
Le numerose e crescenti dichiarazioni pubbliche sui pericoli dell’intelligenza artificiale sono reali e, soprattutto, hanno davvero una sola motivazione?
Numerosi leader tech, filosofi e scienziati hanno manifestato recentemente le loro preoccupazioni riguardo ai pericoli di un incontrollato sviluppo dell’AI o di superintelligenze che possano sfuggire al controllo umano. Ci troviamo di fronte ad un complesso intreccio di timori reali, di interessi economici e di strategie geopolitiche: una sofisticata partita a scacchi dove strategia, tattica e necessità di controllo si mescolano ai reali pericoli per il genere umano. L’opinione pubblica è maggiormente concentrata sugli apocalittici scenari da fantascienza dei film che evocano apocalittici eventi causati dalla perdita del controllo umano. Le aziende specializzate nello sviluppo dell’AI (OpenAI, Microsoft, Google, …) che hanno miliardi da spendere, sono maggiormente propense a favorire la nascita di un “fossato protettivo” da creare con norme dei governi che penalizzerebbero i ricercatori indipendenti e il mondo dell’open source. I costosi e rigidi controlli di sicurezza prima del rilascio di ogni software sarebbero difficilmente sostenibili per le nuove startup indipendenti o per i nuovi modelli di open-source.
Le comunità etiche si concentrano sui rischi di amplificazione delle discriminazioni di genere, classe sociale o razze nei processi decisionali, ma anche sulla difficoltà di scaricare le responsabilità giuridiche e morali di eventi generati da un sistema di AI autonomo e, più in generale, sulla disinformazione causata della proliferazione di contenuti falsi.
Gli ambientalisti denunciano i costi ecologici nascosti e insostenibili per l’enorme consumo energetico, di suolo e di risorse rare causato dallo sviluppo dell’AI.
Ci sono poi le grandi preoccupazioni per la perdita di lavoro che uno sviluppo incontrollato dell’AI può determinare.
Tanti timori e tante strategie, ma noi possiamo fare a meno dell’AI? No, perché l’intelligenza artificiale non è più solo il chabot che siamo abituati a consultare spesso riponendo eccessiva fiducia sulla veridicità delle risposte alle nostre infinte domande.
L’AI è ormai diventata il motore di tutte le infrastrutture critiche e rinunciarci, spegnendola, ci porterebbe al collasso.
Occorre mantenere un approccio pragmatico e pur con i fondati timori di un incontrollato sviluppo dell’AI, saper discernere e gestire correttamente gli enormi interessi che vi ruotano intorno per volgerli verso una crescita consapevole.






























































