Le risposte generate dall’intelligenza artificiale occupano la parte alta della pagina di Google e riducono i clic verso i siti. Per le imprese la domanda è diventata un’altra: da quali fonti pesca l’AI quando parla del mio settore, e io ci sono?

AI Overviews

Fino a poco tempo fa un’azienda misurava la propria visibilità online con una domanda semplice: in che posizione compaio su Google? Oggi quella domanda non basta più. Su una parte crescente delle ricerche, prima dei classici dieci link compare un riassunto scritto dall’AI, le AI Overviews, che risponde direttamente all’utente e cita poche fonti. Lo stesso succede quando la ricerca parte da ChatGPT, Gemini, Copilot o Perplexity.

L’effetto sul traffico è misurabile. Uno studio del Pew Research Center, basato sulla navigazione reale di circa 900 adulti statunitensi, ha rilevato che quando la pagina mostra un riassunto AI gli utenti cliccano su un risultato nell’8% delle visite, contro il 15% delle ricerche senza riassunto. Solo nell’1% dei casi hanno cliccato uno dei link citati dentro il riassunto. BitMAT ne aveva già parlato raccontando la crisi del clic nell’era delle risposte AI.

Il punto, per un’impresa, è che l’utente prende una decisione anche senza visitare il sito. Se il riassunto cita un concorrente come esempio, il gioco è già in parte deciso.

Indice

  1. Che cos’è la GEO
  2. Come l’AI sceglie le fonti
  3. Cosa cambia nel lavoro delle agenzie
  4. Cinque domande da fare prima di firmare
  5. Misurare senza clic
  6. Domande frequenti

Che cos’è la GEO

La GEO (Generative Engine Optimization) è l’insieme di interventi che rendono i contenuti di un sito facili da trovare, capire e citare per i motori di ricerca generativi. Non sostituisce la SEO: la presuppone. Le AI Overviews di Google, in particolare, attingono in larga parte da pagine che già si posizionano bene nei risultati organici. Un sito lento, mal indicizzato o con contenuti deboli difficilmente verrà scelto come fonte.

Quello che la GEO aggiunge è un cambio di prospettiva. La SEO classica ottimizza una pagina perché venga cliccata. La GEO la ottimizza perché un suo passaggio possa essere estratto e riusato come risposta, con il nome dell’azienda accanto.

Come l’AI sceglie le fonti

Nessuna piattaforma pubblica una formula, ma dall’osservazione delle risposte emergono alcuni criteri ricorrenti.

Passaggi autosufficienti. I modelli citano blocchi di testo che stanno in piedi da soli: una definizione chiara, un dato con la sua fonte, una risposta di due o tre frasi a una domanda precisa. Un testo che impiega quattro paragrafi di premessa prima di arrivare al punto viene scavalcato.

Struttura leggibile. Titoli che corrispondono alle domande reali degli utenti, elenchi, tabelle di confronto, sezioni FAQ. Aiutano il lettore umano e aiutano il sistema a capire dove inizia e dove finisce una risposta.

Dati strutturati. Lo schema markup (Organization, LocalBusiness, Product, FAQPage, Article) descrive in modo esplicito chi è l’azienda, dove si trova, cosa offre. Non garantisce una citazione, ma riduce le ambiguità.

Coerenza dell’entità. L’AI incrocia il sito con ciò che trova altrove: profilo Google Business, directory di settore, recensioni, articoli di stampa, LinkedIn. Se il nome, l’indirizzo o la descrizione dei servizi cambiano da una fonte all’altra, l’azienda diventa un’entità confusa e viene citata meno volentieri.

Menzioni di terze parti. Per le domande del tipo “qual è la migliore azienda per…”, i motori generativi si appoggiano molto a fonti esterne: classifiche, recensioni, testate. Quello che gli altri scrivono di un’impresa pesa quanto quello che l’impresa scrive di sé.

Accesso dei crawler. Molti siti bloccano, spesso senza saperlo, i bot delle piattaforme AI tramite robots.txt o le impostazioni del firewall. Vale la pena distinguere: OAI-SearchBot serve alla ricerca di ChatGPT, GPTBot all’addestramento dei modelli, PerplexityBot a Perplexity. Per Google, le AI Overviews si basano su Googlebot; il token Google-Extended riguarda l’uso dei contenuti per Gemini e non esclude un sito dai riassunti di ricerca.

Cosa cambia nel lavoro delle agenzie

Per chi realizza e gestisce siti aziendali, la GEO sposta il lavoro su tre fronti.

Il primo è il contenuto. Le pagine di servizio scritte per “esserci” (testi generici, uguali a quelli dei concorrenti) hanno poche possibilità di essere citate. Servono pagine che rispondano a domande precise del cliente, con esempi, numeri, casi concreti e una risposta diretta in apertura.

Il secondo è la parte tecnica: velocità, rendering lato server dei contenuti importanti (molti crawler AI leggono male il JavaScript), schema markup completo, robots.txt configurato con criterio.

Il terzo è la reputazione fuori dal sito: profili aggiornati, recensioni gestite, presenza su testate e directory di settore. È la parte che molte aziende sottovalutano, ed è spesso quella che decide se un brand compare o meno in una risposta comparativa.

Non a caso diverse agenzie web hanno iniziato ad affiancare la GEO a SEO tecnica, sviluppo e content marketing, trattandola come un pezzo dello stesso progetto e non come un servizio a parte. Ha senso: un sito progettato fin dall’inizio con contenuti estraibili e dati strutturati costa meno che rincorrere le citazioni AI a posteriori.

Cinque domande da fare prima di firmare

Per un’impresa che deve rifare il sito o rinnovare il contratto con il proprio fornitore, queste domande aiutano a capire se il lavoro tiene conto della ricerca generativa.

  1. Come misurate la visibilità nelle risposte AI? Una risposta seria include un elenco di query monitorate su più piattaforme, con frequenza e confronto con i concorrenti. “Controlliamo ogni tanto su ChatGPT” non è un metodo.
  2. Quali dati strutturati implementate, e su quali pagine? Il solo plugin SEO con le impostazioni di base non basta.
  3. Il robots.txt e il firewall lasciano passare i crawler AI che ci interessano? Spesso la risposta va verificata, non data per scontata.
  4. Come vengono scritte le pagine di servizio? Chiedete esempi: si capisce subito se un testo risponde a una domanda o se riempie spazio.
  5. Cosa fate fuori dal sito? Recensioni, profilo Google Business, menzioni sulla stampa di settore. Se l’agenzia lavora solo sulle pagine del sito, metà del problema resta scoperta.

Misurare senza clic

L’ultimo nodo è la misurazione. Se una parte degli utenti si informa senza visitare il sito, le visite organiche raccontano solo una parte della storia. Gli indicatori da affiancare sono le impressioni in Search Console (che crescono anche quando i clic calano), la frequenza con cui il brand compare nelle risposte AI per le query di riferimento, il traffico in arrivo da chatgpt.com, perplexity.ai e simili in Google Analytics, e le ricerche dirette del nome dell’azienda. Un aumento di queste ultime è spesso il segnale che l’AI ha nominato il brand e l’utente è andato a cercarlo.

Domande frequenti

La GEO sostituisce la SEO?

No. Le AI Overviews di Google attingono soprattutto da pagine già ben posizionate. La GEO lavora sopra una base SEO solida, rendendo i contenuti più facili da estrarre e citare.

Quanto tempo serve per comparire nelle AI Overviews?

Non esiste un tempo standard. Gli interventi tecnici (crawler, schema, struttura delle pagine) hanno effetto in poche settimane, mentre la reputazione esterna e l’autorevolezza richiedono mesi.

Una piccola impresa può farsi citare dall’AI?

Sì, soprattutto sulle ricerche locali e di nicchia, dove la concorrenza è minore e un’azienda con profili coerenti, recensioni e contenuti specifici ha buone possibilità di essere scelta come fonte.

Bloccare i bot AI protegge i contenuti?

Dipende dal bot. Bloccare i crawler di ricerca (come OAI-SearchBot o PerplexityBot) significa sparire da quelle risposte. Bloccare quelli di addestramento è una scelta diversa, che non incide sulla visibilità nella ricerca.

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Le risposte generate dall’AI non hanno eliminato la ricerca: l’hanno spostata un passo prima del sito. Per le imprese il lavoro consiste nel farsi trovare anche lì, con contenuti che un modello possa capire e un nome che possa citare con fiducia.