Il 79% degli universitari studia soprattutto a casa, il 66% lo fa da solo e oltre nove su dieci utilizzano regolarmente l’AI per preparare gli esami

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In casa, molto spesso la sera e principalmente in solitudine: è questo il ritratto inedito degli universitari di diversi Paesi e delle loro preferenze in termini di studio, secondo quanto emerge dalla survey internazionale realizzata da Docsity, la community di studenti fondata utilizzata da oltre 34 milioni di persone in più di 180 Paesi e piattaforma di apprendimento collaborativo. Stando alle interviste realizzate su un campione di 400 studenti di ogni parte del mondo, il 79% di loro studia prevalentemente a casa e solo l’11% utilizza gli spazi del campus universitario o degli atenei. La preferenza per lo studio domestico si riflette anche nella produttività percepita: il 69% si dichiara più produttivo fuori dalla classe, principalmente a casa, rispetto a un 14% che sceglie le aule studio universitarie e l’11% la biblioteca, considerando l’università più che altro come il posto dove andare obbligatoriamente, e non necessariamente per imparare. I risultati confermano questa tendenza anche dal punto di vista della dimensione sociale: il 66% studia da solo, il 31% alterna momenti in solitudine ad altri in compagnia, mentre appena il 3% preferisce studiare con altri. La survey ha anche indagato le opinioni di ragazzi e ragazze relative agli ostacoli che più spesso si incontrano durante le ore di studio: il 41% degli studenti indica la difficoltà di concentrazione come primo ostacolo allo studio, davanti a impegni lavorativi (24%) e criticità legate allo stress e all’ansia (16%).

“Quando il 79% degli studenti studia a casa e il 66% lo fa da solo stiamo parlando di una condizione strutturale ormai, ben lontana da un’abitudine individuale e rara” – ha dichiarato Riccardo Ocleppo, Founder e CEO di Docsity. “L’università oggi è vista come un posto dove si va per consuetudine. La preparazione accademica si è trasferita tra le mura di casa, in orari serali, senza una rete di pari con cui confrontarsi faccia a faccia ma più spesso online, con una video call o con uno scambio di messaggi. È una trasformazione silenziosa, ma i numeri la rendono difficile da ignorare.”

In questo contesto non sorprende che oltre nove studenti dell’università su dieci a livello mondiale utilizzino regolarmente l’AI per preparare esami e più in generale come strumento di supporto alla didattica in vista degli appelli. Più nel dettaglio, relativamente alla frequenza: il 19% dichiara di farlo sempre, il 43% qualche volta e il 29% nella maggior parte dei casi. La funzione più utilizzata è la sintesi di testi, scelta da quasi il 28% degli utenti, seguita dalle mappe concettuali al 24%, dalle trascrizioni al 23%, dai quiz al 21% e dalla chat, che tocca il 5%. Si tratta di risultati che testimoniano la sempre più frequente predisposizione a rivolgersi ai tool di IA non più come risorsa per riscrittura, traduzione e rielaborazione di contenuti ma anche come aiuto per superare quegli ostacoli legati alla quotidianità lavorativa o allo stress dell’imminente appello.

“Nove studenti su dieci usano l’AI regolarmente: il dibattito sull’adozione è chiuso. Quello che resta aperto, e che su cui questi dati fanno luce, è quale ruolo avrà nella qualità del loro apprendimento” – ha continuato Ocleppo. “Sintesi, mappe concettuali, quiz: le funzioni più usate di AI dicono che gli studenti non cercano una scorciatoia, cercano un modo più efficace di elaborare quello che studiano. È una distinzione che cambia completamente la lettura del fenomeno”.

Sul piano della preparazione, la “notte prima degli esami” il 28% degli studenti dell’università si affida agli appunti e ai riassunti preparati in precedenza, il 26% opta per una ripetizione leggera seguita da un riposo anticipato, mentre il 23% ricorre ancora alla revisione intensiva dell’ultimo minuto, nonostante le evidenze scientifiche indichino nel sonno un fattore determinante per le performance agli esami. C’è anche un 11% che dichiara di non avere una strategia consolidata e affidarsi al caso.

“Il fatto che quasi un quarto degli studenti studi intensivamente la notte prima dell’esame, pur avendo a disposizione strumenti sempre più sofisticati, ci dice che il problema non è mai stato l’accesso ai contenuti. È il metodo. Costruire abitudini di studio efficaci nel tempo è la vera sfida,  e su questo vogliamo che Docsity faccia la differenza” – conclude Ocleppo.