
Volume, frequenza, velocità le sfide della cyber security nel primo semestre 2026: sono stati 4.911 gli incidenti cyber di particolare gravità noti a livello mondiale, il numero più alto mai registrato da Clusit – Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica – in un semestre, più che doppio rispetto al semestre precedente (2.392, +105%) e superiore del 71% rispetto al primo semestre 2025[1].
In sei mesi si è raggiunto il 93% degli incidenti dell’intero 2025, con una media di 819 al mese (439 nel 2025, 171 nel 2021).
Sono i dati principali dell’aggiornamento semestrale del Rapporto Clusit 2026, presentato questa mattina dai ricercatori di Clusit al Security Summit di Verona.
In particolare, secondo i ricercatori Clusit, è urgente che la cyber security sia caratterizzata da una governance adattiva e da responsabilità condivise, mettendo sempre più in campo difese «AI-specifiche», ovvero contromisure capaci di risposta rapida, automatizzata e predittiva, per compensare l’aumento di volumi e velocità.
“I dati ci dicono che il rischio sta cambiando la sua natura: meno azioni dimostrative, più cybercrime rivolto alle imprese, e in particolare nel nostro Paese, a quelle manifatturiere. Un minore peso sul totale mondiale non deve però generare un falso senso di sicurezza: la cybersecurity va considerata il fondamento della continuità operativa e, insieme, una responsabilità collettiva a supporto della resilienza nazionale, non un costo di conformità”, afferma Anna Vaccarelli, presidente di Clusit
Crescono gli incidenti nel mondo, sempre meno dettagli tecnici.
Nel corso della presentazione del Rapporto Clusit, i ricercatori hanno posto l’attenzione sulla lettura dei dati relativi alla crescita degli indicenti informatici del primo semestre dell’anno: a livello globale, questa si concentra infatti interamente laddove – sulla base di fonti pubbliche – non è stato possibile determinare la tecnica utilizzata (“tecniche undisclosed”): dai 943 del primo semestre 2025 a 3.321, pari a due terzi del campione.
Gli incidenti con tecnica nota sono invece in calo (1.590, contro 1.930 del primo semestre 2025). Gli autori del Rapporto Clusit lo definiscono il “paradosso della trasparenza”: gli obblighi di notifica, sempre più stringenti fanno emergere più incidenti, ma non hanno finalità di trasparenza verso il pubblico: le organizzazioni tendono quindi a mantenere riservati i dettagli tecnici per salvaguardare la propria reputazione e il rischio di nuovi incidenti; appare così più complesso comprendere l’evoluzione delle minacce.
I settori più colpiti a livello globale
In Italia cambia il profilo degli incidenti: cause, tecniche d’attacco e settori più colpiti
Seguono, a breve distanza, gli incidenti che colpiscono “Obiettivi Multipli” (18%). Crescono anche gli incidenti nel settore Informatico e delle Telecomunicazioni (8,6%, +4,4 punti percentuali), evidenziando l’interesse degli attaccanti di colpire i fornitori per generare un impatto a cascata sulle organizzazioni clienti che utilizzano servizi informatici. Anche gli incidenti nel settore Commercio all’ingrosso e al dettaglio si attestano all’8,6% del totale, a pari merito con il settore ICT.
“Nel nostro Paese sarà sempre più necessario gestire il rischio sistemico”, commenta Luca Bechelli, del Comitato Direttivo Clusit. “Superata una certa soglia di frequenza, i settori più colpiti, quali manifatturiero, governo centrale e locale, infrastrutture critiche, fornitori di servizi ICT, potrebbero trovarsi in una condizione di sofferenza costante, con ricadute anche importanti sul loro buon funzionamento e, di conseguenza, sul sistema economico nazionale”, conclude Bechelli.
Non mancano, secondo i ricercatori di Clusit, segnali incoraggianti: il settore Energia e Utilities dimezza la propria quota (dal 2,4% degli incidenti complessivi nel 2025 all’1,2% del primo semestre 2026) e gli incidenti nella Sanità diminuiscono ulteriormente rispetto all’intero 2025, collocando il settore all’ultimo posto della classifica. Un segnale molto positivo, che i ricercatori di Clusit invitano tuttavia a leggere con prudenza, perché il confronto con altri rapporti nazionali e internazionali disegna ancora un quadro incerto.
Se trovasse conferma anche nel secondo semestre, potrebbe essere collegato all’attuazione delle iniziative del PNRR in ambito pubblico e all’effetto di normative come la NIS2, secondo gli esperti.
La gravità degli incidenti in Italia
Sul piano della severity il dato italiano nel primo semestre del 2026 è lievemente peggiorativo rispetto a quello globale: gli incidenti di livello “elevato” salgono di quasi 20 punti percentuali, rappresentando il 57% del totale, mentre quelli di livello “medio-basso” scendono al 35%; gli incidenti di livello “critico” si assestano su una quota molto bassa, all’8% del campione[3]. Secondo i ricercatori di Clusit, questo è coerente con il minor peso degli incidenti dimostrativi e con la maggiore incidenza del cybercrime, che determina conseguenze più significative per le vittime.
“Un segnale positivo emerge dalla distribuzione degli incidenti per gravità: in Italia, la quota di quelli con impatto medio o basso resta quasi tre volte superiore al dato globale del 2025. Se confermata nel tempo, questa tendenza potrebbe indicare una crescente capacità delle organizzazioni italiane di contenere le conseguenze degli attacchi, attraverso misure di risposta sul piano tecnico, organizzativo e procedurale”, conclude Luca Bechelli.



























































