dentità AI, token OAuth e deepfake diventano nuove superfici di attacco: un gruppo criminale ha usato 12 agenti IA per sviluppare 80 moduli di elusione in pochi giorni

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Foto di Cliff Hang da Pixabay

Sophos ha pubblicato oggi il Sophos AI Security Report 2026, dal quale emerge che gli attaccanti stanno impiegando l’intelligenza artificiale (AI) in modo operativo per ridurre i tempi di esecuzione degli attacchi informatici da settimane a pochi giorni. Il report evidenzia inoltre che l’impatto più immediato dell’AI sulla criminalità informatica è l’accelerazione delle operazioni, insieme all’aumento degli attacchi che sfruttano l’identità come principale vettore di accesso iniziale (Initial Access Vector – IAV), più che la creazione di nuove tipologie di attacco.

“Gli attaccanti hanno ancora bisogno di ottenere un accesso iniziale, di muoversi lateralmente all’interno delle reti e di esfiltrare i dati attraverso canali osservabili. Ciò che è cambiato è il fattore tempo”, ha dichiarato John Peterson, Chief Technology Officer di Sophos. “Per la prima volta abbiamo osservato un utilizzo concreto dell’intelligenza artificiale come moltiplicatore operativo. Gli strumenti e le tecniche erano già noti, ma la velocità di sviluppo, test e iterazione è cambiata in modo significativo. È questa la minaccia AI a cui i team di sicurezza devono prepararsi: cicli più rapidi, finestre di risposta più brevi e una pressione crescente sui difensori affinché individuino e contengano le attività malevole prima che producano un impatto.”

I principali risultati del Sophos AI Security Report 2026

  • L’intelligenza artificiale sta comprimendo i tempi degli attacchi e accelerando la loro operatività.
  • Le identità AI aziendali, i token OAuth, gli agenti AI, le API e gli strumenti di sviluppo stanno diventando obiettivi ad alto valore.
  • Il social engineering assistito dall’AI e i deepfake sono ormai strumenti operativi utilizzati dagli attaccanti.
  • I cybercriminali stanno integrando l’AI nei marketplace underground, nei processi di reclutamento, nel prompt engineering, nelle tecniche di jailbreaking, nello sviluppo di malware e nei servizi criminali.
  • Anche le infrastrutture di sviluppo dell’AI e le relative supply chain sono sempre più nel mirino.

L’AI nelle mani dei cybercriminali

Una delle evidenze più significative del report riguarda una campagna identificata come STAC6994, nella quale Sophos ha osservato un utilizzo operativo dell’intelligenza artificiale da parte degli attaccanti: una delle prime dimostrazioni documentate di questo fenomeno.

Il gruppo criminale aveva avviato un’attività di sviluppo software all’interno della rete di un cliente e utilizzava circa 12 agenti di intelligenza artificiale per scrivere e testare attacchi contro gli agenti degli endpoint, tra cui Sophos, CrowdStrike e Microsoft Defender. Ha prodotto quasi 80 moduli e oltre 70 tecniche di elusione, riducendo a pochi giorni ciò che avrebbe richiesto settimane di lavoro umano. Ciò ha accelerato notevolmente i tempi necessari affinché le tecniche di attacco raggiungessero la prontezza operativa.

L’attività di raccolta di intelligence ha consentito a Sophos di anticipare la minaccia, neutralizzando gli attacchi prima che venissero utilizzati su larga scala.

Le identità AI diventano una nuova superficie di attacco

Il report rileva l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende come la fonte di esposizione con la crescita più rapida. Con agenti di coding, assistenti virtuali e modelli open-weight che ottengono accesso privilegiato ai sistemi aziendali, gli attaccanti stanno prendendo di mira i rapporti di fiducia, le credenziali e i permessi di accesso che li circondano.

Di conseguenza, identità AI, agenti, connessioni OAuth e chiavi API stanno diventando una superficie di attacco sempre più preziosa, mentre i processi di governance faticano a tenere il passo.

I cybercriminali stanno creando nuovi punti di accesso alle reti aziendali compromettendo token OAuth, credenziali dei servizi AI, strumenti di sviluppo e infrastrutture AI esposte. Questo dimostra come la sicurezza dell’AI non riguardi più soltanto i modelli, ma anche la gestione delle identità, la governance e la sicurezza della supply chain.

Questa tendenza trova conferma anche nel recente report di Sophos “The State of Ransomware 2026”, che evidenzia come, per la prima volta dopo oltre tre anni, l’identità sia diventata il principale vettore di accesso iniziale (IAV).

Social engineering e deepfake basati sull’AI diventano strumenti operativi

Il social engineering assistito dall’intelligenza artificiale e i deepfake stanno rendendo le truffe più scalabili, credibili in più lingue e significativamente meno costose da realizzare.

Tra i casi analizzati dal report figura una truffa finanziaria a tema AI che ha coinvolto una vittima nel Regno Unito, attirata su una falsa piattaforma di investimento basata sull’intelligenza artificiale attraverso mesi di lezioni dedicate all’AI e comunicazioni coordinate. La vittima ha perso complessivamente centinaia di migliaia di sterline.

Anche le infrastrutture di sviluppo dell’AI sono oggetto di attacchi diretti, attraverso la compromissione di strumenti per sviluppatori e malware progettati per sottrarre credenziali. Allo stesso tempo, stanno aumentando i rischi lungo la supply chain legati ai pesi dei modelli (model weights), alla provenienza dei dati di addestramento, ai server MCP e alle infrastrutture di inferenza.

“Questo report dimostra chiaramente che la sicurezza dell’intelligenza artificiale non riguarda più soltanto il comportamento dei modelli o rischi futuri ipotetici”, conclude John Peterson. “L’AI è già stata integrata nei flussi operativi della criminalità informatica, nelle campagne di social engineering, nei processi di sviluppo software e nei sistemi di gestione delle identità delle organizzazioni. La minaccia è concreta e attuale. Con l’evoluzione dei modelli di frontiera, i prossimi mesi saranno determinati dalla capacità delle organizzazioni di governare l’utilizzo dell’AI, proteggere identità e connessioni che la circondano e tenere il passo con avversari in grado di adottare rapidamente nuove capacità”.

Il report si basa sulle analisi dei casi gestiti da Sophos X-Ops Managed Detection and Response (MDR), sulle ricerche di SophosLabs, sull’intelligence della Sophos Counter Threat Unit (CTU), sugli studi di Sophos AI e sulle osservazioni raccolte su endpoint e reti di oltre 625.000 clienti in tutto il mondo.