Net Neutrality: un diritto non rispettato in Italia

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I grandi operatori di telefonia impongono l’acquisto dei loro modem a prezzi imposti e non di mercato. Problemi anche relativi alla sicurezza e alla privacy

Internet è un servizio universale e deve essere libero. Questo è uno dei pilatri su cui si basa la Dichiarazione dei Diritti di Internet entrata in vigore in Italia dal 2015, principio che però non sempre viene garantito. Ad affermarlo è la Free Modem Alliance, associazione composta da AIIP, AIRES Confcommercio, ALLNET, ASSOPROVIDER, MDC, VTKE, e ModemLibero.it. Obiettivo dell’alleanza è quello di promuovere la Net Neutrality. Si tratta di un assunto giuridico sostenuto dall’Europa (ma ora recentemente revocato negli Stati Uniti) e riferito alle reti a banda larga che forniscono accesso a Internet, servizi telefonici e trasmissioni televisive. L’idea è quella di realizzare una rete che sia priva di restrizioni arbitrarie sui dispositivi connessi e sul modo in cui essi operano, cioè dal punto di vista della fruizione dei vari servizi e contenuti di rete da parte dell’utente finale. Allo stesso modo, i pacchetti IP dovrebbero avere lo stesso trattamento, senza che vi siano priorità differenziate a seconda del pagamento di tariffe differenti.

Nonostante essere un diritto sancito nel Regolamento Europeo (EU 2015/2120), non sempre la Net Nutrality è garantita in Italia, dove i vari operatori telefonici, impongono agli utenti finali l’acquisto dei propri servizi in abbinamento ad un modem Wi-FI.

Le lobby vogliono aggirare i diritti dei consumatori. I grandi internet service provider si inventano che il router non è e non più essere di proprietà del consumatore, ma costituire la parte finale della rete di loro competenza. Tutto ciò può essere paragonato al fatto che i fornitori di energia elettrica decidano di imporre l’uso di una specifica lampadina o lampadario” ha spiegato l’Avvocato Francesco Luongo, presidente nazionale del Movimento di Difesa del Cittadino.

Oltre che obbligare l’utilizzo del proprio modem, i grandi ISP stabiliscono addirittura il prezzo (elevato) del dispositivo che i clienti devono pagare, solitamente “rateizzato” per 3 o 4 anni, vincolandoli così di fatto a mantenere nel tempo l’abbonamento sottoscritto. Il trasferimento da un provider ad un altro comporta infatti il pagamento della restante parte di modem non ancora saldato, il che rappresenta un forte deterrente al cambio.

Un’altra tematica molto importante legata alla scelta del Modem è quella relativa alla sicurezza e alla privacy. Sempre più spesso infatti, i modem sono bersagliati dagli attacchi dei cybercriminali che puntano a tali dispositivi per avere pieno accesso all’intera rete aziendale, della pubblica amministrazione o di ogni singolo cittadino.

Al momento, nonostante la rilevazione di attacchi informatici rivolti ai modem, questi non vengono comunicati ai consumatori da parte delle grandi compagnie di telecomunicazione, creando così elevata disinformazione tra i consumatori, spesso ignari dei rischi che corrono” ha aggiunto l’Avvocato Luongo.

Ogni modem infatti è realizzato con diverse feature di sicurezza, rendendo ciascuno di essi più o meno adatto alla protezione della rete internet a seconda che si tratti di un’organizzazione o di un privato.

Alcuni router presentano infatti nativamente dei firewall interni e permettono di ottenere informazioni aggiuntive per un migliore controllo della rete, oltre che offrire la possibilità di configurare diversi gradi di prioritarizzazione del traffico in entrata ed in uscita. Tutto ciò garantisce, ad esempio alle imprese, di poter ottimizzare i propri budget relativi alla securty.

Non solo: il fatto che il modem sia di proprietà dell’internet service provider fa si che questi possano gestire tutti i dati di traffico del cliente, andando, qualora quest’ultimo avesse sottoscritto servizi accessori, a divulgare a terze parti tali informazioni” ha aggiunto Giovanni Zamboni, Consigliere dell’associazione italiane internet provider (AIIP).

L’accesso ad Internet sembra quindi essere una giungla controllata da pochi, in cui la legge del denaro e del monopolio scorretto pare farne da padrone. Un concetto questo totalmente in disaccordo con i principi con sui erano nato Internet:

“Quando ho progettato il Web – spiega Tim Barners-Lee, co-fondatore del world wide web – l‘ho deliberatamente costruito come uno spazio neutro, creativo e collaborativo, sulla base della trasparenza offerta da Internet.  La mia visione è che chiunque, in qualsiasi parte del mondo deve poter condividere conoscenze e idee senza dover acquistare una licenza o chiedere il permesso a me stesso o qualsiasi CEO, dipartimento governativo o comitato.”