considerarsi risolto una volta che la minaccia è stata contenuta. Dal punto di vista aziendale, invece, è qui che inizia la fase di recupero. I sistemi critici potrebbero rimanere non disponibili, i dipendenti potrebbero continuare a lavorare in condizioni operative limitate, i clienti potrebbero subire interruzioni del servizio e la dirigenza potrebbe essere impegnata nella gestione della crisi.
Il costo reale di un incidente informatico non si misura quindi dalla rapidità con cui viene scoperto, ma dalla durata delle conseguenze che l’azienda continua a subire. Il ripristino non è solo una sfida per la sicurezza informatica, ma anche un ostacolo operativo.
Episodi passati dimostrano come gli attacchi informatici che colpiscono i servizi pubblici e i settori critici italiani possano avere conseguenze che vanno ben oltre la violazione iniziale. Sebbene il contenimento della minaccia sia la priorità immediata, la sfida maggiore consiste nel ripristinare i servizi essenziali, coordinare i molteplici attori coinvolti e riportare le operazioni alla normalità con il minimo disagio. Queste esperienze confermano perché la velocità di ripristino stia diventando sempre più il parametro determinante per valutare la resilienza informatica.
Le sfide associate a un recupero lento
La nostra ricerca suggerisce che i maggiori ostacoli al ripristino raramente derivano esclusivamente da attacchi informatici sofisticati. Le organizzazioni continuano a confrontarsi con ambienti tecnologici frammentati, crescenti pressioni operative, carenza di competenze in materia di sicurezza informatica e complessità nel coordinare più team durante un incidente.
In Italia, il 46% delle organizzazioni ha segnalato una crescente pressione operativa sui propri team IT e di sicurezza, mentre oltre un terzo degli intervistati (35%) ha indicato la carenza di competenze in materia di cybersicurezza come una delle principali sfide operative. Si tratta di problematiche organizzative che influenzano direttamente la velocità con cui le aziende possono ripristinare la normale operatività. Questo spiega anche perché la semplice implementazione di un maggior numero di strumenti di sicurezza raramente si traduce in una maggiore resilienza.
Il recupero dipende dall’integrazione. Le operazioni di sicurezza, le operazioni IT, la gestione delle identità, la governance, l’automazione e la continuità operativa non possono più funzionare in modo isolato. Quanto più rapido è il flusso di informazioni tra queste funzioni, tanto più velocemente le organizzazioni possono dare priorità alle attività di ripristino e recuperare i servizi critici.
Costruire resilienza al di là della cybersecurity
È incoraggiante constatare che le organizzazioni italiane si stanno già muovendo in questa direzione. Uno dei risultati più significativi della nostra ricerca è stata la crescente enfasi sull’apprendimento piuttosto che sulla reazione. Quasi tutte le organizzazioni intervistate conducono analisi formali post-incidente, utilizzando gli insegnamenti appresi per rafforzare la governance, migliorare i processi operativi, investire nella preparazione del personale e costruire una resilienza a lungo termine.
Questo riflette un importante cambiamento di mentalità. Per anni, la resilienza è stata definita dalla capacità di prevenire le interruzioni. Sempre più spesso, viene definita dalla capacità di assorbire le interruzioni, adattarsi rapidamente e riprendersi con un impatto minimo sull’attività aziendale.
Questa evoluzione si riflette anche nelle priorità della leadership. La nostra ricerca ha rilevato che l’85% delle organizzazioni italiane ora include la resilienza informatica nell’agenda dirigenziale, riconoscendo che la continuità operativa, la fiducia dei clienti, la conformità normativa e le performance aziendali dipendono tutte dall’efficacia con cui un’organizzazione si riprende dagli incidenti informatici.
La maturità informatica delle nuove generazioni
La tecnologia continuerà a migliorare le capacità di rilevamento delle minacce. L’intelligenza artificiale aiuterà i team di sicurezza a identificare le minacce più rapidamente, mentre l’automazione accelererà le attività di risposta. Tuttavia, queste innovazioni avranno un valore limitato se le organizzazioni impiegheranno ancora giorni o settimane per ripristinare le normali operazioni aziendali.
Per le nuove generazioni, la maturità informatica non sarà solo una misura dell’efficacia con cui le organizzazioni si difendono da ogni attacco, ma in base alla velocità di ripristino. In un contesto in cui le interruzioni sono diventate inevitabili, la velocità di ripristino non è più un semplice parametro operativo, ma sta diventando l’indicatore più chiaro della maturità informatica.
Di Andrés Mendoza, Technical Director Southern Europe e LATAM di ManageEngine

























































